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Bree esci da questo corpo!

Ieri sera abbiamo avuto a cena un nostro amico e avevo previsto di preparare una crostata come dessert. Visto che a me piacciono le crostate belle croccanti, con tanto bordo, ho deciso di seguire la ricetta di frolla croccante per crostate delle sorelle Simili. La frolla è venuta benissimo, buona e croccante, tra l'altro era la prima volta che usavo la lama impastatrice del robot regalatomi da Lise e ne sono stato molto soddisfatto. Ma le sorelle Simili, sante donne, dovrebbero specificarlo che le loro dosi sono quelle della loro panetteria! Finita la prima crostata (con noci e marmellata di arance), con la pasta avanzata ne ho fatta una seconda (con marmellata di ciligie). Ma poi di pasta ce n'era ancora parecchia, e così ho fatto due crostatine di mela. Non contento, con una pallina di pasta che c'era ancora ho fatto dei biscotti con le gocce di cioccolato. Insomma, una produzione dolciaria che levati. Io ora vi do le dosi che ho usato, ma ricordatevi di ridurle se non volete passare il pomeriggio davanti al forno.

La frolla croccante delle sorelle Simili
























Ingredienti per tanta frolla

500 gr. di farina 00
200 gr. di zucchero
200 gr. di burro freddo di frigo
2 uova intere
un pizzico di sale

Mescolare nel robot con le lame per impastare (quelle di plastica) la farina e lo zucchero. Aggiungere il burro tagliato a pezzetti. Il segreto della frolla è che deve restare il più possibile fredda, quindi lavoratela il meno possibile con le mani e tirate fuori dal frigo il burro all'ultimo minuto. Impastare per un po' senza le uova, prima a pulsazioni e poi a piena velocità. Aggiungere le uova e il pizzico di sale e continuare ad impastare fino ad ottenere un composto omogenero. Io ho aggiunto anche una punta di cacao amaro (per rendere la pasta più scura) e della scorza di limone grattuggiata per coprire il sapore troppo forte del burro.
Quando l'impasto è pronto, formate velocemente una palla, senza scaldarlo troppo tra le mani, e riponetela in frigo avvolta nella pellicola trasparente per almeno mezz'ora. La frolla è ora pronta per tutte le vostre creazioni! Un consiglio: quando la stendete, tirate fuori dal frigo man mano solo quella che vi serve. Insomma, più resta fredda, meglio è.

Saturno a favore

Era un pezzo he sentivo parlare delle pesche saturnine (dette anche tabacchiere), ma non riuscivo a trovarle in giro. Poi sono comparse nei negozi di ortofrutta e nei supermercati, ma a prezzi proibitivi. Così ho rinunciato, finché un giorno non le ho trovate al mercato  Il prezzo era abbastanza buono, così ho deciso di provarle. In effetti sono molto buone: compatte, dolci e leggermente profumate di vaniglia.
Prevalentemente le ho mangiate così com'erano, ma ho trovato questa ricetta su Cucina Naturale di luglio-agosto che vi voglio proporre, anche se adesso le pesche saturnine non si trovano più. Ma questo  dessert si può riprodurre anche con le pesche comuni e la cremina era così buona che vorrei provare a rifarla e servirla da sola anche con altri frutti (penso ai lamponi per esempio).

Pesche saturnine con salsa al limone
dessert di pesche saturnine
Pulite tre pesche tabacchiere, affettatele, conditele con succo di limone e menta fresca e stendetele su un piatto da portata (o due piattini individuali). Pelate una quarta pesca, tagliatela a pezzi e frullatela insieme a 50 gr di ricotta cremosa, 2 cucchiai di zucchero e poca buccia di limone grattugiata. Se necessario aggiungete povo latte (a me non è servito). Versate la cremina sulle pesche affettate e decorate con mandorle a lamelle.

E passa la paura

Qualcuno penserà che faccio solo post con dolci. La verità è che ultimamente cucino praticamente solo quelli, oltre ai crackers di pasta madre che poi rifilo a ospiti o colleghe.
Voi l'avete mai fatto il fondant al cioccolato? Io prima di ora no. Avete presente la foto che c'è su Cioccolato! di Trish Deseine? Ecco, quello. Io avevo una paura folle di quel dolce. Lo lumavo dalla copertina del libro. Lo vedevo in giro nei vari blog di quelle che lo facevano. Leggevo e rileggevo la lista degli ingredienti. E pensavo: questa è una follia. Non arrivavo neanche al dubbio: "Mi verrà?". Restavo lì, ai 250 gr di burro e alle sei uova. E lasciavo perdere.
Poi cos'è successo? Sono stata presa da una sorta di sfinimento interno.
Avevo ospiti una coppia di amici a cena in un momento in cui di mettermi a cucinare non avevo nessunissima voglia (avevo molta voglia di vederli però, quello sì). Pensate solo che alla fine gli ho rifilato le polpette, poverini (e non si sono neanche lamentati). In un momento così, di pigrizia assoluta, il fondant al cioccolato mi ha presa alle spalle. Era così facile e avevo tutti gli ingredienti (perché alla fine son tre cose, anche se in quantità micidiali), che non ci ho pensato neanche su e l'ho preparato.
Allora: due cose. La prima è che non è vero che non si sforma e che occorre mangiarlo col cucchiaino tutti dalla teglia. Cioè: non si sforma, ma basta imburrare bene la teglia e si possono tranquillamente tagliare le fette e servire ogni commensale col suo piattino. La seconda è che si mantiene benissimo a temperatura ambiente per diversi giorni ed è sempre buono. Non pensate che non occorra mantenerlo che tanto ve lo mangerete tutto. La verità è che (a parte i miei ospiti che ne hanno presa doppia porzione), una volta ingollato un boccone non vorrete mangiare più altro per il resto della giornata, davvero. Vi sentirete pieni come non mai.
Del resto, con tutte queste calorie...
Fondant al cioccolato di Virginie
(ricetta di Trish Deseine)
fondant al cioccolato
Ingredienti
6 uova
250 gr zucchero
250 gr burro
250 gr cioccolato fondente
(avete letto bene: niente farina)

Separate i tuorli dagli albumi e sbattete i primi con lo zucchero finché non diventano gonfi e spumosi. Nel frattempo fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria insieme al burro.
Montate a neve gli albumi. Incorporate dapprima la miscela di burro e cioccolato ai tuorli, successivamente aggiungete gli albumi delicatamente, avendo cura di non smontarli.
Versate il composto in una teglia da 30 cm. di diametro ben imburrata e con i bordi alti, perché il composto è parecchio voluminoso e cuocete in forno già caldo a 180°C per 40 minuti.
Favoloso.

Abbiamo ancora il pandoro in casa?

L'ho già detto credo: compro le mele spinta da un impeto salutista che non arriva fino al momento di mangiarle. Ecco poi che le povere mele stazionano nel frigo finché il senso di colpa non va a sostiuirsi all'impeto salutista e decido di ficcarle in una torta che viene mangiata con molto più entusiasmo (benché io non ami le torte di mele). Così ieri sera mi sono messa a sfogliare un Meglio di Sale e Pepe dedicato alle torte di mele e casualmente anche il moroso guardava insieme a me (lui non si interessa mai alle mie ricette, fino al momento di mangiarle). Infatti è stato lui a sobbalzare quando ha visto il crumble di mele e pandoro, esclamando: "Il pandoro! Abbiamo ancora il pandoro aperto di là!"
Ebbene sì, all'alba di marzo abbiamo ancora una parte di pandoro, finito nel dimenticatoio perché sostituito da altri dolci della colazione preparati dalle mie sante manine, ma comunque da smaltire. E so di non essere l'unica, almeno a quanto ho letto qui da lei, sorridendo non poco.
Insomma, il tempo di sparecchiare i resti della cena ed ero già all'opera, una preparazione velocissima, tanto che alle dieci ero già davanti alla tv a vedere la nuova puntata di Castle.
Ad assaggio stamattina posso confermare che è davvero un dolce piacevole, un po' asprino per via del limone e che grazie alle mele spezza la stucchevolezza del pandoro.
Crumble di mele e pandoro
(ricetta tratta da il Meglio di Sale e Pepe)
crumble di mele con pandoro
Ingredienti
(per uno stampo da 20 cm di diametro)
2 mele di medie dimensioni
1 limone
3 cucchiai di zucchero
40 gr di burro
1 cucchiaino di cannella
1 grossa fetta di pandoro

Tagliare le mele a dadini di dimensioni uniformi. Sciogliere in una padella antiaderente il burro e rosolarvi i pezzettini di mela per un paio di minuti. Aggiungere il succo del limone, lo zucchero, la cannella e far cuocere ancora in modo che i sapori si amalgamino bene. Tagliare il pandoro in cubetti.
Versare il composto di mele in uno stampo da 20 cm di diametro ricoperto di carta da forno e ricoprire con i cubetti di pandoro. Infornare sotto il grill già caldo per un paio di minuti, fino a che il pandoro è scuro e croccante.
Nella ricetta originale consigliava di servire con panna aromatizzata alla cannella, io l'ho mangiato a colazione e non ce n'era nessun bisogno, ma effettivamente trovo che ci starebbe bene in caso di crumble servito come dessert a fine pasto, magari in stampini individuali.

Belle sorprese

Ieri sera tornavo a casa rimuginando con la consueta cattiveria che mi contraddistingue e varcando la soglia ho subito sentito un profumino. Cos'era successo? Che il mio moroso, che non cucina mai perché questo è compito mio (lui però lava i pavimenti) aveva preparato bistecca e patatine fritte! Che meraviglia, io le patatine fritte non le faccio mai perché sono impedita con le fritture e trovarmele è stata una bellissima sorpresa.
Per tornare invece alle mie produzioni, ecco un'altra ricetta tratta dall'ultimo numero della Cucina del Corriere: il mio primo soufflè.
Solo chi li ha fatti può capire l'ansia della prima volta, piazzata davanti al forno come un tifoso davanti alla tv nella finale di Champions, col dubbio se cresce o non cresce e se cresce e si sgonfia. Non so se si tratti poi in questo caso della fortuna del principiante, ma il soufflè è venuto benissimo: gonfio e buono, anche se naturalmente una volta uscito dal forno si è progressivamente sgonfiato. Questo spiega anche perché la foto non è granché: il prodotto andava ritratto immediatamente dopo essere stato sfornato, prima che si rintanasse nella cocottina come il crapino di una tartaruga spaventata (ma poi che dico? le mie foto sono sempre un po' raffazzonate).
Tutto bene allora? Fino a un certo punto. Devo dire infatti che la ricetta della rivista era parecchio carente, almeno per me che non avevo mai prodotto un soufflè in vita mia: dava un sacco di cose per scontate. Per esempio quando mi si dice di versare il composto nelle cocottine, perché non si specifica se vadano imburrate o no? E quando leggo che il soufflè deve essere cotto a bagnomaria: l'acqua deve essere già calda? Per fortuna ricordavo un vecchio numero di Sale e Pepe (aprile 2008) con un articolo sui soufflè in cui venivano fugati tutti i miei dubbi.
Io poi ho fatto ovviamente alcuni aggiustamenti (mi rifiuto di usare il caffè solubile).
Ed ecco qua il mio piccolo capolavoro!
Soufflè al caffè
soufflè al caffè
Ingredienti (per due persone)
1 uovo
25 gr di zucchero semolato
20 gr di zucchero a velo
1 tazzina di espresso
burro

Preriscaldare il forno a 180° e introdurvi una teglia piena d'acqua a metà.
Separare il tuorlo dall'albume. Sbattere il tuorlo con lo zucchero semolato finché non diventa gonfio e spumoso. In un'altra ciotola montare a neve ben ferma l'albume insieme allo zucchero a velo. Aggiungere il caffè al composto di tuorlo e zucchero e amalgamare bene, dopodiché aggiungere delicatamente l'albume cercando di non smontarlo.
Imburrare due cocottine, avendo l'accortezza di mantenere ben pulito il bordo e versarvi il composto riempiendole per due terzi.
Posizionare le cocottine nella teglia piena d'acqua presente nel forno e cuocere in forno a bagnomaria per 15 minuti.
All'uscita dal forno spolverare eventualmente con poco zucchero a velo. Servire subitissimo.

Ma come si fa a essere così svampite?

Oggi il moroso è a Torino per un corso e si fermerà lì a dormire, perciò stasera mi faccio fare compagnia da un altro uomo, che di tanto in tanto commenta anche qui e che è uno dei miei più cari amici. Ma non si pensi a nulla di torbido!
Per il dolce volevo qualcosa di semplice e rapido e avevo trovato una ricetta facilissima su Cucina Moderna di novembre (dove altro?): il caulatt, dolce tipico lodigiano. Ho cercato in giro su google per vedere se ci fosse qualche informazione, la ricetta che circola in rete sembra incompleta, mentre qui, al terzultimo paragrafo c'è il dettaglio che mi aveva colpita leggendo Cucina Moderna: ovvero la foglia di alloro.
Che in effetti, a scaldarla con la panna diffondeva un gradevole profumino per tutta la casa. Intanto che scaldavo la panna ho montato i tuorli con lo zucchero ed è arrivato il momento di aggiungere il cacao amaro. Così mi sono messa a cercare la scatoletta nel solito sportello della dispensa. Cerca che ti cerca, niente, non saltava proprio fuori. E così mi sono resa conto che probabilmente era stato buttato quando in estate abbiamo avuto l'invasione dei vermetti e delle farfalline (che odio e che disgusto!).
E ora? Che fare? Oltre a tirarsi i pugni in testa intendo, visto che avevo deciso venerdì sera che avrei fatto questo dolce. Be', alla fine ci ho messo il cioccolato fondente.
Ed ecco qua la lise_versione del Caulatt lodigiano.
caulatt
Ingredienti per due tazze
250 gr di panna
2 tuorli
2 cucchiai di zucchero
1 foglia di alloro
50 gr di cioccolato fondente (nella ricetta originale ci andrebbero 3 cucchiai di cacao amaro)

Scaldare a fuoco basso la panna con la foglia di alloro. Contemporaneamente montare i tuorli con lo zucchero finché non sono gonfi e spumosi. Aggiungere la panna tiepida eliminando la foglia di alloro e mescolare bene. A questo punto, chi ha in casa il cacao (chi non ha in casa il cacao normalmente?) lo aggiunga alla preparazione passandolo per un colino e rimetta la preparazione sul fuoco basso rimestando per una decina di minuti, finché non si trasforma in una crema. Io invece ho messo il preparato sul fuoco, aggiungendo il cioccolato sbriciolato e l'ho fatto sciogliere, finché il tutto non è diventato cremoso.
Versare la crema nelle ciotole, far raffreddare e riporre in frigorifero per almeno mezza giornata.

Quanta dolcezza!

In questi giorni, tra il pranzo a casa della mamma e gli ospiti ieri per merenda mi sono trovata più del solito davanti al forno a produrre dolcetti.
Il primo dei due, che ho preparato addirittura due volte in pochi giorni (per la colazione è veramente perfetto) è una rivisitazione del pane di banana già postato qui. L'unica modifica è stata l'aggiunta di pezzetti di fragole nell'impasto e devo dire che ci stanno benissimo.
Pane_banana_fragola
L'impasto è un po' scuro, perché mentre preparavo mi sono resa conto (come mio solito) che la farina 00 era insufficiente, quindi l'ho dovuta tagliare con farina integrale. Devo dire che quasi lo preferisco.
Per il pranzo da mia madre invece ho voluto provare una ricetta che corteggiavo da molto, ovvero il clafoutis di ciliegie. La ricetta di questo dolce si trova abbastanza facilmente, ma, come spesso accade, quando una ne ha bisogno non sa mai dove l'ha vista, perciò mi sono rivolta a una delle mie bibbie personali in fatto di ricette, ovvero la cavoletto.
La ricetta è questa e non la sto a postare nuovamente, visto che l'ho seguita letteralmente (solo, ho un po' ridotto gli ingredienti, visto che a casa avevo solo 300 gr di ciliegie e una teglia piccola, del resto eravamo in tre a pranzo).
Il risultato ovviamente non è paragonabile (rido).
clafoutis_ciliegie
Però era molto buono lo stesso. Unica nota mia personale: la prossima volta non ci rimetterei le mandorle, a gusto mio lo rendono un po' troppo stucchevole. Tra l'altro, la crema così preparata, con le mandorle, credo si chiami frangipane.
Insomma, comunque dopo questo "ponte" (io lunedì ero in ufficio però) temo di avere la glicemia alle stelle!

Galeotto il cavoletto

Non è molto che giro per blog di cucina, anche se naturalmente conoscevo i più famosi almeno di nome. Ma non mi ci ero avvicinata perché temevo che contenessero ricette troppo elaborate per le mie manine pasticcione e poco esperte.
Invece la prima volta che sono stata su cavoletto c'era questa ricetta qui e mi è sembrata talmente facile che il tempo di procurarmi il mascarpone e l'ho fatta subito. Solo che io ero convintissima di avere in casa della marmellata di fichi procuratami da un produttore siciliano. Al momento di aprire il barattolo ho scoperto però che era una marmellata di gelsi neri. Non mi sono lasciata scoraggiare e anzi ho pensato che poteva essere più originale ancora.
E' una ricetta che faccio spesso per il pranzo della domenica, perché è talmente veloce che mi permette di dedicarmi poi alle pulizie di casa o al meritato relax, ma sabato sera l'ho preparata per degli amici che venivano a cena. Siccome sono due buone forchette ho modificato le dosi, perché quelle di cavoletto sono solo un assaggio!
budino_gelsi_neri
Budino con marmellata di gelsi neri - ricetta di Cavoletto di Bruxelles
Ingredienti (per 4)
latte 50cl
zucchero 100g
mascarpone 250g
maizena 1 cucchiaino
burro 1 cucchiaio
vaniglia in polvere 1 cucchiaino
marmellata (io ho usato quella di gelsi neri, ne va bene una qualsiasi) 4 cucchiai
grappa 1 cucchiaio
succo di 1/2 limone
Versare il latte in un pentolino, aggiungere il mascarpone, lo zucchero, la vaniglia e la maizena, portare a ebollizione mescolando con una frusta in modo da far sciogliere bene la fecola. Far cuocere per un minuto mescolando sempre, poi spegnere, aggiungere il burro e mescolare di nuovo, fino a ottenere una crema omogenea.Versare la crema in 4 bicchieri e metterli al fresco per un paio di ore. Infine, scaldare la marmellata con la grappa, due cucchiai di acqua e e il succo di limone, lasciar bollire per un minuto e versare un cucchiaio di marmellata su ogni budino. Rimettere al fresco prima di servire.

PS: indicativamente io ho aumentato le dosi di mascarpone lasciando il resto praticamente invariato, immagino che nella versione originale venga tutto un po' più leggero, ma questa versione fat ha avuto successo.

Ubriaca di pere

Per il risotto pere e gorgonzola della settimana scorsa avevo mandato il fidanzato a fare la spesa dicendogli espressamente: "comprami una pera". Lui invece è tornato a casa con un'intera confezione che occorreva smaltire nei diversi modi. Sempre martedì scorso sfogliavo l'ultimo numero di Sale e Pepe, arrivato proprio quel giorno dentro la mia casella di posta e ho trovato la ricetta di un dessert di pere al vino rosso con spezie e frutta secca. La frutta secca della ricetta originale era però costituita da albicocche secche e uva passa, che io non avevo in dispensa (e faccio male, soprattutto per l'uvetta, che compare spesso in sfiziosissime preparazioni), perciò ho ben pensato di rielabrorare la ricetta e alla fine è venuta quasi completamente diversa dall'originale che l'ha ispirata e dalla quale ho preso spunto anche per la presentazione.
Pere al Porto con frutta secca

Pere al Porto con frutta secca

Ingredienti per due
2 pere sode
2 manciate di nocciole, noci, mandorle tritate grossolanamente (col pestacarne per esempio)
1 cucchiaio di zucchero + 1 cucchiaino
1 bicchiere di Porto
gr. 100/150 di mascarpone
2/3 chiodi di garofano, 1 anice stellato, una spolverata di cannella

Preparazione
In un pentolino dal fondo spesso mettere a scaldare il Porto con il cucchiaio di zucchero e le spezie. Sbucciare le pere e tagliarle a tocchetti, mantenendo intatta la parte alta. Quando il vino comincia a bollire aggiungere le pere e cuocere per una quindicina di minuti.
Distribuire sul fondo delle coppette uno strato di frutta secca tritata. Sbattere a crema il mascarpone con il cucchiaino di zucchero e disporlo sopra la frutta secca. Togliere le pere dal Porto e distribuirle sopra il mascarpone, avendo l'accortezza di mantenere in piedi la parte col picciolo. Versarci sopra il Porto filtrato e completare con altra frutta secca tritata.
Servire a temperatura ambiente.

Questa ricetta partecipa alla raccolta IL DOLCE CUCCHIAIO di pan di panna.


Semplice semplice

Non avevo intenzione di uscire sabato pomeriggio: vedevo le ore stendersi placide davanti a me e progettavo di stendermi placida sul letto a leggere un buon libro. E però già prima di pranzo mi sentivo irrequieta, complice forse la bella giornata non ne volevo sapere di starmene a casa. Così sono saltata sul treno e sono andata a farmi un giro in Corso Vercelli (Milano). Dapprima ho gironzolato un po' dentro un negozio di elettrodomestici ad ammirare impastatrici e robot (ebbene sì, ho una fascinazione per la planetaria di Kitchen Aid, ma accipicchia, costa come una borsa di Prada!), poi ho ammirato un po' di vetrine e infine mi sono chiusa dentro la Feltrinelli a sfogliare libri di cucina sgranando gli occhioni. Alla fine ne sono uscita con questo, che tra l'altro era l'ultimo che avevo tirato giù dagli scaffali, quando ormai mi ero rassegnata a non comprare nulla. Così piena di immagini culinarie non ho resistito a fare un salto da Kitchen, dove ho solo gironzolato un po', appagando la vista senza intaccare il portafogli.
In treno sulla strada di casa ho cominciato a leggere il libro con attenzione e devo dire che lo trovo molto divertente anche solo come intrattenimento, con tutti i commenti che l'autrice fa alle sezioni. Spero di trarne molti spunti!
Ieri sera poi per cena ho messo in pratica un dessert semplicissimo, che alla fine altro non è che frutta cotta (cosa non fa un bicchierino di vetro ben presentato!).

Composta di mele e noci
Composta di mele e noci (per due)
Ingredienti
2 mele
1 cucchiaio di zucchero
1/2 limone
2 noci
1 spolverata di cannella
Preparazione
Cuocere le mele tagliate a pezzettini dentro un pentolino con il succo di limone e lo zucchero. Dopo circa 15 minuti togliere le mele dal fuoco e schiacciarle (Trish Deseine suggerisce di usare lo schiacciapatate, io me la sono cavata con una forchetta). Aggiungere la cannella (io l'ho messa durante la cottura e ho fatto male, perché mi ha asciugato tutto l'impasto!) e distribuire il composto nei bicchierini. Completare con le noci sbriciolate sopra e lasciar intiepidire.

Nota: la ricetta del libro è un po' diversa: nel senso che la cannella e le noci sbriciolate sono un'aggiunta mia, mentre Trish Deseine serve le mele con un caramello al burro. Ma io da una parte ho delle difficoltà col caramello, dall'altra ho pensato che di domenica sera era meglio star leggeri... e non me ne sono pentita!