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La millantata torta che nessuno ci sperava più

La torta di questo post l'ho fatta a gennaio. Ai primi di gennaio. Sono tornata da una festa di Capodanno con un barattolo con dentro dodici albumi, avanzati dalla preparazione del dolce, fatto da me sul posto (la creme brulee, grazie alla quale ho usato il cannello per la prima volta e non ho incendiato la casa di chi mi ospitava) e da una zuppa di vino, preparata anche con dei tuorli.
Quegli albumi non li voleva nessuno, li ho presi io. Con tre ci ho fatto la crosta di sale per delle orate, con gli altri nove ci ho fatto questa torta. Poi sono andata in giro per settimane a millantare di una torta con nove albumi e non mi decidevo a postarla.
Ma la cosa buona è che va bene anche adesso. Anzi, quasi meglio. La mia produzione è una rivisitazione invernale (con le banane), di un dolce alle albicocche che sta nella sezione Estate del libro Stagioni di Donna Hay. Libro bellissimo, come tutti gli altri suoi, dal quale ho già tratto diverse ricette oltre a questa e tutte con estrema soddisfazione (tra cui una torta di pere che non è mai stata fotografata perché sparita nel giro di mezz'ora).
Allora, per questa torta occorre prima di tutto un'avvertenza: non è un dolce da dopo cena. Anzi. E' un mappettazzo incredibile, di notevole apporto calorico, adatto solo alla colazione, per essere inzuppato nel latte preferibilmente (a parer mio) freddo. Però è buona e se avete in casa molti albumi val la pena di prenderla in considerazione.

Dolce alle banane e mandorle
mandorle e banane

Ingredienti
9 albumi
360 gr farina di mandorle
240 gr zucchero
225 gr farina autolievitante
1 tazzina colma di olio di riso
la scorza grattugiata di una grossa arancia
2 banane tagliate a fettine sottilissime

Scaldate il forno a 180°C. Mettete in una ciotola gli albumi, la farina di mandorle, lo zucchero, la farina setacciaata, l'olio di riso, la scorza d'arancia e mescolate bene. Versate il composto in una teglia rettangolare di 25x35 cm ricoperta di carta forno e distribuiteci sopra le fettine di banana. Infornate per 40-45 minuti, verificando la cottura con uno stecchino.

Bree esci da questo corpo!

Ieri sera abbiamo avuto a cena un nostro amico e avevo previsto di preparare una crostata come dessert. Visto che a me piacciono le crostate belle croccanti, con tanto bordo, ho deciso di seguire la ricetta di frolla croccante per crostate delle sorelle Simili. La frolla è venuta benissimo, buona e croccante, tra l'altro era la prima volta che usavo la lama impastatrice del robot regalatomi da Lise e ne sono stato molto soddisfatto. Ma le sorelle Simili, sante donne, dovrebbero specificarlo che le loro dosi sono quelle della loro panetteria! Finita la prima crostata (con noci e marmellata di arance), con la pasta avanzata ne ho fatta una seconda (con marmellata di ciligie). Ma poi di pasta ce n'era ancora parecchia, e così ho fatto due crostatine di mela. Non contento, con una pallina di pasta che c'era ancora ho fatto dei biscotti con le gocce di cioccolato. Insomma, una produzione dolciaria che levati. Io ora vi do le dosi che ho usato, ma ricordatevi di ridurle se non volete passare il pomeriggio davanti al forno.

La frolla croccante delle sorelle Simili
























Ingredienti per tanta frolla

500 gr. di farina 00
200 gr. di zucchero
200 gr. di burro freddo di frigo
2 uova intere
un pizzico di sale

Mescolare nel robot con le lame per impastare (quelle di plastica) la farina e lo zucchero. Aggiungere il burro tagliato a pezzetti. Il segreto della frolla è che deve restare il più possibile fredda, quindi lavoratela il meno possibile con le mani e tirate fuori dal frigo il burro all'ultimo minuto. Impastare per un po' senza le uova, prima a pulsazioni e poi a piena velocità. Aggiungere le uova e il pizzico di sale e continuare ad impastare fino ad ottenere un composto omogenero. Io ho aggiunto anche una punta di cacao amaro (per rendere la pasta più scura) e della scorza di limone grattuggiata per coprire il sapore troppo forte del burro.
Quando l'impasto è pronto, formate velocemente una palla, senza scaldarlo troppo tra le mani, e riponetela in frigo avvolta nella pellicola trasparente per almeno mezz'ora. La frolla è ora pronta per tutte le vostre creazioni! Un consiglio: quando la stendete, tirate fuori dal frigo man mano solo quella che vi serve. Insomma, più resta fredda, meglio è.

Torta rovesciata di pere

Penso spesso che questo blog verrà abbandonato. Forse ha assolto alla sua funzione quando era il momento e ora non ne ho più bisogno. Probabilmente mi serviva per dire a me stessa che c'erano cose che anch'io avrei imparato a fare. Ed è vero: ci sono tante cose che ho imparato a fare e non lo sospettavo: la focaccia, il pandoro, i grissini. Quelle che erano i miei tabù, ovvero la torta a strati (qualsiasi) e la pasta casalinga, sono rimasti tali. Forse me li tengo apposta, non so.
Cucino ancora abbastanza: specie per cena, quando è impossibile fotografare e fondamentalmente questa voglia di fotografare i cibi mi è un po' passata. La settimana scorsa per esempio avevo fatto dei deliziosi panini alla farina di castagne con la pasta madre ed erano anche piuttosto graziosi da vedere, sarebbero stati perfetti per il blog. Boh. Non ho avuto voglia di fotografarli e ciao. L'importante è che ce li siamo mangiati.
Eppure si vede che non è ancora finita, ecco perché sono qui con questa ricetta di torta di pere e zenzero copiata dall'ultimo numero di Sale e Pepe. Quella che vedete nella foto è proprio l'ultima fetta: solo un altro ripensamento e non sarebbe qui. Invece eccola.
Non solo buona, ma anche soffice e profumatissima.
Torta rovesciata di pere e zenzero
torta rovesciata di pere
Ingredienti per 8 persone
4 pere williams sode
230 gr farina
200 gr zucchero di canna
100 gr zucchero semolato
il succo di un limone
250 ml latte
una tazzina da caffè di olio di riso (o girasole)
2 uova
1 cucchiaino colmo di zenzero in polvere
1 cucchiaino di bicarbonato
sale

Portate a ebollizione un litro d'acqua insieme allo zucchero semolato, aggiungete il succo di limone e le pere sbucciate, tagliate a metà e private del torsolo. Cuocete le pere finché non sono morbide: a me sono bastati 15 minuti. Scolatele e fatele raffreddare.
Setacciate la farina in una ciotola con il bicarbonato e lo zenzero e aggiungete lo zucchero di canna e un pizzico di sale, mescolando. In un'altra ciotola rompete le uova, unite il latte e l'olio, sbattete e versate sul composto di zucchero e farina. Mescolate con una frusta fino a ottenere un impasto omogeneo.
Rivestite di carta forno bagnata e strizzata una teglia rettangolare 20x24 cm e disponetevi le pere, con il lato tagliato verso il basso. Versatevi sopra l'impasto e cuocete in forno già caldo a 180°C per circa 35 minuti.
Fate intiepidire e rovesciate su un piatto da portata prima di servire.

L'estate è finita

Sono arrivati i primi freddi e io ancora non ho postato la mia ciambella pesche, lamponi e lavanda. Anzi, è passato un mese da quando l'ho realizzata e probabilmente le pesche non si trovano più sui banchi del mercato.
Lungi da me suggerire una ricetta non di stagione, ma se non la posto adesso non la posto più perciò vi dico: segnatevela per il prossimo anno oppure fatela con le mele. Del resto io l'ispirazione per l'abbinamento l'ho presa qui, dove appunto il dolce era realizzato con le mele, se l'ha fatto lei vuol dire che l'abbinamento con la lavanda tiene e la mia preoccupazione era proprio questa.
Da tempo infatti volevo provare una qualche ricetta con la lavanda alimentare che mi era stata regalata, ma temevo l'effetto saponetta.
Nella ricetta di Fiordifrolla ho trovato invece la dose giusta e un suggerimento di abbinamento con le pesche e i lamponi che mi è proprio piaciuto. Ecco perché lo ripropongo con entusiasmo.
La foto risente del fatto di essere stata ritoccata con una luce pessima e in effetti non è molto invitante. Sappiate però che il risultato è un dolce soffice e gradevole, in cui la lavanda si sente, ma senza esagerare. Certo, il sapore è un po' insolito, ma a volte è divertente provare gusti insoliti.
Ciambella pesche, lamponi e lavanda
ciambella pesche, lavanda e lamponi
Ingredienti
1 grossa pesca (o una grossa mela)
100 gr lamponi
1 cucchiaio raso di lavanda alimentare
350 gr farina
200 gr zucchero
una tazzina da caffè colma di olio di riso
3 uova
una bustina di lievito in polvere

Accendere il forno a 180°C. Lavorare le uova con lo zucchero con una frusta, finché sono gonfie e spumose. A questo punto aggiungere l'olio di riso e mescolare bene. Aggiungere la farina setacciata con il lievito e amalgamare. Aggiungere la lavanda, la pesca (o mela) sbucciata e tagliata a dadini e i lamponi lavati e asciugati. Mescolare delicatamente.
Versare il composto in uno stampo da ciambella ben imburrato e cuocere in forno già caldo per 45 minuti.

Quanto tempo!

Ma quanto tempo che non passo di qui, in questo povero blog abbandonato. Quanta polvere! C'è nessuno?
Non ci sono più quasi nemmeno io: distratta, impigrita, al massimo sfoglio libri di cucina e vorrei che le creazioni ivi rappresentate si materializzassero senza sforzo sulla mia tavola e in maniera creativa e assolutamente autonoma, ma spiritosa su questo blog. Perché non è vero che non voglio più avere un blog, vorrei solo che si scrivesse da solo. Che si aggiustasse le foto, anche. Io mi limiterei a continuare a scattarle, quello sì (anche se domenica avevo fatto un riso delizioso e non l'ho fotografato perché c'era un cielo talmente livido che sarebbe venuta fuori una foto della depressione).
Comunque ho aspettato a lungo che il blog si scrivesse da solo, ma non è successo, così sono tornata a scriverlo io. Almeno per oggi.
Il cake che vi presento l'ho copiato paro paro da Cavoletto e l'avevo trovato, a suo tempo quando lei lo pubblicò, geniale. Tra l'altro la presenza della ricotta lo rende sofficissimo e infatti, visto che mi è arrivata una bella fornitura di ricotta dal mio gruppo d'acquisto, stasera ho intenzione di rifarlo, magari non con il bicolore caffè e grappa, ma con qualcos'altro (si accettano suggerimenti nei commenti).
Caffè corretto versione cake
(ricetta originale qui, ma anche sul libro del Cavolo)
cake bicolore corretto grappa
Ingredienti
200 gr farina
200 gr zucchero
150 gr ricotta
mezzo bicchiere di olio di riso
2 uova
una tazzina abbondante di caffè espresso
una tazzina abbondante di grappa
mezza bustina di lievito per dolci
un cucchiaino di cacao

Sbattere a lungo le uova con lo zucchero, finché non sono gonfie e spumose (circa dieci minuti), poi aggiungere l'olio di riso, mescolando bene e la ricotta. Aggiungere infine la farina setacciata insieme al lievito e lavorare fino a ottenere un composto morbido e liscio.
Dividere il composto in due parti: ad una aggiungere il caffè e il cacao, all'altra la grappa.
Versate i due composti alternati in uno stampo da cake ben imburrato e aiutatevi con una forchetta a "miscelare" i due composti per dare l'effetto marmorizzato (come vedete dalla foto a me non è riuscito benissimo). Far cuocere in forno a 180° per circa 50 minuti, verificare l’interno con uno stuzzicadente prima di sfornare.

Latte e biscotti

Vi ho mai parlato dei colleghi del marito? Io li amo moltissimo. Mi hanno adottato come se fossi una collega loro, mi portano sempre fuori a pranzo, anche quando lui non c'è, mi invitano a tutto ciò che organizzano e con loro posso dare libero sfogo a tutte le battute acide che spesso mi vengono naturali e che in generale devo tenermi per me, perché non vengo capita o rischio di offendere qualcuno (il mio capo dice che sono capace di far arrabbiare contemporaneamente due persone con una frase sola): anzi loro si divertono assai e mi rispondono anche peggio, per l'ilarità e la gioia di tutti.
Siccome volevo dar loro prova del mio affetto e contemporaneamente sperimentare qualcosa dall'ultimo arrivo libresco, in offerta con Sale & Pepe di aprile, ho scelto questa ricetta. Perché erano mesi che volevo provare a fare i chocolate chip cookies e avevo accumulato almeno una decina di ricette, ma poi si sa che deve scattare qualcosa per mettersi davvero all'opera.
I colleghi hanno fatto degno onore alla produzione, poi però sono scappati via lamentando inesistenti problemi di linea. E noi ci siamo mangiati gli avanzi.
La foto è stata scattata con la macchina fotografica nuova. Secondo me si vede la differenza, spero che la vediate anche voi.
chocolate chip cookies
Ingredienti
100 gr zucchero
120 gr zucchero di canna
115 gr burro a pezzetti
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio
190 gr farina
un quarto di cucchiaino di sale
200 gr gocce di cioccolato
130 gr noci a pezzetti

Scaldare il forno a 150°C. Sbattere il burro e i due tipi di zucchero fino a ottenere un composto cremoso. Unire l'uovo, la vaniglia, il bicarbonato di sodio, sbattendo lentamente.
In una ciotola unire il sale alla farina setacciata e aggiungerli al composto di burro e zucchero. Continuare a mescolare finché la farina sarà completamente amalgamata, poi unire il cioccolato e le noci.
Foderare una teglia con carta forno, formare delle palline di circa 4 cm e sistemarle sulla teglia ad una distanza di circa 2/3 centimetri. Cuocere i biscotti per circa 15 minuti, sfornare e far raffreddare su una griglia.
Servire con un bicchiere di latte freddo.
Ne vengono circa due teglie.

Croccante e morbida

L'altra sera sono uscita a cena con una cara amica bravissima a fare i dolci e mi ha raccontato una bella novità: ha trovato un'enoteca che le compra le torte. Che bella soddisfazione!
Lei ha sempre amato farle, ma si scontra con se stessa e il suo timore di ingrassare, il compagno che non ama i dolci e delle colleghe con cui va poco d'accordo (e quindi non ha piacere a portarle in ufficio). Ecco finalmente qualcuno in grado di apprezzare e anche un piccolo ritorno economico.
Sono stata proprio contenta per lei.
Le ho chiesto quali torte facesse e mi ha spiegato che sono le più varie: dalle superchic farcite e glassate, a quelle semplici da colazione (quella di carote e mandorle sembra andare per la maggiore) e ne porta quattro alla settimana. Poiché le lasciano quasi carta bianca e lei ama sperimentare cose nuove, le ho promesso che avrei postato qui una ricetta di torta fatta di recente e scovata sul numero natalizio di Donna Hay Magazine.
Aperta parentesi: il numero di Natale di Donna Hay, a noi lettori dell'emisfero boreale fa riderissimo. C'è il cosciotto glassato e il party in piscina. Ci sono gli uomini in maniche di camicia e le donne coi vestitini leggerissimi e i biscotti a forma di fiocco di neve. E ci sono anche un sacco di ricette per niente natalizie, tipo questo servizio dedicato ai dolci coi mirtilli. Chiusa parentesi.
Io avevo in casa una confezione di frutti di bosco misti surgelati, così ho colto l'occasione per usarli. Li ho scongelati solo in parte, perché avevo gestito male i tempi, ciononostante non hanno colato acqua nel dolce ed è stato come usarli freschi.
Io l'ho servita come fine di un pranzo con l'amico metroicon (che dovrebbe essere il co-autore di questo blog) e ci è piaciuta molto.
Torta di mandorle e frutti di bosco
torta mandorle e frutti di bosco
Ingredienti (per otto/dieci porzioni)
125 gr di mirtilli o frutti di bosco
125 gr di burro fuso
4 uova
240 gr farina di mandorle (o di mandorle, da tritare finemente)
150 gr farina autolievitante setacciata
220 gr zucchero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Montare le uova con lo zucchero e l'estratto di vaniglia a lungo con le fruste elettriche, finché il composto è gonfio e triplicato di volume. Aggiungere la farina e la farina di mandorle, amalgamare e da ultimo aggiungere il burro fuso.
Versare il composto in una tortiera rettangolare da 20 cm x 30 coperta di carta forno bagnata e strizzata e cospargere con i frutti di bosco. Durante la cottura alcuni di essi tenderanno ad affondare e si ritroveranno al centro dell'impasto.
Cuocere in forno già caldo a 160°C per 50/60 minuti.
Servire cosparso di zucchero a velo e non come nella foto, scattata in tutta fretta come al solito.

Gobba so pare, gobba so mare...

... gobba la figlia e la sorella, l'era gobba pure quella, la famiglia dei gobbon"
Non so da dove venga questa canzoncina, ma so che i miei genitori da piccola me la cantavano sempre, anche perché avevo la pessima abitudine di tenere le spalle incurvate (ah la timidezza), tanto che a volte mi minacciavano di visite ortopediche e di busti da portare. Anche adesso sono tuttora un po' sbilenca, anche se lunghi anni di danza e pilates hanno parzialmente risolto il problema.
Ma la gobba può essere anche un elemento positivo. Certo, non sto parlando di cammelli e dromedari che nella gobba immagazzinano le provviste per il viaggio nel deserto (io le immagazzino nella pancia ahimè), ma delle madeleines: incubo ed entusiasmo delle foodblogger, che passano i pochi minuti della cottura davanti al forno in attesa di vedersi formare la famosa gobbetta.
Ebbene, non vi dico l'entusiasmo al momento di estrarre la prima teglia e di vedere le gobbette perfettamente formate. Anche perché la prima volta che provai a farle, diversi mesi fa, l'unico risultato fu un tremendo accrocchio appiccicato alla teglia.
Invece, grazie a uno dei miei ultimi acquisti, il libro Madeleines di Guido Tommasi, il dolcetto è riuscito alla perfezione, in sapore e forma. Del resto, ve l'avevo detto di stare tuned, che vi avrei mostrato gli esperimenti.
Madeleines al cappuccino
madeleines al cappuccino
Ingredienti per circa 27 Madeleines (dipende dallo stampo: con questo impasto ho riempito 3 stampi da 9 madeleines)
3 uova
150 g di burro fuso
150 g di farina
150 g. di zucchero
1 cucchiaino raso di lievito
2 cucchiai di latte
2 cucchiai di caffè espresso
un pizzico di sale

Mescolare il caffè con il latte. Setacciare la farina col lievito. Sbattere le uova con lo zucchero fino a quando non saranno spumose, incorporare la farina e il lievito setacciati, il bicchiere col caffelatte e per ultimo il burro con un pizzico di sale. Mescolare finché si sarà ottenuto un composto omogeneo.
Lasciare riposare l’impasto coperto con la pellicola in frigorifero per almeno un’ora (io in realtà l'ho lasciato in balcone, tanto non è che faccia una gran differenza in questi giorni). Scaldare il forno a 250 °C (la ricetta dice 270°C, ma il mio forno non supera i 250°C) per 4 minuti poi abbassare la temperatura a 210°C e cuocere per altri 4-6 minuti, controllando bene la cottura.

La villa con piscina di Donna Hay

Come regalo di nozze il mio capo mi ha regalato un buono Feltrinelli. Non sapeva di cosa avessi bisogno e sapeva che questo sarebbe stato gradito. Io al mio capo voglio benissimo.
Trattandosi di un regalo di nozze volevo spendere il buono in qualcosa di duraturo e che fosse utile a entrambi. E quindi un bel libro di cucina (ah, come so girare a mio favore queste altruistiche considerazioni). Solo che tutte le volte che andavo in Feltrinelli a comprare un libro di cucina mi dimenticavo a casa il buono. Così sabato scorso l'ho ficcato in borsa e sono partita appositamente per spenderlo, sapendo già che avrei preso l'ultimo di Donna Hay e l'ultimo di Julie Andrieu. Secondo me il sig. Guido Tommasi in ufficio ha un santino con la mia foto.
E anche Donna Hay mi deve una parte della sua fortuna, non so quanti libri suoi ho comprato, ma a spanne posso allegramente rispondere "quasi tutti". Ieri ci scherzavo su col co-autore del blog scrivendogli: "Secondo me Donna Hay mi pensa molto mentre prende il sole nella sua villa con piscina comprata coi miei soldi" e lui ha risposto: "Ti pensa mentre prende il sole nella sua villa con piscina mentre mangia un sacchetto di patatine del supermercato", che mi ha fatto riderissimo. E probabilmente è vero.
E però, che ci vogliamo fare, io al suo fascino azzurrino non resisto. E posso allegramente confessare che il suo Classici Moderni - 2 è indubbiamente uno degli acquisti migliori mai fatti in tema di libri di cucina. Quando decido di fare un dolce è sempre lì che traggo spunto e sempre lì che poi vado a finire, indipendentemente dal numero di libri di dolci che possiedo.
Anche questa ricetta è tratta da lì ed è una delle sue torte più famose. Io alla fine ho deciso di non mettere lo sciroppo e le scorzette, che sono indubbiamente molto coreografici, ma il fatto è che questa è la nostra torta della colazione e temevo che lo sciroppo si mummificasse e poi perché mi pareva già abbastanza calorica così. Infatti ho ridotto la quantità di burro e zucchero e comunque va bene così. Quello che mi è piaciuto è che è venuta bella alta, proprio come piace a me.
Torta arancio e semi di papavero di Donna Hay
torta di donna hay arancia e papavero
Ingredienti
150 gr burro morbido
150 gr zucchero
3 uova
180 gr farina
1 arancia non trattata
2 cucchiai di semi di papavero
mezza tazza di latte
1/2 bustina di lievito

Preriscaldare il forno a 160°C. Amalgamare il burro e lo zucchero in una ciotola con un cucchiaio di legno (o con il gancio a foglia dell'impastatrice che fa molto prima) finché non diventa una crema. Grattugiare la buccia dell'arancia e aggiungerla al composto. Amalgamare le uova a una a una, aggiungendo la successiva solo quando la precedente è stata ben assorbita. A questo punto aggiungere il succo dell'arancia e successivamente la farina setacciata con il lievito e i semi di papavero. Ammorbidire il composto con il latte.
Versare il composto in una teglia rotonda da 20 cm. imburrata e infarinata e cuocere per circa 50 minuti.
A questa temperatura la torta cuocerà più lentamente, di modo che l'impasto cresca senza fuoriuscire dalla teglia e rimarrà alto e compatto.

I miei dolcetti vegani

"Sto pensando di diventare vegana", mi ha scritto l'altro giorno la mia amica del cuore Francesca. Ma come! Io l'avevo appena invitata a una merenda da me, con tutta la sua famiglia e volevo mettere in piedi biscottini, crostate e un bel cake soffice...
"Puoi diventare vegana dopo la nostra merenda per favore?" le ho risposto io. Spero che abbia riso, leggendo la mia email.
Nel frattempo io una ricetta vegana l'ho trovata. Ho preparato i dolcetti e li ho portati al lavoro. Ammetto che non hanno riscosso l'entusiasmo dei soliti biscotti (oggi un collega mi si è proposto in sposo, dopo aver assaggiato dei biscotti da una ricetta di Cavoletto, il che a me è apparso controproducente), ma comunque sono piaciuti. Il mio capo, che è sempre molto carino ma non ha nessun bisogno di mentire, ha detto che l'impatto iniziale è un po' tamugno (giuro, ha detto proprio così), ma che vengono fuori alla distanza, lasciando in bocca un gusto piacevole e duraturo.
La ricetta viene dal sempre prezioso Cucina Naturale di ottobre (ho già fatto quattro ricette da questo numero, sono davvero oltre la media) in un articolo dedicato agli zuccheri del commercio equo.
Ne approfitto per segnalare che dal 16 al 31 ottobre c'è l'iniziativa "io faccio la spesa giusta", con tanti appuntamenti nelle botteghe del commercio equo. Infatti tutti i prodotti utilizzati per questa ricetta sono (ove possibile) marchiati Fairtrade.
Aggiungo solo una cosa a proposito della questione vegana di questi dolcetti: sono andata a leggermi gli ingredienti del cioccolato amaro 70% e non ci sono derivati animali. Potrebbe contenere latticini o derivati del latte non vuol dire necessariamente che ne contiene, vero?
Dolcetti all'aroma intenso di cioccolato
(ricetta tratta da Cucina Naturale di ottobre e da me rimaneggiata)
dolcetti vegani supercioccolato
Ingredienti
150 gr farina
50 gr cioccolato fondente 70%
25 gr noci dell'Amazzonia
3 cucchiai di zucchero (la ricetta suggeriva Dulcita, io ho usato il Mascobado)
2 cucchiai di cacao amaro in polvere
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
l'equivalente di una moka da tre di caffè
4 cucchiai di olio di riso

Scioglieree il cioccolato a bagnomaria. Setacciare insieme farina, cacao e lievito. Aggiungere le noci tritate grossolanamente e lo zucchero. Unire l'olio e mescolare bene. Aggiungere il cioccolato fuso e impastare con cura, aggiungendo il caffè poco per volta fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Coprire e lasciare riposare per almeno mezz'ora in frigorifero.
Preriscaldare il forno a 160°C. Formare con le mani delle palline prelevando di volta in volta una piccola quantità di impasto (tipo una noce), schiacciarle e adagiarle su una teglia ricoperta di carta forno. Cuocere per circa 15 minuti.

Mancavo solo io

In effetti la schiacciata con l'uva (fragola) si è vista praticamente in tutti i blog, negli ultimi giorni. Io devo ammettere che quando ho adocchiato la ricetta ero ancora in vacanza in Toscana, ma pur distesa sulla sdraio dell'agriturismo con la Pina accanto, sognavo tra me e me il momento in cui a casa mi sarei procurata tutti gli ingredienti per questa sfiziosa focaccia.
L'articolo della Cucina del Corriere da cui ho tratto la ricetta afferma che si tratta di un dolce autunnale tipico toscano e che andrebbe realizzato con l'uva sangiovese a chicchi piccoli. Io l'ho fatta con l'uva che ho trovato al supermercato (purtroppo al mio gas l'uva non c'è) e ci è piaciuta molto lo stesso, per la sua semplice rusticità e l'hanno apprezzata molto anche i suoceri, anche se questo in realtà non è particolarmente significativo, perché i signori sono delle buone forchette che non vanno troppo per il sottile (tranne quella volta che mi fecero tenere l'arrosto in forno per non so quanto tempo perché dentro la carne era rosata e a loro non piaceva, così per dispetto l'ho cotto per ore e gliel'ho rifilato stopposo).
Ma non rivanghiamo episodi che dimostrano tutta la mia antipatia e veniamo alla focaccia.
Per me è stata facilissima da fare, ma sono fortunata a disporre dell'Artisan, che impasta senza nessuna fatica (mia intendo) qualsiasi cosa, ma so anche che la blogosfera pullula di appassionati dell'impasto manuale, perciò penso proprio che sia alla portata di chiunque.

Schiacciata di uva nera e pinoli
(ricetta tratta da La Cucina del Corriere di settembre 2010)
schiacciata all'uva
Ingredienti
400 gr di farina (io ne ho usato 250 di manitoba e il resto 00)
250 gr di uva nera
220 gr di zucchero
20 gr di lievito di birra fresco
15 gr di pinoli
olio evo
sale

Mescolate la farina con il lievito stemperato in 200 ml di acqua tiepida, 200 gr di zucchero, una presa di sale e 2 cucchiai di olio, quindi coprite l'impasto ottenuto e lasciatelo lievitare per almeno un'ora (anche di più, dipende dalla temperatura della giornata).
Rivestite una teglia di carta forno, oliate e stendete l'impasto. Lasciate riposare per altri 30 minuti. Pennellate la focaccia con 3 cucchiai di olio mescolato ad altrettanta acqua e cospargetela con il restante zucchero. Distribuitevi gli acini con la parte tagliata rivolta verso l'alto, i pinoli e passate la schiacciata in forno caldo a 190°C per 30 minuti.

PS1: si ringrazia sentitamente vaniglia che mi ha insegnato a mettere le foto giganti (adoro)
PS2: segnalo che alla Coop del centro commerciale Metropoli a Novate (MI) è stato messo il distributore di detersivi ecologici, di modo che possano essere venduti sfusi. Meno imballi significa da una parte che non si inquina producendoli, non si inquina trasportandoli e non è necessario smaltirli. Evviva!

Pasticceri si diventa

Come qualcuno dei miei affezionati lettori già sa, sabato scorso ho cominciato il corso “Basi della pasticceria” della Cucina Italiana. Gente, non credevo: uno spasso. Ho già frequentato altri corsi della Cucina Italiana (personalmente li trovo i migliori tra quelli organizzati a Milano), ma questo si preannuncia una fonte di aneddoti a profusione.
A cominciare dalla tizia che non ha mai usato il forno di casa sua e non conosce i simbolini di normale e ventilato (giuro, le ho dovuto fare i disegnini) e si stupisce e si entusiasma che un solo forno possa avere entrambe le funzioni. Poi c’è quella magrissima e un po’ vamp, che non capisco cosa ci faccia lì, finché non confessa che ce l’ha iscritta di peso il marito perché impari un po’ a fare dei dolci decenti, che finora i suoi non li ha voluti neanche il cane e non fa che citare Montersino (che guarda religiosamente in televisione), suscitando un certo nervosismo nel pasticcere docente del corso. C’è il tizio che ha tutta l’aria di essere un serial killer e non proferisce una sola parola in tutte le tre ore di lezione. E poi ci sono persone carine, normali, che come me fanno a casa le loro prove con risultati alterni. Chissà che non salti fuori anche qualche bella amicizia.
Sabato abbiamo cominciato con pasta frolla e pasta sfoglia (da non credere: finalmente mi è venuta voglia di fare la sfoglia in casa), meringa, crema pasticcera e crema al limone. La pasticcera ho voluto farla io, visto che a casa non mi riesce mai e in effetti, nonostante gli strumenti professionali e l’assistenza vigile del pasticcere docente, ero quasi riuscita a bruciarla anche stavolta. Poi abbiamo assemblato il tutto e ne sono venute fuori una crostata di frutta con crema pasticcera e una crostata meringata al limone che penso avrei potuto mangiare tutta da sola. Anzi, volevo rifare la crema al limone a casa in questi giorni, ma non sono riuscita a trovare i limoni non trattati e spero che siano presto disponibili al gas, per lanciarmi nella produzione.
La ricetta che vi propongo oggi non fa parte del corso di cucina, anzi è una di quelle che risulterebbero facili anche per chi il forno non l’ha mai acceso. Io l’ho trovata su Delizie Divine di Nigella Lawson. So che Nigella è un personaggio controverso, infatti ero un po’ indecisa se acquistare il libro o meno. Devo naturalmente provare molte altre ricette prima di dare un parere, ma per quanto riguarda questa posso tranquillamente affermare che è promossa a pieni voti: si tratta di una torta morbida, profumata e buonissima, che ha allietato le nostre colazioni per una settimana, dandoci un buon motivo per alzarci dal letto la mattina. Che non è cosa da poco!

Torta all’arancio e cioccolato semplice
(ricetta tratta da Delizie Divine)
cioccolato e marmellata di arancia
Ingredienti
125 gr di burro
100 gr di cioccolato fondente spezzettato
300 gr di marmellata di arance
150 gr di zucchero
sale
2 uova sbattute
150 gr di farina
1 cucchiaino scarso di lievito
zucchero a velo per servire

Preriscaldare il forno a 180°. Sciogliere il burro a fuoco basso in una pentola dal fondo spesso. Quando è quasi fuso aggiungere il cioccolato e mescolare bene per amalgamarlo al burro. Togliere dal fuoco. Aggiungere la marmellata, lo zucchero, il sale e le uova, mescolare con un cucchiaio di legno e incorporare a poco a poco la farina setacciata con il lievito. Versare l’impasto in una tortiera da 20 cm di diametro imburrata e infarinata e cuocere in forno per circa 45 minuti. Quando la torta si è raffreddata, spolverizzare con zucchero a velo.
Come suggerisce la stessa Nigella, la marmellata di arance è sostituibile con altra di propria scelta. Io infatti la vorrei riprovare con la marmellata di lamponi e anche con quella di pere.

Raddrizziamo la giornata

Oggi non ne va una dritta. Nella notte il cellulare/blackberry che mi fa da sveglia si è scaricato (non si sa come, visto che era spento), ma si è così scaricato da non suonare neanche. Così quando ci siamo svegliati erano le otto e considerando che di solito ci alziamo alle sette, eravamo in ultraritardo. Abbiamo fatto tutto di corsa e mi sono messa a cercare all'ultimo il cellulare aziendale che non trovavo più. Niente da fare, sono dovuta uscire di casa senza, pensando tutto il tempo a dove potesse essere finito. Arrivati al lavoro abbiamo trovato abbassata la serranda del garage aziendale e per entrare abbiamo dovuto girare intorno all'isolato. E infine, salendo siamo rimasti chiusi in ascensore. Qui devo dire che sono rimasta colpita dall'aplomb di tutti i presenti: nessuno si è scatenato in scene di panico e i tecnici ci hanno liberati subito.
Arrivata in ufficio ho ritrovato il cellulare aziendale (ecco dov'era finito! ehm...) e ho trovato in posta un messaggio di una persona che non sentivo da un sacco di tempo. Ecco allora che le cose potevano migliorare! Solo che tra le varie cose, nella fretta ho lasciato a casa anche la chiavetta usb con dentro il post per oggi sulla lezione di pasticceria di sabato, di cui vi parlerò in un altro momento (spero più propizio).
Come se non bastasse, la receptionist cui ho chiesto di stampare e rilegare dei documenti per il CdA mi sta incasinando tutto, mischiando le cose che io e la Legale avevamo pazientemente numerato, roba da domandarsi come sia possibile. Eppure. Ma non l'ho uccisa e nemmeno gravemente ferita.
Allora mi ci vorrebbe qualcosa per tirarmi su. Ma non ho niente di meglio di una torta da colazione senza burro (ma questa a me sembra una buona notizia) e una tisana snellente senza zucchero.
Chi ne vuole una fetta?
Ciambella carote e mandorle
(ricetta tratta da Cucina Moderna di settembre)
ciambella alle carote
Ingredienti
300 gr di carote
250 gr di farina
100 gr di farina di mandorle
150 gr di zucchero
2 uova
mezza bustina di lievito

Grattugiare finemente le carote e metterle da parte. Montare lo zucchero con i tuorli (non sarà facile, ma insistete). Aggiungete mescolando la farina setacciata con il lievito e le mandorle. Montate a neve ferma gli albumi e amalgamateli al composto mescolando lentamente per non smontarli. Versate il tutto in uno stampo da ciambella imburrato e cuocete in forno preriscaldato a 180°C.
E' perfetta con il caffelatte.

I maffi

Ieri, a causa della pioggia torrenziale, invece di andare a pranzo al solito posto, che è a qualche centinaio di metri dall'ufficio, ci siamo accontentati del baretto al di là della strada. Di solito fa delle buone insalatone, ma ieri faceva così freddo che ho ordinato un piatto che aveva il purè di contorno!
Al momento del conto, vicino alla cassa ho notato la vetrinetta delle brioche della colazione. Sulla vetrinetta, in corrispondenza di uno degli scaffali era stata messa l'etichetta "maffi piccoli". Maffi.
Uscendo ho detto al marito: "Visto che non fa troppo caldo per accendere il forno potrei fare i maffi stasera".
E lui: "Buoni i maffi! Con cosa?"
"Be' con i lamponi volevo farci il gelato, ma visto che non è tanto clima da gelato potrei farci i maffi".
E così è stato. Visto che avevo tempo li ho fatti subito arrivati a casa, di modo che fossero pronti prima di preparare la cena. E dopo cena ne abbiamo assaggiato uno a testa, approfittando del fatto che erano ancora tiepidi.
Lui era letteralmente entusiasta! Io li ho trovati un po' secchi per il dopocena, ma ottimi con un bicchiere di latte freddo per colazione.
La ricetta viene dal libretto Muffin di Bibliotheca Culinaria, che ho seguito quasi in tutto, solo sostituendo il latte con la panna (eh, l'ho scritto che avevo in mente di fare il gelato) e diminuendo la quantità di lamponi. La ricetta originale ne chiedeva 350 gr, io ne avevo solo 100 e in effetti sono riuscita a metterli solo in cima, ma credo che 250 gr vadano benissimo.
Maffi al lampone


"maffi" al lampone
Ingredienti per 12 muffin
400 gr di farina 00
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di sale (io ho usato quello alla vaniglia)
80 gr di zucchero
170 gr di burro morbido
250 ml di panna
250 gr di lamponi

Unire tra di loro tutti gli ingredienti secchi, mescolandoli. A questo punto amalgamare velocemente il burro a tocchetti (io ho usato la planetaria) e da ultimo la panna, senza mescolare troppo.
Distribuire metà dell'impasto in dodici stampini da muffin imburrati e spingervi dentro la metà dei lamponi (ovviamente se li avete, io purtroppo non ne avevo a sufficienza), coprire con l'altra metà dell'impasto e concludere con i lamponi rimasti. L'impasto è sufficientemente corposo e impedirà alla frutta di precipitare sul fondo.

Nella foto successiva si vede la Pina pronta ad assalire la nostra colazione.
pronta all'assalto

La ciambella con la sorpresa in fondo

Sabato scorso ero al Salone del Libro accasciata su una panca in attesa di due amiche quando mi ha telefonato il moroso per dirmi che stava facendo la spesa e che aveva comprato le ciliegie.
Le ciliegie! Io ci vado matta: è uno dei miei frutti preferiti, non vedevo l'ora di correre a casa a mangiarle. Quelle ciliegie mi hanno fatto compagnia per molte merende in ufficio e anche adesso che sto scrivendo sto gustando le ultime della confezione.
Nel frattempo avevo adocchiato la torta del mese dal mio calendario di torte e biscotti: una voluttuosa ciambella alle ciliegie con gelatina di frutta. Ora, io la gelatina l'ho omessa e sulle ciliegie avrei avuto un pensiero tardivo, come poi vi dirò.
Comunque, come credo succeda a tutti noi mentre ci accingiamo a cucinare, nel seguire la ricetta mi sono ricordata di questa ricetta qui, che aggiungeva farina di mandorle al composto, oltre alla ricotta avanzata dalle polpettine che ancora stazionava nel frigo. Così la ricetta del calendario è stata ben bene modificata e secondo me in meglio.
L'unico appunto che mi sento di fare, che è poi il pensiero tardivo di cui sopra è questo. La ricetta diceva di mettere le ciliegie alla fine, sulla ciambella già nello stampo e io così ho fatto. Pensavo infatti che il loro peso le avrebbe fatte precipitare sul fondo, di modo che, ribaltando il dolce, si sarebbero trovate in superficie. Invece no: durante la cottura sono rimaste dov'erano, col risultato che adesso stanno alla base della torta, come una piccola sorpresa per chi mangia. Come variante proporrei perciò di versare le ciliegie denocciolate nell'impasto, vedete poi voi.
Ciambella mandorle e ciliegie
ciambella mandorle e ciliegie
Ingredienti
120 gr di burro morbido a tocchetti
120 gr di zucchero
4 uova
150 gr di farina
80 gr di farina di mandorle (io ho semplicemente tritato al mixer lo stesso peso di mandorle)
1 bustina di lievito
2 cucchiai di latte
ciliegie denocciolate

Lavorare a crema il burro con lo zucchero. Quando il composto è ben amalgamato aggiungere i tuorli delle uova ad uno ad uno (non aggiungere il successivo finché il precedente non è ben amalgamato). A questo punto aggiungere il latte, le mandorle, la farina setacciata con il lievito e mescolare fino a rendere omogeneo il composto. Versare il composto in uno stampo a ciambella imburrato. Decorare la base della ciambella con le ciliegie denocciolate e cuocere in forno già caldo a 180° per 50/60 minuti.
Servire spolverizzato di zucchero a velo.

In ritardo di un giorno

Questo post avrebbe dovuto essere scritto ieri e avrebbe dovuto intitolarsi "tre a uno". Invece, mentre mi apprestavo ad aprire blogger sono arrivati gli avvocati aguzzini della 231 e mi hanno sequestrata per tutto il pomeriggio (così invece di tre a uno è diventato due tre uno).
Avrei voluto raccontare della mia fede interista da trent'anni, dei suoi alti e bassi, dei momenti di gioia (non dimenticherò mai quella sera allo stadio con l'amica June a cantare, fare osservazioni sconce sui calciatori e a calpestare l'erba divelta del prato di San Siro) e di quelli di sofferenza (dallo scudetto sfuggito di mano all'ultima giornata alla semifinale di champions perduta contro il Milan, le partite brutte, mal giocate degli anni Novanta, per non parlare delle polemiche, che ogni giorno è buono).
Si potrà ben capire quindi la mia tensione di martedì sera, tenendo anche conto che due anni fa, quando lo scudetto era di nuovo in bilico all'ultima giornata, mi chiusi dentro un cinema per non subire troppo l'ansia. Insomma, il Barcellona è la squadra campione d'Europa e io mi vedevo già con la squadra arata davanti al pubblico delle grandi occasioni.
Ecco perché mi sono chiusa in cucina, con l'intenzione di fare questi, che già da un pezzo avevo adocchiato sul numero di aprile di Sale e Pepe. Solo che lo stampo dei muffin era da lavare. Avrei quasi rimandato, ma poi non avremmo avuto niente per colazione il giorno dopo. Allora ho pensato che potevo trasformare la ricetta dei muffin in un cake. E così ho fatto, con i dovuti aggiustamenti.
Poi è andata come è andata: l'Inter ha vinto e ha vinto bene, c'è un ritorno difficile e ancora tanti impegni in Italia (la Roma nemesi di sempre in Campionato e in Coppa Italia), ma insomma, ero ben felice mercoledì mattina di festeggiare la soddisfazione con una buona fetta di torta.
Cake carote, mandorle e cioccolato al latte
(ricetta ispirata da Sale e Pepe di aprile 2010)
cake carote, mandorle, cioccolato al latte
Ingredienti
1 carota media
150 gr di cioccolato al latte
80 gr di mandorle
120 gr di zucchero
150 gr di farina
mezza bustina di lievito in polvere
80 gr di burro
3 uova

Fondere il cioccolato spezzettato a bagnomaria insieme al burro. Lasciar intiepidire. Frullare le mandorle fino a ridurle in polvere insieme a un cucchiaio di zucchero. Sbattere a lungo le tre uova con lo zucchero rimasto, finché non diventano gonfie e spumose. Aggiungere il composto di burro e cioccolato e amalgamare bene. Setacciare la farina insieme al lievito e aggiungerla all'impasto insieme alle mandorle tritate e alla carota grattugiata. Mescolare bene. Imburrare uno stampo da cake, versarvi il composto e infornare a 180°C per 45 minuti.

E ancora Forza Inter.

La colazione del giorno di Pasqua

I primi hot cross buns li ho visti qui e mi sono subito piaciuti. Poi li ho visti da lei e ancora tripudio. Mi stuzzicava in particolare l'idea di un dolce tipicamente pasquale e tipicamente da colazione, senza dover trafficare con la solita colomba, che mai e poi mai mi sarei messa a produrre, nonostante il divertimento al corso di dolci lievitati della Cucina Italiana. E poi, insomma, ricordavo di averlo visto sul libro di Donna Hay e insomma, ogni cosa vista su quel libro vien voglia di farla all'istante, anche se il risultato non è proprio identico.
Così li ho fatti venerdì sera, perché la tradizione vuole che si producano il venerdì santo. E ce li siamo pappati per colazione fino a stamattina, che sono finiti (dopo averli anche elargiti generosamente alla famiglia del moroso): tempismo perfetto direi, visto che stamattina cominciavano a essere un po' secchi. Comunque, insieme alla marmellata di lamponi stavano proprio benone.
La cosa buffa è che ieri ero in libreria con la mia amica Katy e stazionavamo nel reparto libri di cucina, ovviamente, anzi nello specifico libri di dolci, lei ha sfogliato I love torte per chiedermi un parere e le si è aperto alla pagina degli hot cross buns! E' inutile dire che, per quanto io abbia estaticamente sfogliato quel libro (a casa eh), non mi ricordavo che anche lì ci fosse la ricetta, però sono stata molto fiera di poterle dire: "Ah quelli li ho fatti venerdì sera". E lo posso anche provare!
Invece di usare il lievito secco come da ricetta ho messo quello fresco: lo avevo in casa e stava per scadere. Inoltre, nel prendere il barattolo delle 4 spezie ho sbagliato, ho preso quello del coriandolo e quando me ne sono accorta ne avevo già buttato un cucchiaino nell'impasto. Adesso, non è che lo metterei di diritto tra gli ingredienti, ma devo dire che non ha danneggiato il sapore del dolce. Manca invece l'arancia candita e di uvetta ce n'è quel che c'era in casa, quindi un paio di manciate, invece dei 300 gr previsti dalla ricetta, che però francamente mi appaiono eccessivi.
Tra l'altro, non so che testa avessi venerdì sera, ma la ricetta mi ha fatto consumare tutta la farina che avevo in casa (e sabato mi sono scordata di comprarla, uffa!), che invece avrei fatto meglio a tagliare con la manitoba che ho in abbondanza. Mi sono sentita proprio sciocca, anche perché ho appena comprato uno stampo da madeleine che non vedo l'ora di provare e sono costretta ad attendere.
Be', insomma, comunque questo è il risultato:
Hot cross buns
(ricetta di Donna Hay - Classici Moderni vol. 2)
hot cross buns
Ingredienti
1 cubetto di lievito di birra fresco (25 gr)
375 ml latte tiepido
100 gr di zucchero + 2 cucchiaini
570 gr di farina (possibilmente metà farina 00 e metà manitoba)
2 cucchiaini di miscela 4 spezie
2 cucchiaini di cannella
50 gr di burro fuso
1 uovo
uvetta (un paio di manciate)

per le croci: 70 gr di farina e 80 ml di acqua

Sciogliete il lievito sbriciolandolo nel latte tiepido insieme a due cucchiaini di zucchero e lasciate riposare per qualche minuto, finché non si forma una schiuma. Unire la farina setacciata, le spezie, la cannella, il burro, l'uovo, lo zucchero e l'uvetta e impastare (io ho usato il Kitchen Aid, prima il gancio a foglia, poi quello a uncino) fino a che l'impasto non si stacca dalla ciotola. Nel mio caso non ci ha messo moltissimo, ma ho dovuto aggiungere un po' di farina, altrimenti l'impasti era troppo disomogeneo. Lasciar lievitare in un luogo tiepido per una o due ore, fino al raddoppio.
Formare con l'impasto delle palline (possibilmente tutte uguali, mica come le mie!) e disporle in una teglia rettangolare o quadrata imburrata o rivestita di carta forno bagnata e strizzata. Lasciar lievitare per altri 30 minuti e nel frattempo portare il forno a 200°C.
Mescolare l'acqua e la farina, inserire l'impasto in una tasca da pasticcere o in un cono di carta forno con la punta tagliata e formare una croce su ogni paninetto.
Cuocere per 35 minuti circa. In casa si spanderà un profumino che resterà anche a dolce terminato.
Nella ricetta originale i dolcetti andavano anche glassati (forse con della marmellata?), io ho deciso che a un certo punto ero stufa e andavano bene così. In effetti non ho trovato da lamentarmi.
hot cross buns e marmellata

Di pessimo umore

L'altra settimana, al corso di Sformati e purè al Teatro 7 ho cercato di convincere i due chiassosi rimorchioni che ci provavano un po' con tutte (giuro: perfino con quelle che passavano in strada lì davanti) del mio cattivo carattere, ma non ci sono riuscita. Eppure ce l'ho messa tutta. Forse però se mi rivedessero oggi, almeno un piccolo dubbio se lo farebbero venire.
Dopo essermi rigirata per tutta la notte tra le coperte in preda a un dolore alle spalle che non mi faceva stare comoda in nessuna posizione, stamattina ho scoperto che non avevamo nulla per colazione. Il cake era finito e i biscotti cattivi del Gruppo d'Acquisto (ho sbagliato a comprarli, sono terribili) erano sepolti sotto chissà quali scatoloni. A quel punto non avevo nemmeno voglia del caffè: ho bevuto un bicchiere di latte freddo e in ufficio ho recuperato un'orrenda merendina delle macchinette. E' incredibile scoprire quanto non siano buone le merendine industriali dopo essersi abituati a fare colazione col dolcino home-made.
Tipo questo, ispirato al solito libro dei cake dolci e salati. Segnalo tra l'altro a quei due o tre che ancora non lo possedessero, che sarà in vendita insieme a Sale e Pepe di maggio in una versione ridotta.
Poi sono uscita e pioveva. E pure forte!
Meglio se vi passo la ricetta va là.
Cake caffè, nocciola e tante gocce di cioccolato
cake della colazione con nocciole e cioccolato
Ingredienti
3 uova
180 gr farina
60 gr di nocciole in polvere
125 cl di olio di riso
80 gr di zucchero
1 tazzina di espresso
1/2 bustina di lievito
un'abbondante manciata di gocce di cioccolato

Montare le uova con lo zucchero fino al raddoppio del volume. Aggiungere l'olio, la farina setacciata, le  nocciole in polvere, il caffè e amalgamare bene. Da ultimo unire il lievito e le gocce di cioccolato. Versare il composto in una teglia da cake ben imburrata (o rivestita di carta forno) e cuocere in forno già caldo a 180°C per 50 minuti.

Basta con le torte di mele!

E invece no. Ne ho ordinate ancora, perciò non escludo che il periodo "torte di mele" sia destinato a durare. Anche se per fortuna ho visto in giro altre ricette di dolci che mi ispirano parecchio e che potrebbero mettere la parola fine a questo andazzo (in fondo mica sono Picasso col periodo blu).
La ricetta di questa torta viene dal mio calendario del 2010: verso i primi di quest'anno andai a fare compereo all'outlet di Fidenza e dopo pranzo portai il moroso a fare un giro per Parma, che lui non aveva mai visto. Mentre passeggiavamo per la città, stringendoci contro i muri per evitare la neve, notai il calendarietto intitolato "Torte e biscotti" in una piccola cartoleria e subito ne fui attratta. E' un calendario da muro, di quelli lunghi, pieno di disegni teneri e con le scritte che sembrano fatte a mano. Le ricette sono sia sul mese che sul retro.
Quando uscii dal negozio il commesso mi augurò Buon Anno di torte e biscotti. "Speriamo", commentai io allora. E mi verrebbe voglia di dirlo ancora, visto che sto un po' disertando i fornelli ultimamente.
Questa ricetta campeggia sulla pagina di marzo e già dai primi del mese il suo simpatico disegnino mi occhieggiava dal muro. Non avevo mai pensato a una torta di mele con il cocco onestamente, anche perché non vado matta per quest'ultimo ingrediente. Invece ammetto che nell'impasto ci sta proprio bene, non è per nulla stucchevole e ci è piaciuto parecchio (anche alla Pina!).
Torta di mele e cocco
(ricetta tratta dal calendario Torte e biscotti 2010)
mele e cocco
Ingredienti
90 gr di burro a temperatura ambiente
90 gr di zucchero
90 gr di cocco disidratato in polvere
140 gr di farina
3 uova
3 mele renette
scorza grattugiata di un limone
1/2 cucchiaino di lievito

Montare a crema il burro con lo zucchero e aggiungere i tuorli a uno a uno, tenendo da parte gli albumi. Aggiungere successivamente la scorza di limone, metà del cocco e la farina setacciata con il lievito. Amalgamare bene. Montare a neve gli albumi e aggiungerli delicatamente al composto. Versare il tutto in una tortiera (per me è stata perfetta quella da 20 cm di diametro) imburrata o rivestita di carta forno bagnata e strizzata. Tagliare le mele a fettine e disporle sopra la torta in ordine circolare. Cospargere con il cocco avanzato e cuocere in forno già caldo a 200°C per circa 45 minuti.

Che hai fatto in tutto questo tempo?

Quando abitavo da sola, un anno e mezzo fa, mi sembrava facessi un sacco di cose. Andavo in palestra almeno due (ma spesso tre) volte la settimana. Uscivo tutti i martedì con la mia insegnante di pilates. Mi vedevo spesso con l'amico Metroicon. Vedevo moltissime mostre. Andavo perfino a ballare e leggevo un sacco di libri.
Ora riesco ad andare in palestra solo una volta la settimana, due in rari casi, tre credo di non avercela mai fatta. Non esco più con la mia insegnante di pilates (che peccato, ci divertivamo tanto). Metroicon lo vedo pochissimo (poi va be', ora si è trasferito a Parigi, è un altro discorso), non parliamo di andare a ballare (grasse risate in sottofondo). Mostre, per fortuna quelle a cui tenevo di più sono riuscita a vederle. La cosa che mi spiace di più però è che sto leggendo pochissimo, anche se non smetto di comprare libri (prima o poi mi crollerà addosso la libreria e pace, sarà tutto finito, è stato bello, eccetera) e quello sì, mi manca parecchio, devo trovare il modo di ritagliarmi uno spazio lettura.
L'altro giorno mi sono domandata, visto che non faccio più tutte quelle cose, allora cosa faccio. E in quel momento sono stata felice di avere un blog di cucina, perché posso guardarmi indietro, rileggere l'archivio e dirmi: "Ho cucinato".
Ma non cucinato come cucinavo prima: ho fatto cose che non pensavo mai sarei stata in grado. La marmellata di zucca e il dulce de leche. La focaccia. I biscotti salati. I regali di Natale con le mie manine. I rotoli dolci e i cake salati. Le meringhe.
E le brioche, con le quali abbiamo fatto colazione sabato mattina ed è stata una delle colazioni migliori della mia vita.
brioches
Brioche della colazione secondo la ricetta del corso di lievitati della Cucina Italiana
(quanto mi son divertita al corso!)
Ingredienti
250 gr di farina forte (io ho usato la Farina d'America del Mulino Spadoni)
2 uova
75 gr di burro morbido
25 gr di latte
1 cucchiaino di malto
50 gr di zucchero
un pizzico di sale
10 gr di lievito di birra
facoltativa: marmellata (io ho usato quella di ciliegie, che adoro)

Sciogliere il lievito di birra nel latte a temperatura ambiente e successivamente aggiungervi il malto. Versare nell'impastatrice la farina, lo zucchero, il composto di latte e lievito e avviare la macchina a velocità bassa. Aggiungere gradatamente le uova e il burro a pezzettini e far andare la macchina per 20/25 minuti, fino a che il composto non si stacca dalla ciotola. A questo punto aggiungere il sale, farlo amalgamare e spegnere.
Far riposare per un'ora a temperatura ambiente, poi stendere l'impasto, piegarlo in 4 (io ho usato le pieghe classiche della sfoglia, ma onestamente non ricordo come ce l'abbia fatto piegare al corso) e far riposare in frigo per almeno 1 ora.
Terminato questo tempo stendere l'impasto a circa 2/3 mm di spessore, tagliare dei triangoli, tirare un po' le punte e arrotolarli su se stessi a forma di cornetto (a questo punto ci vorrebbe un video, io non l'ho girato, ma credo che su youtube si trovino facilmente). Se vi piacciono con la marmellata, come a me, la marmellata va posta sulla base del triangolo da arrotolare.
Se intendete congelare le brioche, come ho fatto io, questo è il momento. Altrimenti fatele lievitare al caldo per circa un'ora e mezza e infornate a 200 gradi per circa 15 minuti.
Con queste dosi ne vengono circa una ventina (piccole però: io e il moroso ne abbiamo mangiate due a testa), per questa ragione e anche per il fatto che le avevo fatte un pomeriggio, io le ho congelate, dividendole in sacchetti appositi. La sera prima di mangiarle (è stasera! è stasera!) le ho tirate fuori dal freezer e le ho lasciate scongelare sulla placca del forno spento (coperta di carta forno). La mattina dopo erano perfettamente scongelate e lievitate e le ho cotte come da ricetta per 15 minuti a 200 gradi.
E anche domani a colazione: brioche!

Attenzione: questi non sono i cornetti sfogliati. Quelli sono molto più impegnativi, li rimando a un altro pomeriggio, spero presto.