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La frittata di fave che diventò due branzini al forno

Lunedì sera sono tornata a casa dal lavoro, il tempo di cambiarmi ed ero già in cucina a preparare la cena. Ho sbaccellato un chilo di fave. Ho messo a bollire l'acqua, ci ho buttato dentro le fave. Dopo tre minuti le ho scolate e le ho sgusciate a una a una. Ci ho messo credo un'ora e mezza. In una ciotola a parte ho sbattuto le uova con il pecorino grattugiato. Ho versato il composto di uova e formaggio in una teglia rivestita di carta forno, ci ho buttato dentro le fave. Il forno era già acceso a 180°C.
Prima di infornare ho aperto il frigo e lì, davanti ai miei occhi si sono parati i due branzini che avevo comprato sabato per la cena di domenica. Solo che poi domenica non li avevamo mangiati perché il pranzo era stato così abbondante che avevamo cenato con uno yogurt. Non so come avessi fatto a scordarmene e soprattutto a non notarli tutte le volte che avevo aperto il frigo per prendere le fave, le uova, il pecorino.
Non potevo cucinarli martedì, perché dovevo andare a teatro. Che fare?
Ho cucinato il pesce. Mentre lo mangiavamo, ho cotto la frittata, che in parte è stata mangiata dal marito la sera dopo, mentre io ero a teatro, in parte è diventata schiscetta per me.
Branzini al timo e limone
(ricetta tratta dalla rivista "FiorFiore" dei supermercati Coop)

Branzino al timo e limone
Ingredienti per due persone
2 branzini (o trote, o orate)
1 limone non trattato
1 spicchio d'aglio
qualche rametto di timo
mezza tazza di pangrattato

Sciacquare i pesci già puliti e irrorare le pance con il succo di mezzo limone. Tagliare l'altra metà del limone a fettine. Frullare le foglioline di timo con lo spicchio d'aglio e mescolare il trito al pangrattato. Inserire nella pancia dei pesci il trito di erbe e pangrattato e un paio di fettine di limone. Posizionare in una teglia e cospargere i pesci con il trito avanzato.
Cuocere a 180°C per circa 15/20 minuti, a seconda delle dimensioni dei pesci.

La brutta foto è stata scattata con l'iPhone e la luce sopra i fornelli. La foto alla frittata di fave non l'ho neanche fatta.

I buoni propositi dell'autunno - versione 2011

Ho già fatto questo post l'anno scorso, che ridere. Qualcuno ha visto per caso una torta a strati dalle parti di casa mia? A me non risulta, a meno che non l'abbia fatta una delle mie vicine (mi sa di no comunque). Be', il bello dei propositi non realizzati è che tornano buoni per l'anno seguente. Che spiritosona.
Allora, quali sono i miei buoni propositi per affrontare l'autunno che verrà e anche i prossimi mesi fino all'estate del 2012?
Il primo è lo stesso dell'anno scorso.
1. Imparare a fare le torte a strati.
2. Imparare a fare i cupcakes. Un'amica mi ha regalato un libro bellissimo: devo proprio decidermi a provare qualcuna delle ricette.
3. Imparare a fare la pasta in casa. A Natale l'anno scorso il marito mi ha regalato l'aggeggio del KA per tirare la sfoglia e si merita che venga messo in uso.
NB: a tutti quelli che pensano che uno o tutti e tre i punti segnati siano di una facilità da non essere neanche presi in considerazione, rispondo preventivamente (sì, proprio come George Bush figlio): "Saranno facili per voi, tzè".

Compiti delle vacanze

Credo sia capitato a tutti noi di tornare dalle vacanze alle elementari e di trovarsi il primo giorno a scrivere un tema ad esse intitolato. Io, che in questo periodo non sto cucinando, ne approfitterò per stilare qualche resoconto.
Sognavo la Provenza da anni. A casa ho un vecchio numero di InViaggio, datato 2001 dedicato alla Provenza, che ho sfogliato con desiderio fino quasi a consumarlo. E l'occasione giusta non arrivava mai, ma il desiderio non si attenuava.
Poi quest'anno abbiamo deciso di portare la Pina in vacanza con noi. E visto il su e giù del Brasile dell'anno scorso, abbiamo cercato una meta che si potesse raggiungere anche senza prendere l'aereo. Così, con mia grande gioia, è arrivato finalmente l'anno della Provenza.
Abbiamo comprato il numero di Bell'Europa con l'inserto sulla Provenza. Aveva la stessa copertina del vecchio In Viaggio di dieci anni fa. Per fortuna dentro era diverso. Abbiamo comprato la Lonely Planet. Abbiamo prenotato.
Per via della gatta, abbiamo scelto di non fare un viaggio troppo itinerante, ma di soggiornare in un posto fisso e fare gite giornaliere. In realtà alla fine abbiamo optato per due località: una si chiama Besse-sur-Issole ed è nell'entroterra provenzale, abbastanza a sud (40 km sopra Tolone), nella seconda settimana ci siamo spostati al mare, appena fuori da Saint-Raphael.
La Pina, opportunamente vaccinata e dotata di microchip è stata contenta di essere portata in vacanza con noi. Quando andavamo via senza di lei, nonostante venissero i familiari del marito due volte al giorno per pulirle la lettiera, darle da mangiare e farla giocare, lei si sentiva molto sola e finiva sempre per sporcare in giro. Invece in queste due settimane, nonostante gli spazi ristretti e alcuni imprevisti (nel secondo hotel c'era un gattino molto geloso dei suoi spazi che l'ha presa in antipatia), non ha mai mostrato disagi o malesseri. Quando possibile usciva, curiosava, esplorava in giro e poi tornava in camera da sola (tutto sotto la nostra supervisione naturalmente).
Dove siamo stati?
Abbiamo visitato piccoli borghi, zone di coltivazioni della lavanda, Aix, Arles, Avignone e nella seconda settimana, oltre alla spiaggia, siamo stati a Grasse e Saint-Tropez.
Lascio alcune foto sparse, magari nei prossimi giorni mi dedicherò a reportage più dettagliati.

Campi di lavanda alle porte di Valensole
Campo di lavanda - plateau de Valensole

Profumatissime spezie - mercatino di Aix en Provence
Aix en Provence - mercatino

Immagine 437
Arles - Cafè de la nuit (quello del famoso quadro di van Gogh)

Immagine 479
Avignone - il palazzo dei Papi

Immagine 494
Abbazia di Senanque

Immagine 544
Roussillon

Immagine 561
Grasse

Immagine 574
Agay - Saint-Raphael


Anche se siamo ormai rientrati da due settimane e mi sembra di non essere mai stata via, sono stata felicissima della vacanza. A parte qualche ora sfortunata il tempo complessivamente è stato buono, i posti mi sono piaciuti da matti, ho trovato persone gentilissime (e io ero piena di preconcetti nei confronti dei francesi!) e ho mangiato benissimo.

E' importante

Stamattina volevo proprio fotografare la sciscetta di oggi, ma vuoi la fretta, il sonno, i mille dettagli di un inizio di giornata, mi sono scordata. Così, al momento di pranzare, ho tirato fuori il telefono e scattato una foto al volo.
"Ma come, ti sei comprata la reflex e finisci a fare le foto col telefono?"
Sì, perché è importante. Questa ricetta partecipa a un contest. Ora, capirà benissimo il lettore occasionale che la pigrizia che caratterizza questo blog ultimamente non spinge in modo particolare alla partecipazione a contest. E se mi trovo a partecipare a questo, con la foto scattata davanti allo schermo del pc, è perché questo è un contest speciale.
Il contest l'hanno organizzato quattro splendide ragazze e chi volesse saperne qualcosa di più può andare a leggere qui. Loro spiegano benissimo perché il 12/13 giugno bisogna andare a votare e bisogna votare SI'. Il referendum sul nucleare non è ancora stato cancellato: andiamo tutti a votare in massa, scegliendo il SI'.
Alle loro motivazioni aggiungo che anche la Germania ha avviato un piano di dismissione delle centrali più vecchie e che la Svizzera (questa è notizia di oggi), ha varato un piano di dismissione che punta ad uscire dal nucleare entro il 2034. E le ragioni non sono solo ecologiche, ma principalmente economiche.
Non asteniamoci: dimostriamo che siamo un popolo a cui interessa dire la nostra quando è possibile. I quesiti si trovano qui e sono uno sul nucleare, due sull'acqua e uno sul legittimo impedimento. Io trovo che siano tutti importanti.
Allora, per quanto riguarda il contest avete letto tutto sul blog di Onde. La ricetta che vi vado a presentare, per partecipare è il mio pranzo da ufficio di oggi. Perché secondo me è ecologica? Prima di tutto perché non contiene nessun ingrediente di origine animale. Poi perché gli ingredienti sono di stagione. Infine, perché ho utilizzato l'acqua di cottura sia per gli asparagi che per il riso, evitando di sprecarla (e poi, visto che era già calda non ho dovuto sprecare il gas per scaldarla due volte).
Lo spunto viene da Cucina Naturale di maggio: in quel caso gli asparagi venivano stufati con dei cipollotti. Io qui ho preferito lessarli perché restassero più leggeri.
Riso con fragole e asparagi
Riso fragole e asparagi
Ingredienti per una persona
50 gr riso basmati
100 gr asparagi
100 gr fragole
olio, sale e pepe

Lessare gli asparagi cinque minuti in acqua salata, scolarli mantenendo l'acqua, che verrà poi utilizzata per cuocere il riso. Fate raffreddare sia gli asparagi che il riso, tagliate le fragole a pezzetti e condite con olio e pepe.
Ora che vi scrivo sono le quattro passate e vi giuro che non ho fame.

Concludo questo post con una vignetta pro-referendum realizzata dal mio collega Salvo, che mi ha gentilmente concesso l'utilizzo.

Latte e biscotti

Vi ho mai parlato dei colleghi del marito? Io li amo moltissimo. Mi hanno adottato come se fossi una collega loro, mi portano sempre fuori a pranzo, anche quando lui non c'è, mi invitano a tutto ciò che organizzano e con loro posso dare libero sfogo a tutte le battute acide che spesso mi vengono naturali e che in generale devo tenermi per me, perché non vengo capita o rischio di offendere qualcuno (il mio capo dice che sono capace di far arrabbiare contemporaneamente due persone con una frase sola): anzi loro si divertono assai e mi rispondono anche peggio, per l'ilarità e la gioia di tutti.
Siccome volevo dar loro prova del mio affetto e contemporaneamente sperimentare qualcosa dall'ultimo arrivo libresco, in offerta con Sale & Pepe di aprile, ho scelto questa ricetta. Perché erano mesi che volevo provare a fare i chocolate chip cookies e avevo accumulato almeno una decina di ricette, ma poi si sa che deve scattare qualcosa per mettersi davvero all'opera.
I colleghi hanno fatto degno onore alla produzione, poi però sono scappati via lamentando inesistenti problemi di linea. E noi ci siamo mangiati gli avanzi.
La foto è stata scattata con la macchina fotografica nuova. Secondo me si vede la differenza, spero che la vediate anche voi.
chocolate chip cookies
Ingredienti
100 gr zucchero
120 gr zucchero di canna
115 gr burro a pezzetti
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio
190 gr farina
un quarto di cucchiaino di sale
200 gr gocce di cioccolato
130 gr noci a pezzetti

Scaldare il forno a 150°C. Sbattere il burro e i due tipi di zucchero fino a ottenere un composto cremoso. Unire l'uovo, la vaniglia, il bicarbonato di sodio, sbattendo lentamente.
In una ciotola unire il sale alla farina setacciata e aggiungerli al composto di burro e zucchero. Continuare a mescolare finché la farina sarà completamente amalgamata, poi unire il cioccolato e le noci.
Foderare una teglia con carta forno, formare delle palline di circa 4 cm e sistemarle sulla teglia ad una distanza di circa 2/3 centimetri. Cuocere i biscotti per circa 15 minuti, sfornare e far raffreddare su una griglia.
Servire con un bicchiere di latte freddo.
Ne vengono circa due teglie.

Dal fondo dell'archivio

Chi mi segue anche su Twitter saprà che dopo lunghi tentennamenti, soprattutto del portafogli, ho deciso di comprarmi la reflex. L'ho chiamata Ludovica, come va di moda adesso (non me ne vogliano eventuali mamme di Ludoviche che passano di qui: è un nome bellissimo, ma un po' inflazionato).
Io e Ludovica ci siamo amate subito, fin dal primo giorno, quando l'ho portata in un parco giardino a fare le foto ai tulipani. A proposito: se non vivete troppo distante andateci, è un posto splendido e dista solo un'ora e mezza di macchina da Milano.
Ora però ci sarebbe il problema di tutte quelle orrende foto scattate prima dell'arrivo di Ludovica. Che fare? Postarle lo stesso o no?
Nel dubbio ha vinto la pigrizia. Intanto che imparo a usare quella nuova e a fare foto di food come si deve, beccatevi queste immagini scattate con la Cecilia, che è la macchinetta vecchia. Tra l'altro la Cecilia mica la mando in pensione: verrà di certo ancora utile in altre occasioni.
Dicevamo dunque delle vecchie e brutte foto. Del resto il futuro ci riserva con molta probabilità delle nuove ma sempre brutte foto, che in fondo l'abilità sta nel fotografo, mica nel mezzo. E se la ricetta è valida non vedo perché uno dovrebbe fare lo schizzinoso.
Per di più ne approfitto per segnalare una cosa: i pirottini ritratti insieme ai muffin sono dell'Ikea e sono stati pagati una sciocchezza, per cui se ci capitate non lasciateveli sfuggire. Io li trovo deliziosi.
La ricetta che mi appresto a scrivere è tratta da Cioccolato di Donna Hay e nella versione originale contiene i lamponi. Quando io ho preparato i muffin non era stagione di lamponi, ma di pere sì e così ho pensato bene di farli in versione "autunnale". Niente vieta di riprodurli nella versione originale o di scegliere un frutto a piacimento che si abbina bene con il cioccolato bianco.
Muffin al cioccolato bianco e pere
(ricetta tratta e adattata da Cioccolato di Donna Hay)
muffin cioccolato bianco e pere
Ingredienti
1 grossa pera tagliata a dadini
150 gr farina autolievitante setacciata
80 gr zucchero semolato
125 ml panna
1 uovo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
40 ml di olio vegetale (io uso quello di riso)
80 gr di cioccolato bianco a pezzetti

Scaldate il forno a 180°. Mescolate in una ciotola la farina con lo zucchero. Mescolate la panna, l'uovo, l'estratto di vaniglia e l'olio e sbattete bene. Unite questo composto agli ingredienti secchi, unite i dadini di pera e il cioccolato e versate il composto negli stampini da muffin ricoperti coi pirottini di carta (a me ne sono venuti 12). Infornate per 25-30 minuti.

Ma allora è un vizio!

Non so voi, ma io sono già entrata nel pieno del biscottamento natalizio. Incontrerò infatti alcune delle destinatarie dei miei regali nel corso di tutto il mese di dicembre e devo farmi trovare pronta con i doni al momento opportuno. Ecco perché domenica scorsa ho cominciato con una ricetta tratta dall'immancabile ultimo libro di Sigrid: Regali Golosi. Ormai l'hanno già detto tutti, ma volevo aggiungermi anch'io al coro di entusiasti ammiratori di questo prezioso libro, dal quale ho tratto più di uno spunto, sia per quanto riguarda le ricette che i suggerimenti per l'imballo.
Così, mentre preparavo l'impasto dei biscotti speziati finlandesi, ho mandato un messaggio a Radio DJ per raccontare che preparavo dei biscotti alle spezie da regalare alle amiche. Ed ecco che mi chiamano dopo un po' per parlare in diretta con la Pina e Diego! Non ci potevo credere!
Loro due, com'è nel loro stile, mi hanno presa in giro e cercado di dissuadermi dall'intento, dicendo che i biscotti non sarebbero stati né buoni né carini e che avrei perso tutte le amiche. Diego addirittura mi ha detto che nemmeno lui voleva spendere questo Natale, per questo avrebbe regalato a tutte le sue amiche dei semplici pon-pon e comunque, che se nessuno era disposto a mangiare i miei biscotti, di mandarli a lui. Al che gli ho risposto: "E tu mandami un pon-pon!"
E siamo tutti scoppiati a ridere.
Quello che loro non potevano sapere è che la ricetta è di Sigrid e finora tutte le sue che ho provato non hanno mai fallito.
Biscotti speziati finlandesi
biscotti svedesi speziati
Ingredienti
420 gr di farina
250 gr di burro ammorbidito
200 gr di zucchero
1 uovo
2 cucchiai di Golden Syrup (io non l'avevo e non l'ho nemmeno mai visto in vita mia, ho usato sciroppo d'acero)
3 cucchiaini di mix 4 spezie
1 cucchiaino di bicarbonato

Nel mixer o nella planetaria, lavorare lo zucchero con l'uovo, lo sciroppo d'acero, le spexie e il bicarbonato. Aggiungere poi il burro e infine incorporare la farina, fino a ottenere un impasto piuttosto morbido. Avvolgere con della pellicola e conservare in frigorifero per almeno un'ora. Stendere poi l'impasto molto sottile, ritagliare i biscotti con delle formine natalizie, cuocere a 180°C per circa 15 minuti.

Se volete anche un suggerimento per l'imballo vi mostro come ho fatto io: ho comprato delle tazze molto semplici (in realtà ho scelto queste perché erano tra le più piccole: fossero state più grandi avrei temuto che non entrassero nei sacchettini per alimenti), le ho riempite di biscotti e le ho infilate in sacchettini trasparenti che ho chiuso in alto e personalizzato con delle etichette acquistate su Etsy. A me sembrano molto carini a dispetto di quello che hanno detto Diego e la Pina.
pacchetti per biscotti natalizi

Tecnobiscotti

Oggi il blog esseresalvo compie un anno. Esseresalvo è un blog a fumetti tenuto da alcuni miei colleghi e in moltissime vignette parodia situazioni realmente accadute in ufficio, principalmente riguardanti situazioni informatiche.
Per questa ricorrenza abbiamo deciso di fare una minifesta e ho portato dei biscotti fatti da me. Lui invece ne ha portati di "fatti al computer" (ovvero comprati al supermercato).
I biscotti li ho fatti ieri sera, cercando ispirazione sul Libro d'Oro dei biscotti e stravolgendo completamente la ricetta (secondo me negli ingredienti mancava un uovo, ma me ne sono accorta quando sarebbe stato troppo tardi per aggiungerlo). Comunque li ho assaggiati e sono venuti buoni e ai sistemisti sono piaciuti.
Ah, io ero quella che non doveva più mangiare i dolci? Lo so, ma ieri è successa una cosa terribile: la mia collega che segue le tematiche del personale si è dimessa e da mercoledì prossimo comincia un lavoro nuovo in un'altra azienda. A gennaio per fortuna rientra la titolare della scrivania, attualmente a casa con la qualifica di "mamma di bimbo stupendo", ma indovinate chi dovrà fare tutto il lavoro del mese di dicembre? Bravi: io. Che non so niente di personale, che non ho l'accesso agli applicativi e che non li so usare e che comunque non è che finora non avessi proprio niente niente da fare...
Insomma, avevo bisogno di coccole!
(e comunque i biscotti sono al sicuro di là dai sistemisti, quindi al di fuori delle mie manacce golose)
Biscotti al caffè con noci e nocciole
biscotti noci nocciole caffè
Ingredienti
150 gr di farina
90 gr di burro morbido (di più non ne avevo)
100 ml di panna o se preferite, di latte
20 gr di noci + 40 gr di nocciole tritate finemente
70 gr di zucchero
una tazzina di caffè espresso
un cucchiaino di lievito

In una ciotola sbattete il burro con lo zucchero con uno sbattitore elettrico, finché non diventa una crema. Se volete mettere l'uovo che nella ricetta non c'era, questo è il momento. In questo caso potete omettere la panna. Aggiungete la farina setacciata con il lievito, le noci e nocciole tritate e infine il caffè. Ammorbidite l'impasto con la panna.
Accendete il forno a 180°C. Coprite una teglia di carta forno e prelevate l'impasto con un cucchiaino formando delle palline schiacciate. Non crescono molto, per cui non occorre tenere una particolare distanza tra i biscotti. Cuocere per circa 12 minuti.
Gli ingredienti sono per circa due teglie di biscotti.

Pasta

Il mio primo esperimento con la pasta madre col quale ho ammorbato tutti i miei (per loro fortuna pochi) followers di twitter è finito nella spazzatura. Aveva un odore terribilmente acido, secondo me troppo ed era collosissimo senza essere cresciuto granché di dimensione. Ho scandagliato tutta la rete, visto milioni di foto di pasta madre altrui e non assomigliava a nessuna. Che poi io non ho ancora capito: vedo foto in cui l'aspetto è semiliquido e pieno di bolle. Oppure altre con il bel panetto e il taglio "fiorito". Allora, come cavolo dev'essere questo lievito madre? Comunque il mio non somigliava a nessuno dei due, perciò è finito orrendamente nel cestino. Ho riprovato con una nuova ricetta: l'aspetto è completamente diverso e anche questo mi convince poco e mi pare non lieviti per niente, comunque stasera si procederà col primo rinfresco (così dice questa ricetta).
Nel frattempo i miei libri ordinati su Bol (l'altro argomento con cui ho ammorbato i miei poveri followers) sono in consegna ma non riesco più ad aspettare che me li portino. Lì tra l'altro c'è anche "Pane e roba dolce", che spero mi apra porte, finestre e cancelli sul meraviglioso mondo della pasta madre. Ma quando arriva? Uffa.
Va be', parliamo di altra pasta. La pasta che si mangia per pranzo insomma. E che io ho preparato per il pranzo di domenica scorsa, copiando una ricetta facilissima di Cucina Naturale di novembre.
Spaghetti con bottarga, olive e pomodori secchi
spaghetti pomodorini, olive e bottarga
Ingredienti per due persone
160 gr spaghetti
25 gr olive nere snocciolate
due cucchiaini di bottarga in polvere (quella che ho usato io: se avete quella da grattugiare è meglio)
6 pomodori secchi
un bicchiere di vino bianco
olio evo
sale

Riunite in una ciotola i pomodori secchi, le olive e il vino, coprite e lasciate marinare per 30 minuti. Scolate dal vino i pomodori, strizzateli leggermente e tagliateli a filetti. Rosolate in padella con poco olio i pomodorini e le olive, poi bagnate col vino della marinata filtrato, facendolo sfumare. Nel frattempo lessate gli spaghetti al dente in abbondante acqua salata e saltateli in padella.
Distribuiteli nel piatto, spolverizzate con la bottarga e completate con un filo di olio a crudo.

I guardoni dei fatti altrui

A chi interessa cosa fanno due adulti consenzienti nel privato della loro camera da letto? Chi vuol sapere se lo fanno sul letto o sul tavolo della cucina, in piedi, seduti, sdraiati? Se lo fanno sul lampadario? Se usano intimo di pelle o di latex? A me non interessa. Sono fatti loro, giusto?
E allora perché quando questi due adulti consenzienti, che se ne stanno in pace per i fatti loro, che non tolgono niente a nessuno, che fanno la loro vita nel bene e nel male, ecco quando queste due persone sono due uomini allora no, non va più bene e certuni si sentono in diritto di osservare, giudicare, criticare, discriminare?
Perché all'improvviso non sono più fatti loro, ma diventano un pretesto di offese, critiche, battute volgari e in alcuni gravi casi, addirittura di pestaggi? E se questo succede quotidianamente, non sarebbe compito della politica (e ovviamente di tutti i cittadini) sradicare certi comportamenti?
Trovo orrendo invece quando questo atteggiamento viene avallato, addirittura da un'alta carica dello stato, che trova naturale affermare davanti a stampa, radio e televisioni che è meglio guardare le belle ragazze che essere gay. Vorrebbe gentilmente spiegarci anche perché è meglio? Vorrebbe anche spiegarci perché gli interessa cosa fanno due uomini adulti e consenzienti nella loro camera da letto e perché per lui è motivo di discriminazione?
Per tutte le ragioni che ho espresso ho deciso di partecipare al tam-tam di cui ho letto qui e che invito tutti ad andare a leggere.
Non chiudiamo gli occhi e le orecchie anche questa volta. Non facciamo finta di niente. Non abituiamoci.

Metti un finocchio a cena
Finocchi al pomodoro
(ricetta tratta da Starbene di ottobre)
finocchi al pomodoro
Ingredienti per due persone
1 grosso finocchio
1 barattolo di passata di pomodoro
50 gr di olive nere
20 gr di mandorle tritate grossolanamente
un paio di cucchiai di pecorino grattugiato (io non l'avevo, ho usato delle fettine di scamorza di bufala)
olio evo
sale

Lavare il finocchio, tagliarlo a pezzetti e saltarlo in padella con l'olio. Scaldare il forno a 180°C. Disporre il finocchio in una pirofila, coprirlo con la passata di pomodoro, aggiungere le olive, le mandorle e coprire con il formaggio. Cuocere in forno per 20/30 minuti.
La ricetta prevedeva anche l'utilizzo del succo e della scorza di un'arancia bio, che io non avevo, ma che probabilmente dà un sapore originale a questo piatto. Se ce l'avete usatela.
Io non le avevo, ma consiglio di preparare questo piatto in pirofile individuali, altrimenti il porzionamento è faticoso a causa della passata, che è liquida.

Buon appetito Mister B.!

La schiscetta radiofonica

Avete mai pensato che le ricette da pic nic sono anche delle perfette schiscette? Io ammetto che il libro PicNic l'ho comprato anche  un po' per quello (in primis l'ho comprato perché era bellissimo da sfogliare e io sono fatta così: i libri di cucina mi danno piacere a sfogliarli, prima che a usarli). Non porto spesso la schiscetta al lavoro, ma da quando ho cambiato palestra mi capita di andare a fare un po' di cyclette in pausa pranzo e poi non ho il tempo di procurarmi anche da mangiare. E' il caso di oggi, così ieri sera mi sono messa a preparare un'insalatina semplicissima che ho trovato proprio sul libro PicNic e già che c'ero ho voluto strafare (convincendomi che non mi portavo un dolce, ma della frutta e poi la palestra... insomma, tutte le scuse sono buone) e mi sono preparata anche un crumble di pere a porter.
E quando era tutto pronto, verso le nove e mezza di sera, ho afferrato il cellulare e ho mandato un sms a Radio DJ, così, proprio d'impulso, per raccontare della schiscetta. Un secondo dopo aver premuto il tasto invia, il cellulare stava squillando ed ero al telefono con l'addetta al centralino che mi annunciava che il mio messaggio era piaciuto, tanto che avevo appena vinto il premio fedeltà!
Poi mi hanno passato in onda a fare due chiacchiere con Federico e Marisa e lei in particolare era entusiasta, oltre che ferratissima sull'argomento, tanto che si è messa a dare la ricetta del crumble in onda lì per lì. Non è che per caso ha un blog di cucina anche lei?
Patate con pollo e insalata
(ispirata a una ricetta vista su PicNic)
insalata di pollo e patate per schiscetta

Ingredienti per una persona
una manciatona di patate novelle o una patata grossa
1 petto di pollo
insalatina (nella ricetta originale era rucola)
olio
sale, pepe
due cucchiai di yogurt greco
Bollire le patate per 20/25 minuti, a seconda della dimensione. Farle raffreddare, sbucciarle e tagliarle a tocchetti. Nel frattempo tagliare a listarelle il pollo e rosolarlo in padella. Combinare i tre elementi (tutti e tre freddi) nel contenitore della schiscetta. In un piccolo contenitore a parte mescolare lo yogurt, l'olio, il sale e il pepe. Condire l'insalata al momento di mangiare.

Crumble goloso di pere
crumble di pere e cioccolato
Ingredienti per una persona
1 piccola pera
un paio di noci tritate grossolanamente
un cucchiaino di gocce di cioccolato
30 gr di burro freddo a tocchetti
due cucchiai di farina
un cucchiaio di zucchero
un cucchiaino di estratto di vaniglia

Tagliare la pera a tocchetti e disporla sul fondo di un piccolo contenitore di alluminio. Condirla con l'estratto di vaniglia. Con il mixer a impulsi mischiare burro, farina, zucchero e noci (io ho usato le lame del minipimer, tritandoci insieme le noci), creando un composto bricioloso. Spargere le gocce di cioccolato sulla pera e cospargere il tutto con le briciole di impasto. Cuocere in forno già caldo a 180° per 20 minuti.

Cosa ho vinto? Due ingressi per l'EICMA, ovvero la fiera della moto. Mi sa che ci andrà il marito con suo fratello.

Raddrizziamo la giornata

Oggi non ne va una dritta. Nella notte il cellulare/blackberry che mi fa da sveglia si è scaricato (non si sa come, visto che era spento), ma si è così scaricato da non suonare neanche. Così quando ci siamo svegliati erano le otto e considerando che di solito ci alziamo alle sette, eravamo in ultraritardo. Abbiamo fatto tutto di corsa e mi sono messa a cercare all'ultimo il cellulare aziendale che non trovavo più. Niente da fare, sono dovuta uscire di casa senza, pensando tutto il tempo a dove potesse essere finito. Arrivati al lavoro abbiamo trovato abbassata la serranda del garage aziendale e per entrare abbiamo dovuto girare intorno all'isolato. E infine, salendo siamo rimasti chiusi in ascensore. Qui devo dire che sono rimasta colpita dall'aplomb di tutti i presenti: nessuno si è scatenato in scene di panico e i tecnici ci hanno liberati subito.
Arrivata in ufficio ho ritrovato il cellulare aziendale (ecco dov'era finito! ehm...) e ho trovato in posta un messaggio di una persona che non sentivo da un sacco di tempo. Ecco allora che le cose potevano migliorare! Solo che tra le varie cose, nella fretta ho lasciato a casa anche la chiavetta usb con dentro il post per oggi sulla lezione di pasticceria di sabato, di cui vi parlerò in un altro momento (spero più propizio).
Come se non bastasse, la receptionist cui ho chiesto di stampare e rilegare dei documenti per il CdA mi sta incasinando tutto, mischiando le cose che io e la Legale avevamo pazientemente numerato, roba da domandarsi come sia possibile. Eppure. Ma non l'ho uccisa e nemmeno gravemente ferita.
Allora mi ci vorrebbe qualcosa per tirarmi su. Ma non ho niente di meglio di una torta da colazione senza burro (ma questa a me sembra una buona notizia) e una tisana snellente senza zucchero.
Chi ne vuole una fetta?
Ciambella carote e mandorle
(ricetta tratta da Cucina Moderna di settembre)
ciambella alle carote
Ingredienti
300 gr di carote
250 gr di farina
100 gr di farina di mandorle
150 gr di zucchero
2 uova
mezza bustina di lievito

Grattugiare finemente le carote e metterle da parte. Montare lo zucchero con i tuorli (non sarà facile, ma insistete). Aggiungete mescolando la farina setacciata con il lievito e le mandorle. Montate a neve ferma gli albumi e amalgamateli al composto mescolando lentamente per non smontarli. Versate il tutto in uno stampo da ciambella imburrato e cuocete in forno preriscaldato a 180°C.
E' perfetta con il caffelatte.

I buoni propositi dell'autunno

Ne parlavano stamattina a radio DJ quei due sciamannati di Andrea e Michele. Ne parla lei in questo post  che mette allegria e fa venir voglia di fare. Ci ha fatto un post bellissimo e colorato anche la mia amica June.
E allora anch'io, che in genere fuggo i buoni propositi come la peste, ho deciso che mi faccio un piccolo post dei buoni propositi di settembre, così per mettermi di buonumore prima di ritornare a lavorare sulle procedure aziendali.
A settembre comincerò anche il corso Basi di pasticceria della Cucina Italiana* e spero poi di mettermi a produrre sfoglie, creme, pasticcini e torte di lusso. Ma questo non è esattamente un proposito. Allora.
1) Imparare a fare le torte farcite e glassate, tipo Victoria Sponge. Proprio ieri guardavo il capitolo su questo genere di torte sul libro di Nigella ed ero particolarmente attratta dalla Butterscotch. Ma la verità è che il mio primo tentativo sarà con la torta di cioccolato che campeggiava sulla copertina del numero 50 del magazine di Donna Hay (ho cercato quel numero per mesi alla Mondadori di Corso Vittorio Emanuele).
2) Non mangiarle.
3) Scherzavo.
2 per davvero) Andare in palestra tre volte alla settimana.
3) Mangiare più verdure, in quantità e varietà.
4) Continuare a preparare i menu settimanali sfruttando le mille riviste e i duemila libri che compro. Questo mi aiuta a fare una spesa sensata e a mangiare più sano e più variato (questa settimana che non ho fatto il menu, al pensiero della cena mi viene la depressione).
5) Imparare ad allestire i set delle foto per il blog, cercando di evitare la sciatteria della pigrizia.
6) Imparare a conoscere la luce nelle foto, pur con la mia macchinina compatta brum brum.
6) Comprare una reflex e imparare a usarla (magari questo verso la fine dell'anno).
7) Scrivere sul mio diario personale almeno una volta al mese, per raccontare delle mostre che vedo e che tanto amo.
8) Leggere, leggere, leggere. Basta TV.

* amica Donatella, sei stai leggendo: dai, dai, dai.

Sono stata a Parigi e posso provarlo

Sì, ho passato quattro giorni a Parigi, a trovare metroicon, l'altro cuoco del bistrot. Quattro giorni sotto la pioggia, in coda ai musei, in giro per negozi, un mal di piedi assurdo, vino, formaggi, un sacco di risate.
Negli occhi restano le meravigliose mise YSL viste al Petit Palais, il Rothko di recente acquisizione, i Picasso e i Pollock del Pompidou, con la sua spettacolare vista dal tetto, con Montmartre che pareva un pezzo di paradiso uscito dal grigio, gli splendori di certi palazzi.
E. Il genio di Tinguely, doveva essere un uomo spassosissimo, io lo adoro.
fontana tinguely
Il fascino di certi negozi, che ho scarpinato per ore per vedere una vetrina.
una questione di priorità
Ma è qui che ho speso un sacco di soldi. Peccato solo che una befana al controllo bagagli mi abbia sequestrato una meravigliosa confettura di fragole e pistacchi. Che tristezza infinita, già sognavo crostate stupefacenti e invece niente. Meno male che almeno mi ha lasciato i macaron.
il nome del padre
Come ci si consola al rientro, dovendo per di più affrontare le preverifiche ISO interne?
Io, al solito, ho preparato un cake. Un cake al caffè corretto, ispirato dall'ispiratrice di noi tutti, rivisto e corretto (ahahaha, che spiritosona), con gli ingredienti che avevo in casa.
cake al caffè corretto
Ingredienti
150 gr di zucchero
3 uova
150 gr di farina
1 tazzina abbondante di espresso
1 bicchierino di rum (o di grappa, ma io preferisco il rum)
200 ml di panna liquida
2 cucchiai di olio di riso
1 cucchiaino di cacao
i semini di una bacca di vaniglia
un pizzico di sale

Sbattere a lungo le uova con lo zucchero finché non diventano chiare e spumose. Aggiungere la panna e l'olio e mescolare nuovamente. Aggiungere la farina setacciata con il lievito, la vaniglia e il sale e amalgamare bene. Dividere il composto a metà. Aggiungere a una delle due metà il rum, all'altra il caffè e il cacao (serve soprattutto a dare colore). Versare i due composti in uno stampo da cake imburrato e mescolarli un po' per formare la marmorizzazione (che come vedete dalla foto non è che mi sia riuscita alla perfezione) e cuocere per 40/45 minuti in forno caldo a 180°C.

I miracoli che accadono

Sono una persona pessimista e di brutto carattere. Tendo al malumore per natura. Per di più questo è un periodo in cui mi sento a disagio in diverse cose della mia vita, per cui l'umore è ancora più tetro.
Ma quando la situazione non è delle più felici giova forse buttare uno sguardo a chi è stato ben più sfortunato di me e pure, con le proprie forze e l'aiuto di uomini (e donne!) di buona volontà ha saputo trovare la speranza.
Ogni volta che leggo il blog 99 colombe mi commuovo per il coraggio di Mara e per i risultati che ha saputo ottenere. Guardo le foto dei prodotti delle Sorelle Nurzia e mi viene una gran fame!
E magari riesco anche a pensare un po' meno a me e ai miei malumori e non è poco.
Arrivo praticamente ultima a parlare di questa iniziativa, ma in caso qualcuno non la conoscesse, consiglio di fare un giro sul blog e di leggere tutto dall'inizio: lì è spiegato molto meglio di come potrei mai fare io.
Forza Mara, forza Sorelle Nurzia, forza Abruzzo!

Per la beatificazione dell'inventore del frullatore a immersione

Su Sale e Pepe di marzo si racconta che il frullatore a immersione fu inventato da un designer spagnolo dell'azienda Pimer, in seguito acquisita dalla Braun: da qui il nome minipimer usato ormai comunemente per indicare l'attrezzo. Di questo designer sconosciuto io spero solo che abbia avuto una vita ricca, lunga e felice e che sia morto serenamente circondato dall'affetto dei suoi cari.
Sì perché domenica mattina mi ha risolto un problema derivante dall'impasto di una torta che ora vi andrò a raccontare. Ma partiamo dal principio.
Per domenica eravamo invitati a un brunch. Io avevo promesso di portare il pane (il pane buonissimo ai cereali con dentro i semini fatto dalla Rosetta e che infatti è stato spazzolato dai commensali in men che non si dica) e un dolce. Siccome però sono una donna profondamente disorganizzata (e sto cercando di farlo capire ai miei capi che mi vogliono spostare in Organizzazione!), il sabato me ne sono andata in giro per i fatti miei e mi sono trovata la domenica mattina con le due cose da preparare. Il fatto è che il programma della macchina del pane ci impiega 3 ore e 43 minuti, tenendo impegnata per tutto questo tempo l'unica schuko di tutta la casa, che sfortunatamente serve anche per l'impastatrice.
Niente di male, ho pensato: sceglierò un dolce che non necessita di impasto particolarmente impegnativo, così lo posso fare a mano. Mi sono messa a sfogliare tutti i miei libri di dolci mentre facevo colazione e alla fine ne ho scelto uno tratto dal libro di Donna Hay, che sembrava perfetto, perché fa amalgamare gli ingredienti liquidi tramite cottura e quelli soliti da un'altra parte per unirli poi alla fine semplicemente mescolando. E' qui che si è compiuta la tragedia: l'unione dei liquidi insieme alla farina e al lievito ha creato un disastroso impasto pieno di grumi. In quel mentre ho pensato a Trish Deseine, che nella pagina "desaster recovery" del suo libro I love torte, quando parla dei grumi di farina commenta "sappiamo entrambe che la farina non è stata setacciata". Ecco, a quel punto io avrei voluto telefonare a Trish e strillare: "Non è vero! Io la farina l'ho setacciata, ma si è raggrumata lo stesso!"
Invece, dopo un attimo di panico sono andata a recuperare il mio amico frullatore a immersione, ho frullato per bene l'impasto, eliminando la maggior parte dei grumi e realizzando un grande successo culinario di pubblico e di critica, nonché la mia torta più bella fino ad oggi.
Torta al cioccolato bianco
(ricetta di Donna Hay)
Torta al cioccolato bianco con ganache di fondente
Ingredienti
180 gr di burro a pezzetti
250 ml di latte
250 gr zucchero semolato (la ricetta ne prevedeva 340, a me sembra che sia abbastanza dolce così)
100 gr cioccolato bianco a pezzetti (la ricetta ne prevedeva 100, io non li avevo)
270 gr farina
mezza bustina di lievito
vaniglia
due uova

75 gr di cioccolato fondente e 75 cl di panna liquida per la ganache di copertura

Scaldate il forno a 180°C. Mettete il burro, il latte, lo zucchero e il cioccolato bianco in una pentola su fuoco basso e mescolate finché il composto si scioglie ed è omogeneo. Mettete in una ciotola la farina, il lievito, la vaniglia e le uova. Unite il composto al cioccolato e mescolate per amalgamare bene il tutto. Ecco, è qui che io ho usato il frullatore, non escludo che con l'uso di una normale impastatrice vada tutto a meraviglia. Versate in uno stampo rotondo (la ricetta diceva da 22 cm, io ne ho usato uno da 28 cm e vi assicuro che andava benissimo così, con uno da 22 avrei avuto paura di veder sbordare l'impasto) foderato di carta forno. Cuocete per 50 minuti. Fate raffreddare nello stampo.
Preparate una ganache sciogliendo il cioccolato nella panna a bagnomaria, fate intiepidire e ricoprite la torta ormai fredda.

Due pesti ultrarapidi per il pranzo del sabato

Per tante famiglie italiane (almeno a giudicare dalla folla che ci trovo alla Coop), il sabato mattina è il momento della spesa. Solo che è anche il momento in cui uno di solito dorme un po' di più, specie se la sera prima è uscito con gli amici (il moroso, perché di solito io il venerdì sera mi chiudo in cucina a infornare dolci), quindi va a finire che non siamo in direzione del supermercato prima delle undici/undici e mezzo. Poi, siccome si tratta di un centro commerciale, ci fermiamo a bere il caffè, guardiamo le vetrine, entriamo in un qualche negozio (è immancabile la tappa nel rivenditore di elettronica, dove io mi fermo agli elettrodomestici per la cucina e lui parte in direzione televisori) e insomma, tra una cosa e l'altra finisce che siamo a casa intorno all'una e un quarto e non mangiamo mai prima delle due.
Ovviamente non è questo il momento di mettersi a preparare delle lasagne o l'arrosto in crosta: allora di solito me la cavo con gli spaghetti conditi con olio e un po' di polvere di bottarga. E' vero che son buonissimi, ma non si può mangiare tutti i sabati le stesse cose.
Ecco allora che ho sperimentato due rivisitazioni di pesto super sprint, da prepararsi mentre si cuoce la pasta con il solo ausilio di un frullatorino senza pretese (comprato a 15 euro nel suddetto rivenditore di elettronica).
Pesto di rucola
Penne al pesto di rucola
Preparato frullando foglie di rucola, olio, sale, pepe, parmigiano e una manciata di pinoli.

Pesto di ricotta e spinaci
pasta al pesto di spinaci
Ricordando di aver visto questo mesi fa, ho frullato spinaci, ricotta, olio, sale e pepe.

La pasta dei due piatti è la stessa: penne bio al farro (comprate al gruppo d'acquisto).

No agli sprechi

Premessa. A Natale il moroso mi ha regalato la tanto agognata macchina del pane. Sarà stato almeno un anno che la bramavo nei negozi di elettrodomestici e quando ho scartato il pacco ero felice come una bimba. Appena abbiamo avuto un po' di tempo l'abbiamo messa in funzione provando l'impasto base, che però prevedeva un kg di pane. Tra l'altro grazie alla mia sbadataggine ho esagerato con il lievito e alla fine il risultato era mangiabile ma non felicissimo (sabato l'ho riprovato con maggiori soddisfazioni).
Siccome ne era venuto tanto è andata a finire che ne è avanzato ed è diventato secco e duro.
Così, quando l'abbiamo rifatto, il moroso, indicando il pezzo avanzato mi ha chiesto: "E questo lo buttiamo?"
"No!", ho esclamato io, reduce dall'ascolto di una trasmissione radio sugli sprechi alimentari e su come evitarli. "Ci faccio la torta di pane".
Dalle nostre parti va molto forte la torta di pane, credo sia una ricetta brianzola in cui il pane deve stare in ammollo per almeno una notte e non so nemmeno in che cosa. Io non avevo nessuna voglia del momento ammollo: ormai ero lanciata nel momento no sprechi e avevo deciso che la torta sarebbe stata prodotta nel pomeriggio stesso.
Mi sono perciò ricordata di questa meraviglia e via che in men che non si dica ero pronta a far fuori l'avanzo.
A modo mio ovviamente, perché quando mai ho in casa gli ingredienti giusti e necessari per fare una ricetta che ho adocchiato? Ci mancava solo che mi mettessi a fare la torta di pane senza il pane vecchio.
Tanto per cominciare avevo solo metà del pane richiesto. E va be', potevo fare una torta più piccola. Ma amaretti? Solo 40 grammi e rimediati per caso. Allora ho integrato con farina di mandorle. Panna in casa? Purtroppo no. Ho pensato di sostituirla con il latte, poi ho visto che l'impasto non prevedeva il burro, allora ci ho messo quello. Il liquore? Be' l'ho semplicemente dimenticato!
Così alla fine ho lasciato perdere anche lo zucchero a velo e tanto è stata spazzata via così velocemente che posso dire di non avere avuto il tempo di mettercelo.
A dire il vero io ne ho mangiati solo due pezzetti piccolissimi, poi il moroso l'ha portata a casa dei suoi ieri sera e il commento di suo fratello, che di solito i dolci li considera pochissimo è stato: "Dille di rifarla subito!". Anche perché è finita in men che non si dica.
Torta di pane e cioccolato di Sabrina, alla maniera di Lise
Torta di pane e cioccolato
Ingredienti
100 gr pane finemente grattugiato
40 gr di amaretti sbriciolati
30 gr di farina di mandorle
100 gr di cioccolato fondente a pezzetti
80 gr di zucchero
1 uovo
75 gr di burro fuso freddo
2 cucchiai di latte
1 cucchiaino di lievito per dolci
Sminuzzare il pane, gli amaretti e il cioccolato nel mixer con le lame. Io all'ultimo giro ho aggiunto anche il lievito per essere sicura che si amalgamasse bene.
Utilizzando le fruste elettriche montare molto bene l'uovo con lo zucchero e amalgamarlo al composto di pane, amaretti e cioccolato, aggiungere la farina di mandorle, quindi, rimestando con un cucchiaio di legno, aggiungere il burro e il latte. Versare il composto in una tortiera imburrata e cosparsa di pangrattato e cuocere in forno caldo a 180° per circa 40 minuti.

Una torta entusiasmante. E la prossima volta che mi avanza il pane provo a fare la ricetta originale.
Questa ricetta partecipa alla raccolta antispreco di Vale: "Il pane secco non si butta!"

Raccolta anti-spreco

Il Natale, un furto e una scatola (anzi due)

Una delle ragioni per cui odio il Natale è che tutti gli impegni si accavallano: nello stesso tempo si vorrebbe essere a comprare i regali e a un incontro con gli amici per scambiarsi i suddetti regali (che però se si va all'incontro non si riesce a comprare: un disastro). Ammiro molto le persone previdenti che comprano i regali di Natale quando vedono cose carine in giro nel corso di tutto l'anno, ma se si è deciso di farli in casa come ho deciso io quest'anno è abbastanza sconsigliabile (a meno di non voler regalare biscotti possi preparati a settembre). Per esempio, stasera una parte di me avrebbe voluto restare a casa a biscottare, mentre l'altra è ben felice di andare a una festicciola prenatalizia dove ci saranno ben due amici a cui consegnare regali rigorosamente acquistati, anche se non con il dovuto anticipo.
Poiché si tratta di una festicciola alla buona, ognuno di noi porterà qualcosa. La padrona di casa mi ha fatto l'elenco delle vivande presenti e su quella base io ho deciso di portare una torta.
Da un po' di tempo avevo adocchiato una ricetta di una torta di pere e grano saraceno su Cucina Moderna di ottobre e poiché avevo in casa la farina di grano saraceno, comprata d'impulso al super, ho deciso di farla.
In effetti questo è stato il fine settimana del grano saraceno: pure la focaccia ci ho fatto.
Torta alle pere con farina di grano saraceno
torta pere e grano saraceno
Ingredienti
270 gr di farina di grano saraceno
3 uova
2 pere
150 gr di burro fuso intiepidito
150 gr di zucchero


Preriscaldare il forno a 180°C. Separare i tuorli dagli albumi e montare i primi con lo zucchero finché non diventano chiari e spumosi. Aggiungere il burro fuso e la farina e amalgamare bene.
Sbucciare e tagliare a dadini una delle due pere e aggiungerla al composto.
Montare a neve fermissima gli albumi e amalgamarli. Versare il composto in una tortiera imburrata. La ricetta diceva da 22 cm di diametro, io ho usato questo della cuki che credo sia standard e un po' più grande. Sbucciare la pera rimasta e tagliarla a fettine, da disporre concentricamente sulla torta. Cuocere per 40/50 minuti (dipende dal forno e dalla dimensione della tortiera).


Chi ha buon occhio noterà un piccolo buco nella torta visibile in alto a sinistra nella foto (ci sarà un perché se la foto è tagliata). Chi non ha buon occhio può vedere meglio qui. E' che ieri ho fatto andare il forno per un sacco di cose, per cui la torta l'ho dovuta tirar fuori e l'ho appoggiata sul bancone. Solo che nel frattempo la Pina si è svegliata, ha cominciato a gironzolare per la casa e non le è parso vero trovare la torta e sgraffignare un fettino di pera. Ho cacciato un urlo primordiale e messo il dolce al sicuro (anche se ormai...), poi sono andata a sgridarla e le ho puntato contro un ditino minaccioso. E lei, con una gran calma serafica, ha allungato una zampina e si è tirata il mio dito verso di sè per annusarlo. Allora io ho avvicinato la faccia e lei mi ha leccato un occhio. Vabbe', pace fatta, ma adesso la fettina mancante?


Concludo questo post ringraziando con spaventevole ritardo Barbara, mia compagna nella danza delle scatole di latta, che (già da tempo) mi ha fatto recapitare non una ma ben due scatole di latta: una grande, blu, bellissima e purtroppo ammaccata dal viaggio tra le Poste, che a sua volta conteneva una scatola di latta gialla a fiori, più piccola, piena di formine per fare i cioccolatini, oltre alle istruzioni per farli e a due confezioni di cioccolato Lindt.
Non vedo l'ora, adesso che vengono le vacanze, di mettermi all'opera. Grazie ancora, Barbara!

la mia scatola di latta

Il 2009 è ufficialmente l'anno della carne con la frutta

Credo che questa sia la sesta o settima preparazione che si trova sul mio blog di carne con la frutta. Tempo fa si parlava di fare una raccolta a tema, be', io credo che la raccolta potrei addirittura farmela da sola (rido).
Questa è un'altra ricetta tratta dall'ormai imprescindibile A tavola in trenta minuti di Martha Stewart (non ho mai speso meglio i miei soldi), del quale va detto che mantiene la promessa: tutte le ricette che ho realizzato erano perfette per i miei tardivi rientri dall'ufficio, dalla palestra, dall'estetista o da altri mille impegni pre-serali.
Anche se naturalmente al minutaggio previsto dalla ricetta devo sempre aggiungere il tempo passato a tirar giù la Pina dal bancone o dai fornelli.
Braciolette alle mele
Braciolette alle mele
Ingredienti per due persone
2 costolette di maiale o due braciolette
1 grossa mela rossa
mezza cipolla
mezzo bicchiere di vino bianco
mezzo bicchiere di brodo
olio, sale e pepe

Affettare la cipolla sottilmente (nella ricetta originale si richiedevano gli scalogni) e farla soffriggere in una padella con un po' di olio fino a che non imbiondisce. Affettare le mele e cuocerle insieme alle cipolle con il vino e il brodo.
Nel frattempo salare e pepare le costolette e cuocerle sotto il grill del forno dai 3 ai 5 minuti per parte. A cottura ultimata ricoprirle con le fettine di mele e il sughetto in cui sono state cotte.
Io le ho servite con un'insalatina.

Raccolgo e volentieri ripubblico la petizione di pasticci e pasticcini per il vertice di Copenhagen.
A soli 3 giorni dalla sua conclusione, l'importantissimo vertice di Copenhagen sul clima sta fallendo.Domani i leader mondiali si riuniranno per avviare negoziazioni senza precedenti di 60 ore. Ognuno di loro dovrà decidere se farsi avanti da eroe o mandarci tutti alla rovina. Ma loro faranno azioni concrete solo se lo faremo anche noi. In tutto il mondo un movimento globale sta prendendo forma in vista di questo momento. Ora è il momento per un ultimo, enorme sforzo - con una richiesta pubblica a livello globale di un accordo che fermi il catastrofico cambiamento climatico. Nelle prossime 72 ore possiamo mettere insieme la petizione piú imponente della storia.
Io ho già firmato, chi volesse farlo (forza!) può cliccare qui.