venerdì 6 novembre 2009

Sono la regina del minipimer!

Non penso che sarò mai vegetariana: la carne mi piace. Però penso che vorrei mangiarne un po' meno, per motivi etici e di salute. E poi non mangio abbastanza frutta e verdura. Ieri sfogliavo l'ultimo numero di Starbene, che proponeva una dieta supersalutare, ricordando inoltre quanto faccia bene mangiare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno e suggerendo anche dove inserire questi cibi (dalla frutta per colazione, al minestrone di verdure la sera), in modo che questo obiettivo non sia poi così irraggiungibile. Io non riesco mai a mangiare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno: nei miei momenti di massimo impegno arrivo a 4. Va be', la dieta non l'ho neanche letta, ma mi è venuta una gran voglia di verdure per cena.
Così in un pentolino ho ficcato dei pezzettoni di zucca violina, una patata sbucciata e affettata, mezzo porro a rondelle sottili, una carota a rondelle un po' meno sottili, un rametto di rosmarino, un bicchiere d'acqua e sale.
Ho portato a bollore, ho lasciato cuocere finché le verdure non si sono intenerite. Ho scolato l'acqua, ma non del tutto e ho dato un giro turbo con il frullatore a immersione, che solo un mese fa non possedevo e ora mai più senza.
Ho aggiunto l'olio e qualche scaglia di parmigiano ed era ottima. E sono sicura che fosse anche poco calorica.
vellutata mista
E senza le scaglie di parmigiano è addirittura un piatto vegan.
Ah, ho trovato un modo per tenere la micetta lontano dal piano di lavoro: basta sventolarle sotto il naso una fettina di porro e la poverina si ritrae disgustata.

giovedì 5 novembre 2009

Involtini e colpi di testa

Più proseguo nella lettura di Julie & Julia e più mi sento come Julie Powell: come posseduta da un sacro demone che prima non c'era (o forse c'era e dormiva?). Certo, io non mi sono legata a un progetto quasi folle che mi costringe a cucinare per ore, finendo poi a cenare a ore improbabili, però ieri credevo di aver scelto una ricetta facile, invece a causa della mia imperizia ci ho messo un'ora a preparare il tutto. Devo anche ammettere che gran parte del tempo l'ho impiegato a tirar giù la Pina dai fornelli e a distrarla dalla preparazione con giochini e trucchetti vari. In effetti quando siamo usciti dal cinema, dopo la visione di Julie & Julia, il moroso ha commentato: "Quel film non è realistico: il loro gatto non cercava mai di saltare sul piano di lavoro!"
Presumo che senza distrazioni la realizzazione sia molto più veloce. La ricetta, per una volta tanto, viene da Sale & Pepe di novembre.

Involtini di lonza con pancetta e radicchio
involtini di lonza
Ingredienti per due persone
380 gr di fettine di lonza
80 gr di pancetta a fette
1 cespo di radicchio di treviso
1 manciata di uvetta sultanina
10 cl di vino bianco
1/2 cipolla
olio, sale e pepe

Far rinvenire l'uvetta in una scodella di acqua tiepida. Affettare la cipolla sottilmente e soffriggerla con un filo d'olio. Lavare il radicchio e aggiungerlo al soffritto di cipolla. Strizzare l'uvetta e aggiungerla alla padella e cuocere per una decina di minuti. Nel frattempo battere le fettine di lonza (batterle molto sottili, altrimenti non si cuoceranno bene) e posizionarle sopra le fettine di pancetta. Riempire le fettine di lonza con il contenuto della padella (cipolle, radicchio e uvetta) e formare degli involtini. Metterli nella padella in cui è stato appassito il radicchio (io ci ho aggiunto anche un po' d'olio) insieme al vino bianco e cuocere finché la carne non è cotta e il vino evaporato. Secondo me viene meglio con la pentola semicoperta.
La ricetta diceva anche di tagliare gli involtini in rondelle, ma visto che i miei avevano delle forme assurde ho preferito servirli interi.

E il colpo di testa del titolo? Be', ho appena ordinato online l'Artisan di Kitchen Aid. Sono emozionatissima: non vedo l'ora che arrivi!

mercoledì 4 novembre 2009

Stessi ingredienti, piatti diversi

Domenica siamo usciti a pranzo con la famiglia del moroso, zii compresi (simpaticissimi, li adoro). Mi aspettavo uno di quei pranzoni che ci si alza dal tavolo con la pancia barcollante e quindi per cena mi ero prospettata un piattino leggerissimo, praticamente un contorno, giusto per mettere in funzione l'apparato digerente e nulla più. In effetti non mi sbagliavo per quanto riguardava il pranzo: mi sono messa la sera ai fornelli che ero ancora piena (però era tutto buonissimo) e la prospettiva di una cena leggera mi faceva molto piacere.
La ricetta, come al solito, viene da Cucina Moderna di novembre (ancora?), che dedica uno speciale ai finocchi, una delle mie verdure preferite. Io ho scelto i finocchi al latte gratinati, che per molti saranno un'autentica scemenza, ma era la prima volta nella mia vita che accendevo il grill del forno, tanto che ho dovuto perfino cercare le istruzioni degli elettrodomestici, perché non sapevo che temperatura andasse selezionata (e le ricette non lo dicono mai accidenti).
Comunque, visto che anche lei, che è una delle mie blogger preferite, decide che i finocchi gratinati sono una ricetta da postare, non vedo perché non io. Certo, i suoi sono più sofisticati, ma questo sempre e allora?
Allora, veniamo a questi finocchi.
finocchi gratinati
Ingredienti (per due)
1 finocchio e 1/2
1 bicchiere di latte
burro per la teglia
sale, pepe, noce moscata
2 cucchiai di parmigiano
Imburrare una teglia, disporvi sopra i finocchi tagliati a fettine, ricoprendola completamente. Versarvi sopra il latte e cuocere a fuoco medio basso per una decina di minuti, facendo assorbire il latte. Salate, pepate e aggiungete una spolverata di noce moscata. Cospargete di parmigiano grattugiato e mettete sotto il grill per 5 minuti.

Che ho fatto poi degli altri finocchi che avevo in casa? Ieri avrei cenato da sola e pensavo di farmeli in insalata. Però avevo freddo e mi son detta: va be' li faccio bollire e guarda caso avevo in frigo un cartone di panna aperto. Mi sembrava poca, così ci ho aggiunto un po' di latte. E poi, quando è finita la bollitura: sale, pepe, noce moscata. Mi son detta: abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno. Ho tirato fuori il minipimer, una bella frullata, una spolverata di scaglie di parmigiano. Ecco la mia prima zuppetta.
zuppadifinocchi
Era un po' tanta, però l'ho mangiata volentieri.

martedì 3 novembre 2009

Che freddo!

Dopo la pioggia torrenziale di ieri oggi è tornato il sole, ma l'aria è frizzantina e gela le orecchie, insomma, finalmente è arrivato il momento di gustare con piacere zuppe e minestre.
Ed è anche arrivato il momento di confessare che, benché io le ami molto, non ho mai preparato una zuppa in vita mia. Tutte le mie amiche sostengono sia facilissimo, ma devo anche aggiungere che fino a pochi mesi fa non possedevo un frullatore a immersione e tuttora ho il panico dello spruzzo assassino per tutta casa: questo finora mi ha tenuta lontana da tali preparazioni.
Ma ho comprato il libro Zuppe à porter, perciò a breve mi cimenterò in queste preparazioni. Intanto mostro questa minestra, reperita sul numero di ottobre 2008 di Sale e Pepe. Il fatto è che l'anno scorso il moroso ha trovato tra i pacchi di Natale una confezione di fagioli zolfini. Io non sono mai stata una grande cuoca e nemmeno una fan dei legumi: a causa del lungo ammollo non sono preparazioni che si possano improvvisare e io non sono abbastanza organizzata. Almeno non lo ero fino a poche settimane fa. Mi sono però ricordata subito che c'era un'apposita ricetta sul numero passato della rivista e mi sono riproposta di metterla in pratica prima o poi (l'ho già detto che sono anche una che procrastina un sacco?). Be', l'altra domenica è arrivato il momento.
E' vero, la giornata non era perfetta, faceva ancora caldo, ma ormai ero determinata, avevo acquistato gli ingredienti ed eccola qui:
Minestra di scarola e fagioli zolfini
(da farsi preferibilmente in una domenica di pioggia)minestra fagioli zolfini
Ingredienti per due persone
120 gr di fagioli zolfini
1/2 porro
50 gr di prosciutto crudo
500 ml di brodo (caldo)
1/4 di cespo di scarola
burro
1 foglia di alloro
1 peperoncino secco
sale e pepe

Sciacquare bene i fagioli e lasciarli riposare in acqua pulita per 3/4 ore (meglio 4). Scolare l'acqua, metterli in una casseruola possibilmente di coccio, ricoprirli di acqua fredda e metterli sul fuoco per un'ora insieme alla foglia di alloro.
Mondare e affettare il porro sottilmente, affettare a dadini il prosciutto crudo e soffriggerli insieme nel burro. Lavare la scarola, affettarla e aggiungerla al soffritto.
Scolare i fagioli e frullarne la metà insieme a un mestolo di brodo. Aggiungere sia i fagioli frullati che quelli interi al soffritto di porro, prosciutto e scarola e cuocere per altri 30 minuti insieme al brodo rimanente, dopo avervi sbriciolato dentro il peperoncino.

lunedì 2 novembre 2009

Libri, cinema e cucina

Sabato sera sono andata a vedere Julie & Julia. E ieri mi sono comprata il libro (sono già a metà). Be', il film è meglio, ma anche nel libro si trova tutto quell'entusiasmo della sperimentazione che io stessa ho provato nello scovare e mettere in pratica ricette nuove da quando ho aperto il blog.
E viene sempre più voglia di provare cose nuove, come fa Julie (ecco, magari senza l'aspic fatto con i piedini di vitello), superando se stessa e le sue remore.
Anch'io ho tante remore da superare, ma come ci insegna questa storia: basta seguire le istruzioni e si può fare qualsiasi cosa.
La ricetta che mostro oggi è invece un classico che realizzo da anni, anche se finora avevo messo in pratica la versione più conosciuta, ovvero alle mele. Ma avevo una gran voglia di provare anche quello con le pere e così mi sono finalmente cimentata.
Ovviamente anche dietro questa preparazione c'è un retroscena che mostra quanto io sia distratta. La realtà è che volevo preparare uno dei miei soliti cake per la colazione, quando ho aperto lo sportello dove tengo la farina e mi sono accorta che ce n'era pochissima. Integrale? Niente. Un cake era fuori discussione. E per di più avevo in casa solo un uovo.
Il crumble era l'unica cosa che potessi fare. Non con le mele però, visto che ne avevo in casa solo una (sì, era proprio arrivato il momento di fare la spesa), ma con le pere, che ancora affollavano il cassetto del frigorifero.
Il caso vuole che quel giorno fossi passata da lei e avessi visto il suo delizioso crumble di pere. Che fantastica idea sbriciolarci dentro le noci! E il cioccolato? Be', no, in realtà le gocce di cioccolato erano finite (ma dai?) e era finita pure la cannella (ma insomma!), quindi alla fine l'ho fatto così.
Crumble di pere con le noci
crumble di pere
Ingredienti
2 pere
100 gr di farina
80 gr di burro
80 gr di zucchero (io ho usato quello di canna)
1 manciata di noci sbriciolate grossolanamente
2 cucchiaini rasi di miscela 4 spezie
burro per lo stampo

Preriscaldare il forno a 170°C.
Imburrare una pirofila e disporvi sopra le pere tagliate a pezzettini, cercando di mantenere uno spessore uniforme. Spolverarvi sopra uno dei due cucchiaini di miscela 4 spezie. In una ciotola tagliare il burro a pezzettini e amalgamarlo con le dita alla farina, lo zucchero e l'altro cucchaino di spezie, formando un composto sbricioloso. Disporre il composto sopra le pere e completare spargendo la manciata di noci spezzettate.
Infornare per 25 minuti.

Ammetto che durante la cottura sbollicchiava tutto e temevo che la crosticina si sarebbe sciolta (forse avevo lavorato troppo il composto?), invece alla fine si era ben compattata ed era gradevole da spezzare con il cucchiaino.
Le spezie sono profumate e danno al crumble un piacevole sapore di dolcetto nordico. L'abbiamo mangiato a colazione e a metà ci siamo dovuti fermare perché rischiavamo di mangiarlo tutto.

venerdì 30 ottobre 2009

Per quando torno un po' prima

Ultimamente torno dal lavoro sempre tardissimo e sembra che anche con i menu già pronti, l'unica soluzione per la cena sia la zuppa in busta pronta in 15 minuti. Ieri invece ero a un convegno, dal quale sono fuggita presto per andare in Triennale a vedere la presentazione delle nuove carte speciali della Fedrigoni (meraviglie) e l'annessa mostra. Che bellezze, da vedere e da toccare.
Grazie a questa serie di impegni che mi hanno permesso di non passare nemmeno dall'ufficio, sono tornata a casa che erano solo le sette meno un quarto.
Tempismo perfetto per lo spezzatino alla birra visto (indovina?) su Cucina Moderna di novembre. Uno si domanda perché mai dovrei comprare altri libri e giornali di cucina, se tutte le ispirazioni le prendo da lì (no, non è vero, ho visto una cosa carina su Sale e Pepe, prossimamente su questi schermi).
Lo so che l'aspetto non è dei più chic, del resto non è un piatto chic, ma è talmente facile e il moroso era così soddisfatto che ho pensato che in questo blog ci poteva stare benissimo.
spezzatino alla birra
Ingredienti per due persone
400 gr di coppa di maiale, gentilemente tagliata a cubetti dal macellaio della Coop
1 bicchiere di birra
1/2 cipolla
1 costola di sedano
1, 2 cucchiai di farina
due, tre cucchiai di brodo
burro, sale e pepe

Far soffriggere nel burro la cipolla affettata sottile e il sedano tagliato a pezzetti, togliere dopo pochi minuti e tenere da parte. Infarinare i cubetti di carne, scolarli e farli rosolare nel burro usato per cipolla e sedano. Aggiungere la cipolla e il sedano tenuti da parte, salare, pepare e aggiungere e un bicchiere di birra. Coprire e far cuocere a fuoco lento per un'ora. In caso la birra si restringesse troppo aggiungere qualche cucchiaio di brodo.
A fine cottura ho fatto restringere il sughetto di birra a fuoco alto e l'ho aggiunto alla carne.
Era bollente e mi ha ustionato il palato.

mercoledì 28 ottobre 2009

Ma come si fa a essere così svampite?

Oggi il moroso è a Torino per un corso e si fermerà lì a dormire, perciò stasera mi faccio fare compagnia da un altro uomo, che di tanto in tanto commenta anche qui e che è uno dei miei più cari amici. Ma non si pensi a nulla di torbido!
Per il dolce volevo qualcosa di semplice e rapido e avevo trovato una ricetta facilissima su Cucina Moderna di novembre (dove altro?): il caulatt, dolce tipico lodigiano. Ho cercato in giro su google per vedere se ci fosse qualche informazione, la ricetta che circola in rete sembra incompleta, mentre qui, al terzultimo paragrafo c'è il dettaglio che mi aveva colpita leggendo Cucina Moderna: ovvero la foglia di alloro.
Che in effetti, a scaldarla con la panna diffondeva un gradevole profumino per tutta la casa. Intanto che scaldavo la panna ho montato i tuorli con lo zucchero ed è arrivato il momento di aggiungere il cacao amaro. Così mi sono messa a cercare la scatoletta nel solito sportello della dispensa. Cerca che ti cerca, niente, non saltava proprio fuori. E così mi sono resa conto che probabilmente era stato buttato quando in estate abbiamo avuto l'invasione dei vermetti e delle farfalline (che odio e che disgusto!).
E ora? Che fare? Oltre a tirarsi i pugni in testa intendo, visto che avevo deciso venerdì sera che avrei fatto questo dolce. Be', alla fine ci ho messo il cioccolato fondente.
Ed ecco qua la lise_versione del Caulatt lodigiano.
caulatt
Ingredienti per due tazze
250 gr di panna
2 tuorli
2 cucchiai di zucchero
1 foglia di alloro
50 gr di cioccolato fondente (nella ricetta originale ci andrebbero 3 cucchiai di cacao amaro)

Scaldare a fuoco basso la panna con la foglia di alloro. Contemporaneamente montare i tuorli con lo zucchero finché non sono gonfi e spumosi. Aggiungere la panna tiepida eliminando la foglia di alloro e mescolare bene. A questo punto, chi ha in casa il cacao (chi non ha in casa il cacao normalmente?) lo aggiunga alla preparazione passandolo per un colino e rimetta la preparazione sul fuoco basso rimestando per una decina di minuti, finché non si trasforma in una crema. Io invece ho messo il preparato sul fuoco, aggiungendo il cioccolato sbriciolato e l'ho fatto sciogliere, finché il tutto non è diventato cremoso.
Versare la crema nelle ciotole, far raffreddare e riporre in frigorifero per almeno mezza giornata.