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Dici Provenza, pensi lavanda

Io ci sono andata per quello. Perché erano anni che volevo vedere i campi di lavanda: quei campi come mari viola in cui perdere l'occhio e il cuore. Anche se credo che la Provenza abbia aspetti affascinanti in qualsiasi periodo dell'anno, da gennaio a dicembre, sia per le belle città che per la natura.
Dicevamo lavanda quindi. Per vedere la lavanda è essenziale non partire oltre la metà di luglio. Dal 14 in poi infatti, comincia la mietitura e si rischia di fare tutto un viaggio per stradine impervie e trovarsi davanti dei campi con cespuglietti verdi alti non più di dieci centimetri. Abbiamo visto anche quelli: so di cosa sto parlando.
La Lonely Planet sostiene che la zona migliore per vedere la lavanda è il plateau de Valensole e per quanto io non abbia esattamente girato la regione in lungo e in largo, mi sento di confermare. Anche il plateau de Vaucluse è una zona di coltivazione della lavanda. Entrambi i plateau fanno parte dell'area denominata Luberon. Chiunque ne sapesse meglio è autorizzatissimo a correggermi nei commenti: la mia non è un'esposizione da grande conoscitrice della geografia.
A Valensole siamo andati subito il primo giorno: io avevo molta ansia di vedere la lavanda!
Fedele al suo nome, Valensole accoglie i suoi visitatori con un enorme campo di lavanda alle sue porte. Sulla strada c'era anche un piccolo banco che vendeva olio essenziale e miele. Il miele l'ho comprato immediatamente, mi par di ricordare che si usi per le madeleines.
Campi di lavanda presso Valensole

Campi di lavanda alle porte di Valensole
Ma la zona tutt'intorno è disseminata di campi. Quando siamo tornati verso il nostro Bed & Brekfast abbiamo preso una piccola statale, fiancheggiata a destra e a sinistra di coltivazioni di lavanda. Ad un certo punto ho pregato il marito di fermarsi, perché volevo fare delle altre foto. Abbiamo lasciato l'auto sotto un albero e sono scesa a scattare altre foto dei campi di lavanda. Non c'era nessuno oltre a noi: c'era una gran pace: si sentivano solo le api ronzare laboriosamente (facevano un gran baccano), per non parlare del profumo, che anche mentre andavamo, entrava in auto dai finestrini aperti. Quel giorno ero emozionatissima.
Campo di lavanda con cespuglio verde - plateau de Valensole

Cespuglio di lavanda - plateau de Valensole
Come dicevo, oltre al plateau de Valensole, anche l'area del plateau de Vaucluse è nota per le sue coltivazioni. Purtroppo quando siamo arrivati lì, al nostro quinto giorno di vacanza, alcuni campi erano già stati mietuti e l'effetto non è stato inebriante come il primo giorno. Certo però che l'abbazia di Senanque si fa perdonare ogni cosa!
Immagine 490

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Anche campi meno ricchi di quelli di Valensole.
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Ad ogni modo, in Provenza di lavanda se ne vede dappertutto.
A Forcalquier c'erano perfino i banchetti al mercato.
Forcalquier - mercato
Anche nel nostro B&B la signora ne aveva tanti bei cespugli, nonostante fossimo molto più a sud del Luberon e l'ultimo giorno, prima che partissimo, ne ha tagliato un mazzo e me l'ha regalato. L'abbiamo lasciato in macchina e tuttora, quando saliamo, veniamo accolti da un profumo delizioso, che ci ricorda le piacevoli giornate trascorse.

Compiti delle vacanze

Credo sia capitato a tutti noi di tornare dalle vacanze alle elementari e di trovarsi il primo giorno a scrivere un tema ad esse intitolato. Io, che in questo periodo non sto cucinando, ne approfitterò per stilare qualche resoconto.
Sognavo la Provenza da anni. A casa ho un vecchio numero di InViaggio, datato 2001 dedicato alla Provenza, che ho sfogliato con desiderio fino quasi a consumarlo. E l'occasione giusta non arrivava mai, ma il desiderio non si attenuava.
Poi quest'anno abbiamo deciso di portare la Pina in vacanza con noi. E visto il su e giù del Brasile dell'anno scorso, abbiamo cercato una meta che si potesse raggiungere anche senza prendere l'aereo. Così, con mia grande gioia, è arrivato finalmente l'anno della Provenza.
Abbiamo comprato il numero di Bell'Europa con l'inserto sulla Provenza. Aveva la stessa copertina del vecchio In Viaggio di dieci anni fa. Per fortuna dentro era diverso. Abbiamo comprato la Lonely Planet. Abbiamo prenotato.
Per via della gatta, abbiamo scelto di non fare un viaggio troppo itinerante, ma di soggiornare in un posto fisso e fare gite giornaliere. In realtà alla fine abbiamo optato per due località: una si chiama Besse-sur-Issole ed è nell'entroterra provenzale, abbastanza a sud (40 km sopra Tolone), nella seconda settimana ci siamo spostati al mare, appena fuori da Saint-Raphael.
La Pina, opportunamente vaccinata e dotata di microchip è stata contenta di essere portata in vacanza con noi. Quando andavamo via senza di lei, nonostante venissero i familiari del marito due volte al giorno per pulirle la lettiera, darle da mangiare e farla giocare, lei si sentiva molto sola e finiva sempre per sporcare in giro. Invece in queste due settimane, nonostante gli spazi ristretti e alcuni imprevisti (nel secondo hotel c'era un gattino molto geloso dei suoi spazi che l'ha presa in antipatia), non ha mai mostrato disagi o malesseri. Quando possibile usciva, curiosava, esplorava in giro e poi tornava in camera da sola (tutto sotto la nostra supervisione naturalmente).
Dove siamo stati?
Abbiamo visitato piccoli borghi, zone di coltivazioni della lavanda, Aix, Arles, Avignone e nella seconda settimana, oltre alla spiaggia, siamo stati a Grasse e Saint-Tropez.
Lascio alcune foto sparse, magari nei prossimi giorni mi dedicherò a reportage più dettagliati.

Campi di lavanda alle porte di Valensole
Campo di lavanda - plateau de Valensole

Profumatissime spezie - mercatino di Aix en Provence
Aix en Provence - mercatino

Immagine 437
Arles - Cafè de la nuit (quello del famoso quadro di van Gogh)

Immagine 479
Avignone - il palazzo dei Papi

Immagine 494
Abbazia di Senanque

Immagine 544
Roussillon

Immagine 561
Grasse

Immagine 574
Agay - Saint-Raphael


Anche se siamo ormai rientrati da due settimane e mi sembra di non essere mai stata via, sono stata felicissima della vacanza. A parte qualche ora sfortunata il tempo complessivamente è stato buono, i posti mi sono piaciuti da matti, ho trovato persone gentilissime (e io ero piena di preconcetti nei confronti dei francesi!) e ho mangiato benissimo.

Quando vai in vacanza?

Ci sono già andata. E sono anche già tornata da un po'. Ma la pigrizia continuava e non ho nemmeno raccontato di come sia stata bene in Provenza e Costa Azzurra.
Prometto solennemente di rimediare. Da domani qualche post sulla vacanza deve proprio comparire!

Maremma solatia dolce paese...

... lo so, in realtà era la Romagna. Ma penso che se il Pascoli fosse nato in Maremma l'avrebbe scritta lo stesso la sua poesia, solo un po' modificata. E avrebbe avuto, invece del Passator Cortese, un altro brigante molto famoso: Domenico Tiburzi, "re della strada, re della foresta".
Non conoscevo la Maremma e a dire il vero non la conosco neanche adesso, perché dal nostro arrivo a Capalbio al rientro a Milano, non ci siamo mai mossi e la nostra vacanza è stata nient'altro che spiaggia, relax e cene in paese (sono ingrassata di due chili in una settimana! devo correre ai ripari!), ma quell'angolino che ho visto mi ha letteralmente conquistata, tanto che vorrei tornarci ancora il prossimo anno.
Intanto l'agriturismo dove siamo stati era un posto delizioso: semplice, pulito, tenuto da persone deliziose e con un giardino bellissimo e ben recintato dove la Pina si è lanciata in esplorazione e caccia, sentendosi subito a suo agio (infatti anche lei non è mica tanto felice di essere rientrata a Milano).
In esplorazione
Il mare era davvero bello, molto più trasparente di quanto mi aspettassi (sono una rognosetta quando si tratta di acqua di mare e se mi pare sporco non faccio proprio il bagno) e le spiagge ampie, anche se un po' affollate e con la sabbia scura.
Il paese di Capalbio, sulla collina, è un piccolo gioiello. Tutto minuto, cesellato, eppure pieno di vita e di iniziative interessanti: presentazioni di libri, dibattiti, mostre (ci ho visto una favolosa selezione della World's Press e con molta gioia, visto che mi sono persa l'edizione 2009 quando è passata a Milano).
vicolo

torre d'ingresso
In più, fuori dal paese, sulla strada per Pescia Fiorentina un'artista francese, Niki de Saint Phalle, ha costruito un giardino meraviglioso, pieno di statue gigantesche, che riproducono gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, che si chiama appunto il Giardino dei Tarocchi. Purtroppo avevo dimenticato la macchina fotografica il giorno che siamo andati a visitarla, ma ci si può fare un'idea con questa scultura che sta appena fuori dal centro storico di Capalbio.
Scultura di Nikki Saint-Phalle

Ah, come mi è piaciuta.
Invece adesso in ufficio si muore di freddo e ho già la nostalgia.
Per fortuna ho ricominciato a cucinare! Che uno dice, ma non dovevi essere a dieta? E va be', mica a digiuno però!

Che impigrimento

Sono tornata dal viaggio di nozze dieci giorni fa. Sono tornata in ufficio una settimana fa. E in tutto questo tempo neanche una riga, neanche una minifoto del viaggio, pochissimi tweet e giusto due o tre commenti sui miei blog preferiti. Mi è venuta la pigrite. Le foto del viaggio le ho scaricate ieri. E non le ho ancora nemmeno sistemate, selezionate, figurarsi caricarle su flickr (che oltretutto mi dà un sacco di problemi ultimamente) e rinominarle.
Però, siccome ci tengo a fare un piccolo aggiornamento, giusto per non lasciar passare troppo tempo, rischiando poi di abbandonare il blog definitivamente (mai! cosa ne farei poi di tutte le foto dei miei piattini?), ecco qua, alcune foto del viaggio di nozze in Brasile, caricate direttamente dall'hard disk e via andare.
Siamo stati via tre settimane, che sono pochissime per un paese così immenso, tanto da lasciare la voglia di tornare, per vedere le cascate di Iguaçù, il Pantanal, Ouro Preto, Diamantina, Brasilia e naturalmente le spiagge (non abbiamo fatto neanche una giornata di mare!).
Ma cosa abbiamo visto allora? I primissimi giorni li abbiamo passati a Rio, passeggiando tra Copacabana e Ipanema, salendo sulla collina del Pan di Zucchero (con la funivia), visitando il centro storico e il quartiere di Santa Teresa, cui si arriva in tram, l'ultimo tram rimasto a Rio de Janeiro, che si vede anche in qualche film (il marito mi parlava dell'Allenatore nel pallone). Poi siamo volati a Manaus, la capitale dello stato di Amazonas, da dove partono le escursioni sul Rio delle Amazzoni. Il fiume è un posto meraviglioso e anche se non è che si vedano poi tanti animali, se non in situazioni "addomesticate", la natura è splendida e profumata e c'è una pace tale che non me ne volevo più andare. Da lì siamo andati a Sao Luis, l'unica città di origine francese di tutto il Brasile e ci siamo procurati un'escursione ai Lençois Maranhenses, una località coperta di dune di sabbia bianchissima, stile iconografia del deserto: solo che in questa stagione piove, perciò si formano delle pozze d'acqua limpida bellissime, nelle quali si può fare il bagno. A seguire siamo stati a Salvador de Bahia, dove ci siamo fermati una settimana e purtroppo ha piovuto tutto il tempo. Peccato, perché la città si gira in un giorno e per il resto del tempo speravamo di andare in spiaggia! Da lì siamo tornati a Rio per un paio di giorni, giusto il tempo di vedere il Maracanà e salire alla statua del Cristo Redentore. E poi era già ora di rientrare in Italia...
Tramonto a Copacabana - Rio de Janeiro
Tramonto sul Rio Negro
Ninfea Regina Vittoria (Rio delle Amazzoni)
Incontro delle acque tra il Rio Negro e il Solimoes (Rio delle Amazzoni)
Sao Luis
Lençois Maranhenses


Macaco
Quartiere del Carmo - Salvador de Bahia
Ristorante a Salvador de Bahia
Statua del Cristo Redentore - Rio de Janeiro
Naturalmente sono pochissime, considerando che ne ho scattate oltre cinquecento (di cui almeno un centinaio di mangrovie, ma ve le ho risparmiate), ma quando finalmente saranno su flickr, chi vorrà andrà a vedere lì il set, senza che io debba annoiare gli incauti lettori di questo blog.
Anche se, adesso che è estate, non penso ce ne siano molti.

Sono stata a Parigi e posso provarlo

Sì, ho passato quattro giorni a Parigi, a trovare metroicon, l'altro cuoco del bistrot. Quattro giorni sotto la pioggia, in coda ai musei, in giro per negozi, un mal di piedi assurdo, vino, formaggi, un sacco di risate.
Negli occhi restano le meravigliose mise YSL viste al Petit Palais, il Rothko di recente acquisizione, i Picasso e i Pollock del Pompidou, con la sua spettacolare vista dal tetto, con Montmartre che pareva un pezzo di paradiso uscito dal grigio, gli splendori di certi palazzi.
E. Il genio di Tinguely, doveva essere un uomo spassosissimo, io lo adoro.
fontana tinguely
Il fascino di certi negozi, che ho scarpinato per ore per vedere una vetrina.
una questione di priorità
Ma è qui che ho speso un sacco di soldi. Peccato solo che una befana al controllo bagagli mi abbia sequestrato una meravigliosa confettura di fragole e pistacchi. Che tristezza infinita, già sognavo crostate stupefacenti e invece niente. Meno male che almeno mi ha lasciato i macaron.
il nome del padre
Come ci si consola al rientro, dovendo per di più affrontare le preverifiche ISO interne?
Io, al solito, ho preparato un cake. Un cake al caffè corretto, ispirato dall'ispiratrice di noi tutti, rivisto e corretto (ahahaha, che spiritosona), con gli ingredienti che avevo in casa.
cake al caffè corretto
Ingredienti
150 gr di zucchero
3 uova
150 gr di farina
1 tazzina abbondante di espresso
1 bicchierino di rum (o di grappa, ma io preferisco il rum)
200 ml di panna liquida
2 cucchiai di olio di riso
1 cucchiaino di cacao
i semini di una bacca di vaniglia
un pizzico di sale

Sbattere a lungo le uova con lo zucchero finché non diventano chiare e spumose. Aggiungere la panna e l'olio e mescolare nuovamente. Aggiungere la farina setacciata con il lievito, la vaniglia e il sale e amalgamare bene. Dividere il composto a metà. Aggiungere a una delle due metà il rum, all'altra il caffè e il cacao (serve soprattutto a dare colore). Versare i due composti in uno stampo da cake imburrato e mescolarli un po' per formare la marmorizzazione (che come vedete dalla foto non è che mi sia riuscita alla perfezione) e cuocere per 40/45 minuti in forno caldo a 180°C.