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Torta rovesciata di pere

Penso spesso che questo blog verrà abbandonato. Forse ha assolto alla sua funzione quando era il momento e ora non ne ho più bisogno. Probabilmente mi serviva per dire a me stessa che c'erano cose che anch'io avrei imparato a fare. Ed è vero: ci sono tante cose che ho imparato a fare e non lo sospettavo: la focaccia, il pandoro, i grissini. Quelle che erano i miei tabù, ovvero la torta a strati (qualsiasi) e la pasta casalinga, sono rimasti tali. Forse me li tengo apposta, non so.
Cucino ancora abbastanza: specie per cena, quando è impossibile fotografare e fondamentalmente questa voglia di fotografare i cibi mi è un po' passata. La settimana scorsa per esempio avevo fatto dei deliziosi panini alla farina di castagne con la pasta madre ed erano anche piuttosto graziosi da vedere, sarebbero stati perfetti per il blog. Boh. Non ho avuto voglia di fotografarli e ciao. L'importante è che ce li siamo mangiati.
Eppure si vede che non è ancora finita, ecco perché sono qui con questa ricetta di torta di pere e zenzero copiata dall'ultimo numero di Sale e Pepe. Quella che vedete nella foto è proprio l'ultima fetta: solo un altro ripensamento e non sarebbe qui. Invece eccola.
Non solo buona, ma anche soffice e profumatissima.
Torta rovesciata di pere e zenzero
torta rovesciata di pere
Ingredienti per 8 persone
4 pere williams sode
230 gr farina
200 gr zucchero di canna
100 gr zucchero semolato
il succo di un limone
250 ml latte
una tazzina da caffè di olio di riso (o girasole)
2 uova
1 cucchiaino colmo di zenzero in polvere
1 cucchiaino di bicarbonato
sale

Portate a ebollizione un litro d'acqua insieme allo zucchero semolato, aggiungete il succo di limone e le pere sbucciate, tagliate a metà e private del torsolo. Cuocete le pere finché non sono morbide: a me sono bastati 15 minuti. Scolatele e fatele raffreddare.
Setacciate la farina in una ciotola con il bicarbonato e lo zenzero e aggiungete lo zucchero di canna e un pizzico di sale, mescolando. In un'altra ciotola rompete le uova, unite il latte e l'olio, sbattete e versate sul composto di zucchero e farina. Mescolate con una frusta fino a ottenere un impasto omogeneo.
Rivestite di carta forno bagnata e strizzata una teglia rettangolare 20x24 cm e disponetevi le pere, con il lato tagliato verso il basso. Versatevi sopra l'impasto e cuocete in forno già caldo a 180°C per circa 35 minuti.
Fate intiepidire e rovesciate su un piatto da portata prima di servire.

Pasticceri si diventa

Come qualcuno dei miei affezionati lettori già sa, sabato scorso ho cominciato il corso “Basi della pasticceria” della Cucina Italiana. Gente, non credevo: uno spasso. Ho già frequentato altri corsi della Cucina Italiana (personalmente li trovo i migliori tra quelli organizzati a Milano), ma questo si preannuncia una fonte di aneddoti a profusione.
A cominciare dalla tizia che non ha mai usato il forno di casa sua e non conosce i simbolini di normale e ventilato (giuro, le ho dovuto fare i disegnini) e si stupisce e si entusiasma che un solo forno possa avere entrambe le funzioni. Poi c’è quella magrissima e un po’ vamp, che non capisco cosa ci faccia lì, finché non confessa che ce l’ha iscritta di peso il marito perché impari un po’ a fare dei dolci decenti, che finora i suoi non li ha voluti neanche il cane e non fa che citare Montersino (che guarda religiosamente in televisione), suscitando un certo nervosismo nel pasticcere docente del corso. C’è il tizio che ha tutta l’aria di essere un serial killer e non proferisce una sola parola in tutte le tre ore di lezione. E poi ci sono persone carine, normali, che come me fanno a casa le loro prove con risultati alterni. Chissà che non salti fuori anche qualche bella amicizia.
Sabato abbiamo cominciato con pasta frolla e pasta sfoglia (da non credere: finalmente mi è venuta voglia di fare la sfoglia in casa), meringa, crema pasticcera e crema al limone. La pasticcera ho voluto farla io, visto che a casa non mi riesce mai e in effetti, nonostante gli strumenti professionali e l’assistenza vigile del pasticcere docente, ero quasi riuscita a bruciarla anche stavolta. Poi abbiamo assemblato il tutto e ne sono venute fuori una crostata di frutta con crema pasticcera e una crostata meringata al limone che penso avrei potuto mangiare tutta da sola. Anzi, volevo rifare la crema al limone a casa in questi giorni, ma non sono riuscita a trovare i limoni non trattati e spero che siano presto disponibili al gas, per lanciarmi nella produzione.
La ricetta che vi propongo oggi non fa parte del corso di cucina, anzi è una di quelle che risulterebbero facili anche per chi il forno non l’ha mai acceso. Io l’ho trovata su Delizie Divine di Nigella Lawson. So che Nigella è un personaggio controverso, infatti ero un po’ indecisa se acquistare il libro o meno. Devo naturalmente provare molte altre ricette prima di dare un parere, ma per quanto riguarda questa posso tranquillamente affermare che è promossa a pieni voti: si tratta di una torta morbida, profumata e buonissima, che ha allietato le nostre colazioni per una settimana, dandoci un buon motivo per alzarci dal letto la mattina. Che non è cosa da poco!

Torta all’arancio e cioccolato semplice
(ricetta tratta da Delizie Divine)
cioccolato e marmellata di arancia
Ingredienti
125 gr di burro
100 gr di cioccolato fondente spezzettato
300 gr di marmellata di arance
150 gr di zucchero
sale
2 uova sbattute
150 gr di farina
1 cucchiaino scarso di lievito
zucchero a velo per servire

Preriscaldare il forno a 180°. Sciogliere il burro a fuoco basso in una pentola dal fondo spesso. Quando è quasi fuso aggiungere il cioccolato e mescolare bene per amalgamarlo al burro. Togliere dal fuoco. Aggiungere la marmellata, lo zucchero, il sale e le uova, mescolare con un cucchiaio di legno e incorporare a poco a poco la farina setacciata con il lievito. Versare l’impasto in una tortiera da 20 cm di diametro imburrata e infarinata e cuocere in forno per circa 45 minuti. Quando la torta si è raffreddata, spolverizzare con zucchero a velo.
Come suggerisce la stessa Nigella, la marmellata di arance è sostituibile con altra di propria scelta. Io infatti la vorrei riprovare con la marmellata di lamponi e anche con quella di pere.

La ciambella con la sorpresa in fondo

Sabato scorso ero al Salone del Libro accasciata su una panca in attesa di due amiche quando mi ha telefonato il moroso per dirmi che stava facendo la spesa e che aveva comprato le ciliegie.
Le ciliegie! Io ci vado matta: è uno dei miei frutti preferiti, non vedevo l'ora di correre a casa a mangiarle. Quelle ciliegie mi hanno fatto compagnia per molte merende in ufficio e anche adesso che sto scrivendo sto gustando le ultime della confezione.
Nel frattempo avevo adocchiato la torta del mese dal mio calendario di torte e biscotti: una voluttuosa ciambella alle ciliegie con gelatina di frutta. Ora, io la gelatina l'ho omessa e sulle ciliegie avrei avuto un pensiero tardivo, come poi vi dirò.
Comunque, come credo succeda a tutti noi mentre ci accingiamo a cucinare, nel seguire la ricetta mi sono ricordata di questa ricetta qui, che aggiungeva farina di mandorle al composto, oltre alla ricotta avanzata dalle polpettine che ancora stazionava nel frigo. Così la ricetta del calendario è stata ben bene modificata e secondo me in meglio.
L'unico appunto che mi sento di fare, che è poi il pensiero tardivo di cui sopra è questo. La ricetta diceva di mettere le ciliegie alla fine, sulla ciambella già nello stampo e io così ho fatto. Pensavo infatti che il loro peso le avrebbe fatte precipitare sul fondo, di modo che, ribaltando il dolce, si sarebbero trovate in superficie. Invece no: durante la cottura sono rimaste dov'erano, col risultato che adesso stanno alla base della torta, come una piccola sorpresa per chi mangia. Come variante proporrei perciò di versare le ciliegie denocciolate nell'impasto, vedete poi voi.
Ciambella mandorle e ciliegie
ciambella mandorle e ciliegie
Ingredienti
120 gr di burro morbido a tocchetti
120 gr di zucchero
4 uova
150 gr di farina
80 gr di farina di mandorle (io ho semplicemente tritato al mixer lo stesso peso di mandorle)
1 bustina di lievito
2 cucchiai di latte
ciliegie denocciolate

Lavorare a crema il burro con lo zucchero. Quando il composto è ben amalgamato aggiungere i tuorli delle uova ad uno ad uno (non aggiungere il successivo finché il precedente non è ben amalgamato). A questo punto aggiungere il latte, le mandorle, la farina setacciata con il lievito e mescolare fino a rendere omogeneo il composto. Versare il composto in uno stampo a ciambella imburrato. Decorare la base della ciambella con le ciliegie denocciolate e cuocere in forno già caldo a 180° per 50/60 minuti.
Servire spolverizzato di zucchero a velo.

Troppo lavoro

Ultimamente non ho un secondo libero. Sto passando da un'attività all'altra (all'interno della stessa azienda), che tradotto in soldoni significa che sto facendo due lavori. Che poi in soldoni mica tanto, perché lo stipendio non cambia. Sono sempre in riunione o in trasferta per una cosa o per l'altra, ecco perché non ho tanto tempo per star dietro al mio piccolo blog-bistrot.
A casa cucino saltuariamente: sono sempre stanca e disorganizzata. Ma ho comunque accumulato ricette fatte da postare per i mesi a venire, avessi solo il tempo di scriverle. Però oggi mi ritaglio questi pochi minuti, visto che nel pomeriggio non ho appuntamenti fino alle sei (alle sei!). Anche perché chissà quando mi ricapita.
Ora, domenica è stato il mio compleanno. Non mi sono neanche fatta la torta. Ho provato a fare delle madeleines che (come già sanno i miei venti follower di Twitter) sono miseramente implose. Così col moroso abbiamo deciso di uscire a fare il brunch e abbiamo fatto cucinare qualcun altro.
Ieri poi me ne sono stata in trasferta tutto il giorno, imballata in macchina in coda a causa di un brutto incidente in autostrada e sono tornata in ufficio che erano le quattro e mezza. Ma le mie colleghe mi avevano fatto il regalo e lasciarle senza torta mi pareva brutto. Così ieri sera, nonostante la stanchezza, mi sono armata dei miei manuali di cucina e alla fine ho scelto una ricetta di Donna Hay dal suo insostituibile Classici Moderni - vol. 2, nello specifico dalla pagina "idee veloci" che pareva fare al caso mio.
Devo anche ammettere che quando alla fine la torta era pronta mi sentivo meno stanca di quando ero tornata a casa.
Venendo alla ricetta, ho fatto solo una piccola modifica. Erano previsti gr. 250 di burro e io non li avevo. Ne avevo solo 150. Così ho pensato di metterci piuttosto un po' di cioccolato, invece del cacao indicato nella ricetta, in modo da mantenere la stessa morbidezza senza intaccare sostanzialmente il sapore.
Ed eccola qua. Io non l'ho ancora neanche assaggiata, ma le mie colleghe mi hanno detto che è buonissima.
Torta cioccolato e cocco
da una ricetta di Donna Hay
Torta cioccolato e cocco
Ingredienti
150 gr di burro
50 gr di cioccolato fondente
3 uova
200 gr di zucchero
200 gr di farina setacciata con mezza bustina di lievito
120 gr di farina di cocco
180 cl di latte

Fondere il burro insieme al cioccolato. Contemporaneamente sbattere le uova con lo zucchero fino a che non raddoppiano di volume. Versare nella ciotola tutti gli altri ingredienti e amalgamarli a velocità media (l'aveva detto Donna Hay che era un'idea veloce!). Versare il composto in una teglia da 24 cm ricoperta di carta forno bagnata e strizzata e infornare in forno già caldo a 180°C.

Basta con le torte di mele!

E invece no. Ne ho ordinate ancora, perciò non escludo che il periodo "torte di mele" sia destinato a durare. Anche se per fortuna ho visto in giro altre ricette di dolci che mi ispirano parecchio e che potrebbero mettere la parola fine a questo andazzo (in fondo mica sono Picasso col periodo blu).
La ricetta di questa torta viene dal mio calendario del 2010: verso i primi di quest'anno andai a fare compereo all'outlet di Fidenza e dopo pranzo portai il moroso a fare un giro per Parma, che lui non aveva mai visto. Mentre passeggiavamo per la città, stringendoci contro i muri per evitare la neve, notai il calendarietto intitolato "Torte e biscotti" in una piccola cartoleria e subito ne fui attratta. E' un calendario da muro, di quelli lunghi, pieno di disegni teneri e con le scritte che sembrano fatte a mano. Le ricette sono sia sul mese che sul retro.
Quando uscii dal negozio il commesso mi augurò Buon Anno di torte e biscotti. "Speriamo", commentai io allora. E mi verrebbe voglia di dirlo ancora, visto che sto un po' disertando i fornelli ultimamente.
Questa ricetta campeggia sulla pagina di marzo e già dai primi del mese il suo simpatico disegnino mi occhieggiava dal muro. Non avevo mai pensato a una torta di mele con il cocco onestamente, anche perché non vado matta per quest'ultimo ingrediente. Invece ammetto che nell'impasto ci sta proprio bene, non è per nulla stucchevole e ci è piaciuto parecchio (anche alla Pina!).
Torta di mele e cocco
(ricetta tratta dal calendario Torte e biscotti 2010)
mele e cocco
Ingredienti
90 gr di burro a temperatura ambiente
90 gr di zucchero
90 gr di cocco disidratato in polvere
140 gr di farina
3 uova
3 mele renette
scorza grattugiata di un limone
1/2 cucchiaino di lievito

Montare a crema il burro con lo zucchero e aggiungere i tuorli a uno a uno, tenendo da parte gli albumi. Aggiungere successivamente la scorza di limone, metà del cocco e la farina setacciata con il lievito. Amalgamare bene. Montare a neve gli albumi e aggiungerli delicatamente al composto. Versare il tutto in una tortiera (per me è stata perfetta quella da 20 cm di diametro) imburrata o rivestita di carta forno bagnata e strizzata. Tagliare le mele a fettine e disporle sopra la torta in ordine circolare. Cospargere con il cocco avanzato e cuocere in forno già caldo a 200°C per circa 45 minuti.

Per la beatificazione dell'inventore del frullatore a immersione

Su Sale e Pepe di marzo si racconta che il frullatore a immersione fu inventato da un designer spagnolo dell'azienda Pimer, in seguito acquisita dalla Braun: da qui il nome minipimer usato ormai comunemente per indicare l'attrezzo. Di questo designer sconosciuto io spero solo che abbia avuto una vita ricca, lunga e felice e che sia morto serenamente circondato dall'affetto dei suoi cari.
Sì perché domenica mattina mi ha risolto un problema derivante dall'impasto di una torta che ora vi andrò a raccontare. Ma partiamo dal principio.
Per domenica eravamo invitati a un brunch. Io avevo promesso di portare il pane (il pane buonissimo ai cereali con dentro i semini fatto dalla Rosetta e che infatti è stato spazzolato dai commensali in men che non si dica) e un dolce. Siccome però sono una donna profondamente disorganizzata (e sto cercando di farlo capire ai miei capi che mi vogliono spostare in Organizzazione!), il sabato me ne sono andata in giro per i fatti miei e mi sono trovata la domenica mattina con le due cose da preparare. Il fatto è che il programma della macchina del pane ci impiega 3 ore e 43 minuti, tenendo impegnata per tutto questo tempo l'unica schuko di tutta la casa, che sfortunatamente serve anche per l'impastatrice.
Niente di male, ho pensato: sceglierò un dolce che non necessita di impasto particolarmente impegnativo, così lo posso fare a mano. Mi sono messa a sfogliare tutti i miei libri di dolci mentre facevo colazione e alla fine ne ho scelto uno tratto dal libro di Donna Hay, che sembrava perfetto, perché fa amalgamare gli ingredienti liquidi tramite cottura e quelli soliti da un'altra parte per unirli poi alla fine semplicemente mescolando. E' qui che si è compiuta la tragedia: l'unione dei liquidi insieme alla farina e al lievito ha creato un disastroso impasto pieno di grumi. In quel mentre ho pensato a Trish Deseine, che nella pagina "desaster recovery" del suo libro I love torte, quando parla dei grumi di farina commenta "sappiamo entrambe che la farina non è stata setacciata". Ecco, a quel punto io avrei voluto telefonare a Trish e strillare: "Non è vero! Io la farina l'ho setacciata, ma si è raggrumata lo stesso!"
Invece, dopo un attimo di panico sono andata a recuperare il mio amico frullatore a immersione, ho frullato per bene l'impasto, eliminando la maggior parte dei grumi e realizzando un grande successo culinario di pubblico e di critica, nonché la mia torta più bella fino ad oggi.
Torta al cioccolato bianco
(ricetta di Donna Hay)
Torta al cioccolato bianco con ganache di fondente
Ingredienti
180 gr di burro a pezzetti
250 ml di latte
250 gr zucchero semolato (la ricetta ne prevedeva 340, a me sembra che sia abbastanza dolce così)
100 gr cioccolato bianco a pezzetti (la ricetta ne prevedeva 100, io non li avevo)
270 gr farina
mezza bustina di lievito
vaniglia
due uova

75 gr di cioccolato fondente e 75 cl di panna liquida per la ganache di copertura

Scaldate il forno a 180°C. Mettete il burro, il latte, lo zucchero e il cioccolato bianco in una pentola su fuoco basso e mescolate finché il composto si scioglie ed è omogeneo. Mettete in una ciotola la farina, il lievito, la vaniglia e le uova. Unite il composto al cioccolato e mescolate per amalgamare bene il tutto. Ecco, è qui che io ho usato il frullatore, non escludo che con l'uso di una normale impastatrice vada tutto a meraviglia. Versate in uno stampo rotondo (la ricetta diceva da 22 cm, io ne ho usato uno da 28 cm e vi assicuro che andava benissimo così, con uno da 22 avrei avuto paura di veder sbordare l'impasto) foderato di carta forno. Cuocete per 50 minuti. Fate raffreddare nello stampo.
Preparate una ganache sciogliendo il cioccolato nella panna a bagnomaria, fate intiepidire e ricoprite la torta ormai fredda.

Si fa presto a dire "torta di mele"

Ho una buona notizia: ho finalmente finito le mele in frigo. Ho una cattiva notizia: le ho ordinate di nuovo e stasera vado a ritirarle. Ho una notizia così così: nella mia dispensa c'è una torta di mele buonissima, ma non l'ho fatta io.
Questa che vi presento invece sì, l'ho fatta io, ma è già finita. La ricetta viene dal numero di novembre 2008 di Sale e Pepe e ha il vantaggio di essere facilissima e anche molto profumata. Si mantiene morbida per un sacco di tempo (a meno di non scofanarla tutta ovviamente) ed è perfetta per la colazione, ma anche per una merenda, accompagnata dallo stesso the utilizzato per realizzarla. Che tra l'altro è il the che mi porto in ufficio dentro il thermos (quando mi ricordo, stamattina per esempio no), quello verde al gelsomino del Commercio Equo, buonissimo anche senza essere dolcificato.

Ciambella mele e gelsomino
(ricetta tratta da Sale e Pepe di novembre 2008)
Ciambella di mele al gelsomino
Ingredienti
300 gr di mele Pink Lady (io in realtà ho usato una grossa mela stark)
160 gr farina
150 gr zucchero
5 cl olio (io ho usato quello di riso perché il mio di oliva è troppo forte)
1 bustina di the al gelsomino
2 uova
1 bustina di lievito per dolci
burro per lo stampo

Preparate il the con un dl abbondante di acqua. Sbattete le uova con lo zucchero in una terrina, unite l'olio, il the e incorporate la farina setacciata con il lievito. Sbucciate le mele, privatele del torsolo, tagliatele a dadini e unitele al composto, mescolando bene con delicatezza. Versate tutto in uno stampo da ciambella di 20 cm di diametro ben imburrato e cuocete in forno già caldo a 180°C per un'ora. Fate intiepidire e sformate.

Dieta? Quale dieta?

L'altro giorno ero a pranzo in un bar/gelateria con il moroso e accanto a noi due colleghe avevano preso un semplice piatto di verdure bollite.
"Che dietetiche!" ha commentato il moroso addentando la sua piadina.
Poi le due hanno ordinato il caffè e si è svolto il seguente dialogo.
Collega1: "Io prendo un caffè in tazza grande con la panna"
Barista: "E sopra?"
Collega1: "La cannella"
Collega2: "Per me un caffè normale"
Barista: "Con la panna?"
Collega2: "Sìsì, con la panna"
Barista: "E la cannella?"
Collega2: "Certo!"
E così il barista è arrivato con due tazzone piene di panna, in cui forse c'era un po' di caffè, una bella spolverata di cannella e infilato dentro pure un biscottino, mentre io e il moroso strabuzzavamo gli occhi al concetto di caffè normale.
Mi par giusto, in questo contesto, presentarvi la torta preparata in occasione del pranzo degli ingrati, che in questo caso non hanno avuto da dire per la torta in sé ma per come il moroso la tagliava (lo giuro).
La ricetta è tratta da Cucina Moderna di febbraio, io l'ho solo modificata un po': la ricetta originale prevedeva la decorazione con le scorzette d'arancia, io ho preferito sostituirle con fettine di arancia nello sciroppo: altrettanto scenografiche e molto meno impegnative.
La foto è bruttina, ma la torta fa la sua figura e mi sento di consigliarla, anche se è un po' più impegnativa delle mie produzioni abituali.
Crostata arance e cioccolato
torta_arance
Ingredienti
Per il guscio di cacao:
275 gr di farina
45 gr di cacao in polvere
150 gr di burro
2 cucchiai di zucchero
un pizzico di sale
Per la crema e la guarnizione:
5 uova
4 arance non trattate
200 gr zucchero
125 gr di panna fresca

Setacciate la farina con il cacao e una presa di sale. Unite il burro a dadini, lo zucchero e lavorate fino a ottenere una consistenza sabbiosa. Aggiungete poco alla volta mezzo bicchiere di acqua ghiacciata, formate una palla e passatela al mattarello dopo averla inserita tra due fogli di carta forno. Mettete l'impasto in frigo per almeno un'ora. Foderate uno stampo antiaderente a cerniera di 22-24 cm e ritagliate la pasta eccedente. Coprite con carta forno, riempite con i pesi e cuocete per 20 minuti a 200°C.
Sbattete le uova con metà dello zucchero, unite la scorza grattugiata di due arance, poi spremetele e unite poco succo alla volta. Incorporate la panna, versate la crema nel guscio e cuocete a 160°C per 45 minuti.
Spremete un'arancia, filtrate il succo, unite il resto dello zucchero e scaldate lo sciroppo in un pentolino, facendolo addensare. Lavate bene l'ultima arancia, affettatela senza sbucciarla, posizionate le fette sulla torta e cospargete con poco sciroppo.

Le mele gialle le ho sempre odiate

Ebbene sì. Le mele gialle sono un terribile simbolo della mensa delle elementari, quando erano l'unico frutto a disposizione. Erano tristi, bitorzolute e per niente croccanti e io detestavo la mensa, perciò da allora non ne ho più volute mangiare e me ne tengo sempre a distanza. Ci sarebbe da chiedersi perché allora le ho ordinate quando le ho viste nell'elenco della frutta disponibile al gruppo d'acquisto. La verità è che non c'erano altri tipi di mela e io ero stufa di ordinare solo arance e mandarini.
Me ne sono pentita subito dopo aver aperto il sacchetto, mi sarei data dei pugni in testa. Per fortuna è venuta in mio soccorso una raccolta del meglio di Sale e Pepe dedicata ai dolci alle mele, uscita lo scorso dicembre. Me ne ero perfino dimenticata, visto che io compro le cose così, a casaccio, per fortuna un collega mi ha chiesto se per caso ce l'avessi e se potevo prestarglielo ed ecco che prima di portarlo a lui ne ho cavato questa (che ha pure il pregio di impiegare pochissimo burro):
Torta con mele grattugiate
tortamorbidadimele
Ingredienti
140 g di farina 00

3 uova
35 g di burro
110 g di zucchero
zucchero a velo
5 g di lievito vanigliato in polvere per dolci
1 cucchiaio di cannella in polvere
2 mele
un pizzico di sale

Sgusciare le uova in una ciotola, aggiungere lo zucchero e montare con la frusta elettrica, fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Incorporare quindi gradualmente la farina setacciata con il lievito e il sale e la cannella. Sciogliere il burro a fuoco bassissimo, lasciarlo intiepidire, aggiungerlo al composto e mescolare con cura.  Sbucciare le mele, eliminare il torsolo e grattugiarle con la grattugia a fori grossi, facendole cadere direttamente nel composto. Foderare con carta da forno bagnata e strizzata lo stampo a cerniera di 20 cm di diametro, versare il composto preparato e cuocere in forno già caldo a 180 °C per circa 40 minuti. Spolverizzare con zucchero a velo, una volta che la torta si è raffreddata.

PS: la ricetta originale prevedeva l'uso della buccia di un limone grattugiata al posto della cannella.

Un ingrediente versatile

Quando c'è da fare l'ordine dei formaggi al gruppo d'acquisto ordino sempre la ricotta, anche se a volte il produttore poi non la consegna. E' un po' difficile perciò programmare dei menu con un ingrediente che non si sa se si avrà a disposizione (e che ne è stato degli yogurt alla vaniglia che non erano nella mia scatola la volta scorsa?). Ammetto però che avevo notato questa ricetta sul già citato libro di Trish Deseine già qualche giorno fa, quando ero alla ricerca di un dolce leggero. Poi l'avevo scartata perché mi pareva troppo da colazione.
E invece... la ricotta è arrivata! Che farne? Una torta salata, un pesto e...
Be', ho rispolverato la ricetta, l'ho modificata a mio gusto ed eccola qui.
Ric(c)ociambella al caffè e cioccolato
riccociambella al caffe

Ingredienti
280 gr di ricotta
150 gr di burro morbido
150 gr di zucchero
180 gr di farina
1/2 bustina di lievito
2 tazze di caffè
3 uova (tuorli e albumi separati)
gocce di cioccolato o cioccolato tritato a piacere (a me piace... tanto!)

Mescolare il burro con lo zucchero formando una crema. Aggiungere i tuorli uno alla volta e quando sono ben amalgamati unire la ricotta e il caffè, sempre mescolando. Montare gli albumi a neve fermissima e amalgamarli delicatamente al composto, mescolando dall'alto verso il basso per non smontarli. Setacciare la farina con il lievito, unirla all'impasto. Unire da ultime le gocce di cioccolato, mescolando per distribuirle uniformemente.
Versare in una teglia da ciambelle ben imburrata e cuocere in forno già caldo a 180°C per 40 minuti.
Grazie alla ricotta questo dolce si mantiene morbido a lungo.
Anche questa ricetta partecipa al contest di NeroNero.

Ricetta con dedica

Sabato scorso sono stata a cena dalla mia amica Francesca. Mi sentivo molto in colpa, perché toccherebbe a me invitare lei e la sua famiglia da me: è inammissibile che non abbia ancora visto casa mia dopo più di un anno che ci abito.
Così quando mi ha telefonato le ho detto: "Il dolce però lo porto io". L'ho sentita un po' esitante, poi mi ha detto: "Veramente qui saremmo tutti a dieta" e io: "Anche noi!", così alla fine ci siamo accordate per un dolce leggero e non troppo strutturato.
Venerdì sera, mentre giocavo con la Pina, ho tentato di sfogliare l'ultimo libro di Trish Deseine e mentre vagavo tra trionfi di cioccolato, corna di alci e preparazioni da certosini tipo questa, mi sono finalmente imbattuta nella ricetta perfetta: una semplice ciambella arance e papavero, guarnita da una glassa al limone che stava lì solo per decorare, senza innalzare drammaticamente il conto delle calorie (cioè, almeno credo).
Così, finalmente messa a nanna la Pina, mi sono messa all'opera. La torta, di per se stessa è venuta bene. Il problema è sorto quando ho tentato di glassarla. Questo era il mio primo esperimento di glassa, non avevo perciò idea di come dovessi aspettarmi la consistenza, il colore e le proporzioni tra limone e zucchero. Perciò quando ho letto il succo di un limone e 100 gr di zucchero a velo mi sono fidata. Il risultato è stato invece piuttosto una bagna, che però ha reso la torta morbida e gradevole (anche se purtroppo non elegante come nella foto nel libro) e sia Francesca che suo marito si sono mostrati entusiasti e desiderosi di avere la ricetta.
Se li ho fatti un po' aspettare è perché ultimamente arrivo al lavoro di corsa e invece volevo essere sicura di avere la ricetta con le dosi precise. Che io non sono mica come certe sue conoscenti che le danno apposta le ricette sbagliate!
La foto purtroppo non è riuscitissima: devo rassegnarmi al fatto che in inverno solo sul balcone ho la luce giusta e che quindi indipendentemente dalla temperatura lo scatto deve essere fatto fuori.
Ciambella arance e semi di papavero di Trish Deseine con una glassa che però è una bagna
ciambella_trishdeseine
Ingredienti
300 gr di farina
2 cucchiaini di lievito
150 gr di burro morbido
225 gr di zucchero
3 uova
3 cucchiai di semi di papavero
succo e scorza di un'arancia
250 ml di latte
per la bagna: 100 gr di zucchero a velo e il succo di un limone (un cucchiaio solo di succo se invece volete glassarla)

Amalgamare il burro ammorbidito con lo zucchero e successivamente aggiungere le uova una ad una. Amalgamare in successione i semi di papavero, la scorza e il succo di arancia, la farina setacciata insieme al lievito e infine il latte, mescolando il composto dal basso verso l'alto. Versare l'impasto in uno stampo a ciambella imburrato e infornare a 180° per 40 minuti (la ricetta diceva a 160°, io dopo dieci minuti di cottura a 160°, con la torta che non cresceva, ho girato la manopola a 180° e al driin del forno è uscita perfetta).
Per la bagna che voleva essere una glassa: mescolare lo zucchero a velo setacciato con il succo di limone e versarlo a cucchiaiate sulla torta. Spolverizzare con semini di papavero.

E' una ciambella semplice e profumatissima (profumava perfino l'impasto crudo mentre lo mescolavo), che ha riempito perfino l'abitacolo della mia macchinina usata per andare da Francesca, perciò mi sembra perfetta da dedicare a lei e alla nostra amicizia che va avanti da tantissimi anni e che spero duri per almeno altrettanti.

Un altro caso di Serendipity

L'altro giorno scandagliavo il blog di Camomilla alla ricerca della ricetta dei tortini al cioccolato dal cuore morbido e sono rimasta impressionata da come sia diventata brava negli ultimi mesi non solo nelle preparazioni, ma nella presentazione dei piatti: le sue sembrano foto professionali rubate alle migliori riviste!
Mentre "sfogliavo" sono rimasta catturata da una foto che appariva sulla banda sinistra dello schermo: una preparazione che senz'altro avevo già visto, ma non preso in considerazione. E invece sarà almeno una settimana che il moroso mi rinfaccia i due melograni abbandonati sul piano di lavoro e portati da mia madre a Natale con la scusa che "portano buono". Mia madre mi regala un melograno tutti gli anni e io tutti gli anni lo lascio invecchiare da qualche parte e poi lo butto via. Ma stavolta erano due e giganteschi.
Ammetto che non ho mai provato attrazione per questi frutti legnosi scomodissimi da mangiare e anche se quest'autunno su diversi blog sono fioccate ricette inusuali le ho ignorate tutte fino a venerdì scorso.
La preparazione vista su Fiordifrolla invece mi ha illuminata: una torta semplice, rustica e perfetta per la colazione del mattino (i miei imprescindibili 30 grammi di prodotto da forno), che si è poi rivelata profumata e morbidissima, davvero piacevole. Il moroso ne era entusiasta, per fortuna per farla ho usato solo uno dei due melograni, così il prossimo fine settimana la posso rifare.
Torta di melagrane di Diana via Fiordifrolla
tortaMelograno
Ingredienti
1 bicchiere di succo di melograno
125 g di burro fuso
125 g di farina 00
125 g di zucchero semolato
2 uova
1 cucchiaino di lievito per dolci
la scorza di 1 limone bio grattugiata
100 g di zucchero a velo

Preparate il succo di melagrana: tagliate in due alcuni melograni (a me ne è bastato uno, ma era grossissimo) e spremeteli con lo spremiagrumi. Filtrate il succo ottenuto con un colino a maglie fitte. In una ciotola lavorate con le fruste elettriche le uova insieme allo zucchero semolato fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Incorporate il burro fuso ormai freddo e fatelo amalgamare, quindi unite la farina setacciata insieme al lievito e azionate le fruste fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete metà del succo di melograno insieme alla scorza del limone (io questa non l'ho messa) e mescolate di nuovo con cura.
Trasferite il tutto in una teglia circolare da 22 cm di diametro, opportunamente imburrata e infarinata, e livellate. Fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 30 minuti, verificando la cottura attraverso uno stecchino, che infilerete nel centro del dolce e che dovrà risultare asciutto.
Mentre la torta cuoce preparate la bagna mescolando il resto del succo di melograno insieme allo zucchero a velo setacciato in un piccolo contenitore. Se notate comparire dei piccoli grumi vi basterà filtrare il liquido facendolo passare attraverso un colino a maglie fitte. Con un cucchiaino schiacciate i grumi rimasti per farli sciogliere.
Appena il dolce sarà cotto, sformatelo lasciandolo all'interno della teglia e con uno stecchino praticate tanti fori sulla superficie. Versate ora la bagna che verrà così assorbita dalla torta e fatela reffreddare. Poco prima di servire spolverizzatela con lo zucchero a velo e decorate con alcuni chicchi di melagrana, non fatelo con troppo anticipo altrimenti lo zucchero si inumidirà troppo e sarà esteticamente poco piacevole a vedersi.

Nota di Camomilla: io ho utilizzato uno stampo circolare da 24 cm e la torta è venuta molto bassa, consiglio di utilizzarne uno da 22 cm a cerchio apribile (non di più perché non deve risultare comunque troppo alto).
Nota di Lise: nonostante avessi letto la nota di Camomilla, mi sono accorta tardi di avere uno stampo da 24 cm, altrimenti credo che sarebbe bastato portare le quantità a gr. 150.

Grazie Diana e grazie Camomilla!

No agli sprechi

Premessa. A Natale il moroso mi ha regalato la tanto agognata macchina del pane. Sarà stato almeno un anno che la bramavo nei negozi di elettrodomestici e quando ho scartato il pacco ero felice come una bimba. Appena abbiamo avuto un po' di tempo l'abbiamo messa in funzione provando l'impasto base, che però prevedeva un kg di pane. Tra l'altro grazie alla mia sbadataggine ho esagerato con il lievito e alla fine il risultato era mangiabile ma non felicissimo (sabato l'ho riprovato con maggiori soddisfazioni).
Siccome ne era venuto tanto è andata a finire che ne è avanzato ed è diventato secco e duro.
Così, quando l'abbiamo rifatto, il moroso, indicando il pezzo avanzato mi ha chiesto: "E questo lo buttiamo?"
"No!", ho esclamato io, reduce dall'ascolto di una trasmissione radio sugli sprechi alimentari e su come evitarli. "Ci faccio la torta di pane".
Dalle nostre parti va molto forte la torta di pane, credo sia una ricetta brianzola in cui il pane deve stare in ammollo per almeno una notte e non so nemmeno in che cosa. Io non avevo nessuna voglia del momento ammollo: ormai ero lanciata nel momento no sprechi e avevo deciso che la torta sarebbe stata prodotta nel pomeriggio stesso.
Mi sono perciò ricordata di questa meraviglia e via che in men che non si dica ero pronta a far fuori l'avanzo.
A modo mio ovviamente, perché quando mai ho in casa gli ingredienti giusti e necessari per fare una ricetta che ho adocchiato? Ci mancava solo che mi mettessi a fare la torta di pane senza il pane vecchio.
Tanto per cominciare avevo solo metà del pane richiesto. E va be', potevo fare una torta più piccola. Ma amaretti? Solo 40 grammi e rimediati per caso. Allora ho integrato con farina di mandorle. Panna in casa? Purtroppo no. Ho pensato di sostituirla con il latte, poi ho visto che l'impasto non prevedeva il burro, allora ci ho messo quello. Il liquore? Be' l'ho semplicemente dimenticato!
Così alla fine ho lasciato perdere anche lo zucchero a velo e tanto è stata spazzata via così velocemente che posso dire di non avere avuto il tempo di mettercelo.
A dire il vero io ne ho mangiati solo due pezzetti piccolissimi, poi il moroso l'ha portata a casa dei suoi ieri sera e il commento di suo fratello, che di solito i dolci li considera pochissimo è stato: "Dille di rifarla subito!". Anche perché è finita in men che non si dica.
Torta di pane e cioccolato di Sabrina, alla maniera di Lise
Torta di pane e cioccolato
Ingredienti
100 gr pane finemente grattugiato
40 gr di amaretti sbriciolati
30 gr di farina di mandorle
100 gr di cioccolato fondente a pezzetti
80 gr di zucchero
1 uovo
75 gr di burro fuso freddo
2 cucchiai di latte
1 cucchiaino di lievito per dolci
Sminuzzare il pane, gli amaretti e il cioccolato nel mixer con le lame. Io all'ultimo giro ho aggiunto anche il lievito per essere sicura che si amalgamasse bene.
Utilizzando le fruste elettriche montare molto bene l'uovo con lo zucchero e amalgamarlo al composto di pane, amaretti e cioccolato, aggiungere la farina di mandorle, quindi, rimestando con un cucchiaio di legno, aggiungere il burro e il latte. Versare il composto in una tortiera imburrata e cosparsa di pangrattato e cuocere in forno caldo a 180° per circa 40 minuti.

Una torta entusiasmante. E la prossima volta che mi avanza il pane provo a fare la ricetta originale.
Questa ricetta partecipa alla raccolta antispreco di Vale: "Il pane secco non si butta!"

Raccolta anti-spreco

Il Natale, un furto e una scatola (anzi due)

Una delle ragioni per cui odio il Natale è che tutti gli impegni si accavallano: nello stesso tempo si vorrebbe essere a comprare i regali e a un incontro con gli amici per scambiarsi i suddetti regali (che però se si va all'incontro non si riesce a comprare: un disastro). Ammiro molto le persone previdenti che comprano i regali di Natale quando vedono cose carine in giro nel corso di tutto l'anno, ma se si è deciso di farli in casa come ho deciso io quest'anno è abbastanza sconsigliabile (a meno di non voler regalare biscotti possi preparati a settembre). Per esempio, stasera una parte di me avrebbe voluto restare a casa a biscottare, mentre l'altra è ben felice di andare a una festicciola prenatalizia dove ci saranno ben due amici a cui consegnare regali rigorosamente acquistati, anche se non con il dovuto anticipo.
Poiché si tratta di una festicciola alla buona, ognuno di noi porterà qualcosa. La padrona di casa mi ha fatto l'elenco delle vivande presenti e su quella base io ho deciso di portare una torta.
Da un po' di tempo avevo adocchiato una ricetta di una torta di pere e grano saraceno su Cucina Moderna di ottobre e poiché avevo in casa la farina di grano saraceno, comprata d'impulso al super, ho deciso di farla.
In effetti questo è stato il fine settimana del grano saraceno: pure la focaccia ci ho fatto.
Torta alle pere con farina di grano saraceno
torta pere e grano saraceno
Ingredienti
270 gr di farina di grano saraceno
3 uova
2 pere
150 gr di burro fuso intiepidito
150 gr di zucchero


Preriscaldare il forno a 180°C. Separare i tuorli dagli albumi e montare i primi con lo zucchero finché non diventano chiari e spumosi. Aggiungere il burro fuso e la farina e amalgamare bene.
Sbucciare e tagliare a dadini una delle due pere e aggiungerla al composto.
Montare a neve fermissima gli albumi e amalgamarli. Versare il composto in una tortiera imburrata. La ricetta diceva da 22 cm di diametro, io ho usato questo della cuki che credo sia standard e un po' più grande. Sbucciare la pera rimasta e tagliarla a fettine, da disporre concentricamente sulla torta. Cuocere per 40/50 minuti (dipende dal forno e dalla dimensione della tortiera).


Chi ha buon occhio noterà un piccolo buco nella torta visibile in alto a sinistra nella foto (ci sarà un perché se la foto è tagliata). Chi non ha buon occhio può vedere meglio qui. E' che ieri ho fatto andare il forno per un sacco di cose, per cui la torta l'ho dovuta tirar fuori e l'ho appoggiata sul bancone. Solo che nel frattempo la Pina si è svegliata, ha cominciato a gironzolare per la casa e non le è parso vero trovare la torta e sgraffignare un fettino di pera. Ho cacciato un urlo primordiale e messo il dolce al sicuro (anche se ormai...), poi sono andata a sgridarla e le ho puntato contro un ditino minaccioso. E lei, con una gran calma serafica, ha allungato una zampina e si è tirata il mio dito verso di sè per annusarlo. Allora io ho avvicinato la faccia e lei mi ha leccato un occhio. Vabbe', pace fatta, ma adesso la fettina mancante?


Concludo questo post ringraziando con spaventevole ritardo Barbara, mia compagna nella danza delle scatole di latta, che (già da tempo) mi ha fatto recapitare non una ma ben due scatole di latta: una grande, blu, bellissima e purtroppo ammaccata dal viaggio tra le Poste, che a sua volta conteneva una scatola di latta gialla a fiori, più piccola, piena di formine per fare i cioccolatini, oltre alle istruzioni per farli e a due confezioni di cioccolato Lindt.
Non vedo l'ora, adesso che vengono le vacanze, di mettermi all'opera. Grazie ancora, Barbara!

la mia scatola di latta

Un post pieno di cattivi sentimenti

Roma è una città che mi irrita tantissimo. Presa da piglio ecologista (nonché da panico da ingorgo) ho deciso che me ne sarei andata a piedi dalla stazione all'hotel, perciò mi sono stampata da internet piantina e istruzioni. Il sito diceva che ci avrei impiegato 18 minuti. Ce ne ho messi 40. Intanto perché le istruzioni non erano chiarissime e poi perché il sito non considerava sanpietrini, nomi di vie assenti, salite e discese e soprattutto il trascinamento di un pesantissimo trolley carico del materiale del convegno. E poi ero lì, alle prese con questa cartina imprecisa e incomprensibile, quasi impossibilitata ad attraversare la strada senza essere stirata come una frittella e con un umore da zona industriale di periferia e ho alzato gli occhi e c'erano le terme e degli edifici bellissimi e piazza della Repubblica e le fontane e questo mi ha irritato ancora di più, perché invece di godermi la città dovevo trascinare il pesantissimo trolley verso l'albergo.
Poi però la sera sono uscita a cena con la mia amica e mi è passato tutto (fino al giorno dopo che mi sono trascinata dal luogo del convegno fino alla stazione sempre a piedi e oltretutto faceva pure caldo, ma direi che vi risparmio la ripetizione di cose già dette).
Il secondo cattivo sentimento del post è l'invidia. Avete visto questo post qui? Avete visto com'è bella la sua torta nocciole e cioccolato? Be', l'ho fatta anch'io, sabato. Volete vedere com'è venuta a me? Davvero lo volete vedere? Eccovi accontentati.
cioccolato e nocciole
La ricetta viene dalla Cucina del Corriere della Sera e ve la metto qui lo stesso, a voi verrà meglio (buona è buona, comunque).

Ingredienti
380 g di farina
120 g di cioccolato fondente
100 g di nocciole
80 g di burro
100 g di zucchero
20 g di cacao amaro
2 uova
1 bustina di lievito
2 dl di latte
sale

Nel frullatore tritare le nocciole fino a ridurle in granella. Tritare il cioccolato con un coltello affilato e unirlo alle nocciole. Mescolare e tenerne da parte un paio di cucchiai.In una ciotolona mescolare il cacao, la farina, lo zucchero, il sale (una presa), il latte, le uova, il lievito e la granella preparata in precedenza.Lavorare bene per amalgamare tutti gli ingredienti unendo pian piano il burro finché l'impasto si staccherà dalla ciotola.Rivestire uno stampo circolare con carta da forno, versarci l'impasto, livellare e infornare a 180/190° per 20 minuti; trascorso questo tempo, aprire il forno e cospargere la superficie con la granella rimasta. Proseguire la cottura per altri 10/15 minuti o finché inserendo uno stuzzicadenti ne uscirà asciutto e non umido.

La torta di mele e mandorle è di Adriano Continisio

Perchè oggi 8 novembre 2009 molti food bloggers e forumisti pubblicano in contemporanea questa ricetta?Per solidarietà con Adriano Continisio che l'ha inventata e pubblicata sul suo blog già nel 2007.
Riassumendolo in pochissime parole, questa manifestazione vuole porre l'attenzione prima di tutto sulla necessità di un comportamento corretto per chi usa la rete nei confronti di chi pubblica materiale. Spesso si sceglie di mettere a disposizione il proprio materiale o lavoro con una licenza che permette di usarlo a condizione che se ne citi la fonte e questo è già un dono, a nostro avviso. Si dice a chi legge: puoi gratuitamente utilizzare il materiale, puoi prenderlo, ma devi specificare che è mio e dire dove l'hai preso. Non è chiedere molto!
Altra importante condizione è che il materiale non venga usato a scopo di lucro.
Quando tutte e due le condizioni non vengono rispettate è evidente che la cosa è ancor più grave.
Questa volta è capitato ad Adriano, ma nel tempo è già capitato ad altri. Creare un tam tam è forse il primo di tanti passi per avversare il fenomeno, perciò ci siamo uniti e oggi pubblichiamo con il nome del suo autore la ricetta e la foto della crostata che ognuno di noi ha preparato.
E' ora che tutti sappiano di chi è la farina e pure il sacco!!!!!
torta_mele_mandorle_di_Adriano

La ricetta la trovate sul blog di Adriano ed è perfetta così, io ho fatto delle semplici varianti perché non avevo in casa farina di mais (e non l'ho messa), Amaretto di Saronno (sostituito con il rum) e marmellata di albicocche (sostituita con una marmellata di mele e zenzero). Proprio per la

scelta della marmellata così inusuale ho deciso di sostituire la cannella originale con un pizzico di misto 4 spezie, che ho aggiunto anche alla base della frolla.

Commento del fidanzato: "Cavoli, sembra una torta della pasticceria!"

Perciò: grazie Adriano!



PS: per chi ancora non ne avesse sentito parlare: la storia del plagio si può leggere qui.

Sia lodato il fotoritocco

Che sono pigra ormai lo sanno anche i sassi, perciò non mi ero mai data da fare a ritoccare le foto in vita mia. Alcune erano oggettivamente brutte, ma non me ne ero particolarmente preoccupata (peccato: a pensarci adesso chissà come potevano migliorare). Molte mancano di dignitoso allestimento, principalmente perché quello che cucino finisce dalla padella nella pancia senza passare dal via, quindi è abbastanza improbabile pensare a un allestimento elegante e adatto a essere fotografato. Non solo il moroso non ha molta voglia di aspettare che esca uno scatto dignitoso, prima di darsi da fare con la forchetta, ma sta addirittura cominciando a preoccuparsi delle mie crescenti manie da foodblogger, benché come ripeto, della mensa dei poveri.
Sto divagando. Insomma, ha ragione Esmè quando dice che dovrei curare di più l'allestimento e io stessa lo pensavo, almeno per gli alimenti che lo permettono. Per il resto dovrò studiare meglio la luce e le funzionalità della macchina, facendo magari delle prove preliminari tra casa e balcone per capire cosa può dare il risultato migliore.
Ma cosa fare con le due misere foto (due perché le altre sono state immediatamente cancellate in quanto inutilizzabili) del ciambellone noci e fichi, che rende felici grandi e piccini?
Innanzitutto ho scaricato la versione test di photoshop, che già ha fatto il grosso del miracolo, togliendo l'ittero alle foto (il mio piatto non è giallo!), poi le ho passate a picnik e ora, benché non siano oggettivamente delle belle foto, possono definirsi passabili per questo blog che non si è mai fregiato di foto da primo premio.
Ciambellone noci e fichi
Ciambellone noci e fichi
Ingredienti
220 gr di farina
100 gr di gherigli di noci tritate
100 gr di burro ammorbidito
100 gr di zucchero
3 uova
1 manciata di fichi secchi
1/2 bustina di lievito

Lavorare a crema il burro ammorbidito con lo zucchero e aggiungere i tuorli delle uova a uno a uno, tenendo gli albumi da parte. Aggiungere le noci ben tritate e la farina setacciata con il lievito. Tenete da parte due fichi e sminuzzate gli altri, aggiungendoli all'impasto. Montare a neve fermissima gli albumi e amalgamarli delicatamente all'impasto, facendo in modo che non si smontino.
Imburrare uno stampo da ciambella, tagliare in quattro i due fichi rimasti e disporli a raggiera sullo stampo, dopodiché versare l'impasto nello stampo e cuocere in forno già caldo a 160°C per un'ora. Spolverizzare con zucchero a velo.

crostata bella elena


Questa crostata era stata pensata in realtà con uno scopo diverso: doveva essere un regalo di compleanno per la mia migliore amica, alla quale sarebbe poi rimasta la teglia. Infatti di teglie ne ho comprate due: una per lei e una per me.
Solo che poi il giorno del suo compleanno e i successivi io sono stata bloccata a casa da un antipatico virus e non ci siamo viste (e non avevo certo la forza di mettermi in cucina).
Siccome tra l'altro non credo di vederla fino alla settimana prossima, ho intanto fatto buon uso della marmellata di pere che avevo appositamente comprato per lei, per confezionare questa crostata che ho portato da mia madre per Pasqua e per festeggiare invece il mio compleanno.
L'ho chiamata Bella Elena come si chiamano in genere le preparazioni cioccolato e pere, anche se questa è molto più semplice.

Ingredienti
1 barattolo di marmellata di pere
150 gr di farina
2 uova
115 gr di burro
2 cucchiai di cacao
120 gr di zucchero

Mettere tutti gli ingredienti (tranne la marmellata) nel mixer e impastare finché non si forma una pasta compatta. A me è venuta molto friabile, in caso aggiungere pochissima acqua ghiacciata (attenzione, perché rischia di diventare una colla molto difficile da lavorare). Formare una palla, avvolgerla in un panno e lasciarla riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. Trascorso il termine, stendere la frolla, utilizzarne due terzi per ricoprire la teglia imburrata e infarinata. Stendere la marmellata, formare con la restante frolla delle striscioline per ricoprire a griglia la marmellata. Infornare a 180°C per 30 minuti.
Perfino mia madre, che è molto morigerata nel cibo, se ne è servita due fette!

La teglia delle lasagne

Sabato mattina ha telefonato la madre del mio fidanzato per avvisarci che al super regalavano una teglia per lasagne a chi faceva la spesa.
"Ma mamma, io ho già il frigo pieno!" ha obiettato lui. Allora lei gli ha risposto che la spesa l'avrebbe fatta lei. Così quando lui è andata a trovarla nel pomeriggio, poi è tornato a casa con la teglia (la suocera voleva forse dirmi che ha voglia di lasagne?) e quattro, signori quattro cartoline per iscrivermi alla prova del cuoco. Ma le pare?
Non avevo molta voglia di mettermi a fare delle lasagne, ma sfogliando l'ultimo numero di Sale e Pepe ho trovato indicazioni passo passo per la confezione dei rotoli, dolci che da un po' mi affascinavano, ma che non avevo mai osato riprodurre. Temevo il crollo strutturale della pasta biscuit, di cui non riuscivo a immaginare la consistenza.
Solo che ormai mi ero fissata, per cui evidentemente era giunto il momento. Ed effettivamente il risultato ha superato le aspettative!
rotolo_ai_lamponi
Specifico che la teglia di mia proprietà misura 22x28, mentre quella della rivista era di 25x30, perciò ho messo 3 uova invece di 4 e riadattato le quantità degli altri ingredienti di conseguenza. Poi, siccome altrimenti non sarei io, ho fatto delle piccole variazioni sul tema.
Rotolo alla marmellata di lamponi
Ingredienti
3 uova
120 gr. di zucchero
150 gr di farina
50 gr di fecola
mezzo cucchiaino di miscela 4 spezie
mezzo barattolo di marmellata di lamponi
zucchero a velo

Separare gli albumi dai tuorli e montare questi ultimi con le fruste insieme allo zucchero, in modo da formare un composto chiaro e spumoso. In una capiente ciotola a parte montare gli albumi a neve fermissima. Setacciare farina, fecola e miscela 4 spezie e aggiungerla al composto un po' per volta, alternandola agli albumi e mescolando piano con una spatola per non sgonfiare il composto.
Foderare una teglia con carta da forno e far cuocere per 10/12 minuti in forno a 180°C.
Una volta pronto l'impasto sfornare e sformare sopra un foglio pulito di carta forno. Mettere un altro foglio di carta forno sopra il preparato e arrotolarlo (in sintesi deve esserci un foglio di carta forno dentro e uno fuori dal rotolo).
Lasciar raffreddare, srotolare, eliminare il foglio interno. Coprire l'interno del rotolo con la marmellata, riarrotolare e chiudere le estremità.
Lasciar riposare il dolce in frigorifero per 2/3 ore. Prima di servire cospargere, se piace con zucchero a velo. Il mio si era solidificato dentro lo spargizucchero e ho dovuto lottare un po' per convincerlo a scendere!

Torta di zucca e mandorle di lilli

La settimana scorsa una collega che dispone di suoceri muniti di orto mi ha portato un enorme pezzo di zucca: più di un chilo di ortaggio. Io adoro la zucca, è un sapore che mi riporta indietro a una delle mie prime estasi culinarie: i tortelli mantovani zucca e amaretto, che anche una zia di tanto in tanto mi prepara per rendermi felice.
La zucca la adoro, dicevo, ma ha delle inconvenienze, specie quando è intera, ovvero è scomodissima da tagliare. Per questa ragione non la compro quasi mai, ma se è un regalo (e per di più è già una fetta) è tutta un'altra cosa.
Per una serie di coincidenze, in questo periodo mi è anche arrivato un chilo di mandorle dalla Sicilia e ho ben pensato che poteva essere una buona idea mettere insieme i due sapori che mi sembra si sposino a pennello.
Raccontavo di questi due ingredienti sul gruppo di cucina di anobii e una delle partecipanti mi ha fornito una ricetta facilissima da provare quasi lì per lì.
E questo è il risultato!

Torta di zucca e mandorle di Lilli
Di seguito la ricetta, che io ho seguito fedelmente.
Ingredienti
150g di zucca (pulita)
100g di zucchero
100g di farina
100g di burro
100g di mandorle tritate finemente
2 uova
mezza bustina scarsa di lievito per dolci
cannella in polvere
50g di cioccolato fondente (in gocce oppure tagliato grossolanemente al coltello)
zucchero a velo per spolverare

Grattuggiare la zucca, metterla su un piatto inclinato in modo che perda un po' della sua acquaMontare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto bello gonfio e chiaro, aggiungere lentamente il burro sciolto e freddo, la farina setacciata con il lievito, le mandorle tritate, la zucca, un pizzico di cannella e infine il cioccolato. Mescolare bene e mettere in una teglia di circa 22cm di diametro imburrata e cosparsa di pan grattato. Cuocere in forno caldo a 180° per circa 35 minuti.

Il perfetto equilibrio di mandorle e zucca fa sì che nessuno dei due sapori prevalga e il risultato è ottimo per la colazione del mattino!