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Black and Gold

'cause if you're not really here 
then the stars don't even matter 
now i'm filled to the top with fear 
but it's all just a bunch of matter 
'cause if you're not really here 
then i don't want to be either 
i wanna be next to you 
black and gold 
black and gold 
black and gold 


(Black and Gold - Sam Sparro)


Nel preparare la mia playlist sull'i-Pod per andare a correre, ieri mi sono imbattuta in questa canzone, che mi ha riportato ai tempi in cui abitavo quasi in centro andavo felicemente a correre al Parco Sempione. Ora che al massimo posso andare a correre al Parco Nord (bellissimo eh, per carità, ma un po' distantino dal centro di Milano e da tante cose che amo), l'ho voluta reinserire per ricordarmi di quei momenti.
Black and Gold è anche il titolo perfetto per questo post e per questi dolci che sto per presentarvi, che sono stati realizzati sia col cioccolato fondente che col cioccolato bianco, ma la ricetta è assolutamente la stessa e anzi, la ricetta black nasce da uno dei soliti pasticci che mi caratterizzano.
Avevo adocchiato questa ricetta su Fresh and Fast (di cui non dirò mai abbastanza bene) già a giugno e non vedevo l'ora di farla. Così ho acquistato tutto l'occorrente e mi sono messa a prepararlo. Solo che mentre il burro stava già fondendo a bagnomaria, mi sono accorta che avevo comprato il cioccolato bianco con dentro le nocciole intere, che non si prestava affatto a essere fuso insieme col burro. Così ho ripiegato a gran velocità sul cioccolato fondente, seguendo il resto della ricetta senza variarla e producendo comunque un risultato molto soddisfacente.


dolce cioccolato, cocco, lamponi

Ma ormai mi era venuta la fissa, perciò ho deciso di riprodurlo anche nella versione originale, col cioccolato bianco. Non l'ho ancora assaggiata però: l'ho portata in ufficio per uno spuntino con le colleghe, ma il profumo promette molto bene.

dolce lamponi, cioccolato bianco, cocco
(perdonate la foto, l'ho scattata stamattina con la luce infelicissima del triste clima milanese)

Ingredienti
125 gr di cioccolato (o bianco o fondente, scegliete voi)
125 gr di burro
125 gr di farina autolievitante (io ho usato quella normale + mezza bustina scarsa di lievito)
90 gr di cocco disidratato
2 uova
150 gr di zucchero
una vaschetta di lamponi (125 gr)

Fondete insieme il cioccolato con il burro a bagnomaria e quando si sono sciolti aggiungete lo zucchero mescolando bene. Versate il contenuto in una ciotola, aggiungete la farina e il cocco e amalgamate. Aggiungete le due uova leggermente sbattute e da ultimo i lamponi mescolando pochissimo e molto delicatamente.
Versate l'impasto in una teglia da 13x26 cm rivestita di carta forno e infornate a 180°C per 40 minuti.

Mi sa che ora chiamo le mie colleghe per l'assaggio: non resisto più con questo buon profumino in ufficio!

Che hai fatto in tutto questo tempo?

Quando abitavo da sola, un anno e mezzo fa, mi sembrava facessi un sacco di cose. Andavo in palestra almeno due (ma spesso tre) volte la settimana. Uscivo tutti i martedì con la mia insegnante di pilates. Mi vedevo spesso con l'amico Metroicon. Vedevo moltissime mostre. Andavo perfino a ballare e leggevo un sacco di libri.
Ora riesco ad andare in palestra solo una volta la settimana, due in rari casi, tre credo di non avercela mai fatta. Non esco più con la mia insegnante di pilates (che peccato, ci divertivamo tanto). Metroicon lo vedo pochissimo (poi va be', ora si è trasferito a Parigi, è un altro discorso), non parliamo di andare a ballare (grasse risate in sottofondo). Mostre, per fortuna quelle a cui tenevo di più sono riuscita a vederle. La cosa che mi spiace di più però è che sto leggendo pochissimo, anche se non smetto di comprare libri (prima o poi mi crollerà addosso la libreria e pace, sarà tutto finito, è stato bello, eccetera) e quello sì, mi manca parecchio, devo trovare il modo di ritagliarmi uno spazio lettura.
L'altro giorno mi sono domandata, visto che non faccio più tutte quelle cose, allora cosa faccio. E in quel momento sono stata felice di avere un blog di cucina, perché posso guardarmi indietro, rileggere l'archivio e dirmi: "Ho cucinato".
Ma non cucinato come cucinavo prima: ho fatto cose che non pensavo mai sarei stata in grado. La marmellata di zucca e il dulce de leche. La focaccia. I biscotti salati. I regali di Natale con le mie manine. I rotoli dolci e i cake salati. Le meringhe.
E le brioche, con le quali abbiamo fatto colazione sabato mattina ed è stata una delle colazioni migliori della mia vita.
brioches
Brioche della colazione secondo la ricetta del corso di lievitati della Cucina Italiana
(quanto mi son divertita al corso!)
Ingredienti
250 gr di farina forte (io ho usato la Farina d'America del Mulino Spadoni)
2 uova
75 gr di burro morbido
25 gr di latte
1 cucchiaino di malto
50 gr di zucchero
un pizzico di sale
10 gr di lievito di birra
facoltativa: marmellata (io ho usato quella di ciliegie, che adoro)

Sciogliere il lievito di birra nel latte a temperatura ambiente e successivamente aggiungervi il malto. Versare nell'impastatrice la farina, lo zucchero, il composto di latte e lievito e avviare la macchina a velocità bassa. Aggiungere gradatamente le uova e il burro a pezzettini e far andare la macchina per 20/25 minuti, fino a che il composto non si stacca dalla ciotola. A questo punto aggiungere il sale, farlo amalgamare e spegnere.
Far riposare per un'ora a temperatura ambiente, poi stendere l'impasto, piegarlo in 4 (io ho usato le pieghe classiche della sfoglia, ma onestamente non ricordo come ce l'abbia fatto piegare al corso) e far riposare in frigo per almeno 1 ora.
Terminato questo tempo stendere l'impasto a circa 2/3 mm di spessore, tagliare dei triangoli, tirare un po' le punte e arrotolarli su se stessi a forma di cornetto (a questo punto ci vorrebbe un video, io non l'ho girato, ma credo che su youtube si trovino facilmente). Se vi piacciono con la marmellata, come a me, la marmellata va posta sulla base del triangolo da arrotolare.
Se intendete congelare le brioche, come ho fatto io, questo è il momento. Altrimenti fatele lievitare al caldo per circa un'ora e mezza e infornate a 200 gradi per circa 15 minuti.
Con queste dosi ne vengono circa una ventina (piccole però: io e il moroso ne abbiamo mangiate due a testa), per questa ragione e anche per il fatto che le avevo fatte un pomeriggio, io le ho congelate, dividendole in sacchetti appositi. La sera prima di mangiarle (è stasera! è stasera!) le ho tirate fuori dal freezer e le ho lasciate scongelare sulla placca del forno spento (coperta di carta forno). La mattina dopo erano perfettamente scongelate e lievitate e le ho cotte come da ricetta per 15 minuti a 200 gradi.
E anche domani a colazione: brioche!

Attenzione: questi non sono i cornetti sfogliati. Quelli sono molto più impegnativi, li rimando a un altro pomeriggio, spero presto.

Avanzi di lusso

Quando venerdì scorso ho annunciato che la sera sarei andata a un corso di zuppe della Cucina Italiana non sono stata precisa. Ci sono andata sì (la zuppa gallurese! non vedo l'ora di rifarla!), ma anche sabato ero lì per un corso di dolci lievitati, durato dalle nove e mezza del mattino (che levataccia) fino alle quattro e mezza del pomeriggio, senza quasi interruzioni. Mi è piaciuto un sacco, non vedo l'ora di riprodurre a casa alcune delle ricette che ci hanno insegnato (il kranz comunque no, non se ne parla proprio). Ho perfino tirato la sfoglia, chissà che d'ora in poi io non diventi una produttrice di pasta sfoglia casalinga.
Inoltre ho anche conosciuto delle ragazze simpaticissime, tra cui anche una food-blogger (il mondo è piccolo), con un blog delizioso dedicato al riciclo degli avanzi, che ho già inserito nella mia bacheca.
In onore della nuova conoscenza, che spero di reincontrare presto, ho dato una risposta alla domanda: "Cosa si fa con gli albumi avanzati?" (credo che nel corso abbiamo avanzato qualcosa come dodici albumi). Mentre tutti rispondevano "le meringhe" io ho risposto "i brutti e buoni".
Certo, come riciclo è un po' lussuoso, ma a me le meringhe non piacciono molto e questi dolcini danno una soddisfazione tale che non esito a proporveli.
C'è anche da dire che il nome mi fa molto gioco, così non mi devo neanche scusare per la foto orribile (che volete, a Milano c'è un tempo che non si distingue la notte dal giorno).
Faccio una precisazione: quelli che vedete nella foto sono enormi e hanno una forma assurda. Le ragioni sono due: la prima è che ci andavano più nocciole e mandorle, ma io di più non ne avevo, la seconda è che per fare i primi ho usato un cucchiaio e questo spiega le dimensioni assurde. Quando me ne sono resa conto ho usato un cucchiaino e infatti erano più dignitosi, ma non ho potuto fotografarli in quanto trovasi ormai dentro la pancia dei genitori e del fratello del moroso.
La ricetta l'ho trovata su Sale e Pepe di marzo 2009 e l'ho riadattata, perché l'avevo già provata una volta e non ero rimasta perfettamente soddisfatta. L'originale cuoce la meringa a bagnomaria e usa più zucchero di quanto ne piaccia a me. Il resto delle dosi è invece perfetto e mi rammarico di non aver avuto più mandorle e nocciole: sarebbero venuti ottimi.
Brutti e buoni
brutti e  buoni
Ingredienti
150 g di mandorle pelate e tostate (io ne ho usati 100 gr)
150 g di nocciole tostate (io ne ho usati 100 gr)
200 g di zucchero
3 albumi
un cucchiaino raso di cannella in polvere
nocciole e mandorle a lamelle a piacere per decorare

Tritate grossolanamente le mandorle con le nocciole e metà dello zucchero. Montate gli albumi a neve con le fruste elettriche,incorporando man mano lo zucchero rimasto per ottenere una meringa lucida e soda. Amalgamate alla meringa il trito di frutta secca e la cannella, mescolando con movimenti delicati dal basso verso l'alto. Formate dei dolcetti del diametro di 3 cm con un cucchiaino direttamente su una piastra coperta di carta forno, decorate con una nocciola e qualche lamella di mandorla e cuocete nel forno caldo a 140° per 30 minuti.

Nota: so che molti credono che questo sia un dolcetto tipico piemontese, ma in realtà provengono da Gavirate, in provincia di Varese (lo giuro: gli zii del moroso sono di Gavirate e ce li portano sempre), come potete vedere dal link che vi ho messo sopra.

Sui concetti del risparmio

L'altro giorno si commentava scherzosamente col moroso che da quando sono andata a vivere con lui esco molto meno la sera e non frequento più "locali pieni di minorenni" (mamma mia com'è vero, io alla loro età alle undici ero già sotto le coperte, loro si preparano per uscire) e lui ha commentato che questo è un ottimo modo per risparmiare.
"Non so", ho commentato, "adesso sto a casa a cucinare e riempio la casa di libri di cucina."
E lui: "Ma i libri di cucina ti restano, mentre un gin lemon dopo che l'hai bevuto è andato."
E io: "Ma sai quanti gin lemon mi potevo bere con i soldi che ho speso per l'Artisan?"
Che poi a me neanche piace il gin lemon. Comunque questa cosa dei libri di cucina è vera: recentemente, scatenata dal 3x2 di Bol.it, ne ho ordinati un sacco, spendendo delle cifre vertiginose che una volta avrei destinato a un paio di scarpe col tacco (giuro, ieri in un outlet ho visto un paio di scarpe di Jimmy Choo che costavano come le mie ultime spese libresche, peccato che non avessero il mio numero, erano deliziose).
Be', insomma, visto che tanto non avrei saputo dove andare con ai piedi un paio di sandali fucsia (non è vero, ma in qualche modo devo pur consolarmi), tanto vale sfruttare i libri che abbondano tra i miei scaffali.
Tra questi troneggia Classici moderni vol. 2 di Donna Hay, che onestamente desideravo da un sacco e che avevo anche regalato a una zia per Natale.
Così l'altra sera, che avevo il forno ancora caldo per averci cotto il pesce, finita la cena l'ho tirato fuori e mi sono messa a preparare questi tortini, che secondo me avrebbero bisogno di alcuni aggiustamenti, ma che sono venuti buonissimi lo stesso. Il moroso dice che sanno di "brutti e buoni". Io purtroppo a colazione ne posso mangiare solo mezzo, non vi dico, ora che sono qui col mio the verde senza zucchero, quanto stia sognando l'altra metà!
Tortini al caffè di Donna Hay
tortini al caffè di donnahay
Ingredienti
100 gr di burro ammorbidito
225 gr di zucchero (a posteriori direi che non ne metterei più di 200)
3 uova
170 gr di farina
2 cucchiaini di lievito
30 gr di nocciole in polvere
1 tazzina di caffè

Buttare tutti gli ingredienti dentro l'artisan (in qualche modo lo dovrò pur sfuttare, ora che ho smesso di bere i cocktail) e impastare finché non si amalgamano. In mancanza, si può comunque impastare tutto dentro una ciotola qualsiasi con un cucchiaio di legno. Versare l'impasto in 10 stampi da muffin da 125 ml e cuocere per 20 minuti in forno già caldo a 180°C.
Attenzione: verificate bene la capienza dei vostri stampi da muffin. I miei erano più piccoli e parte dell'impasto, crescendo, è colata sul fondo del forno. A posteriori direi che vengono fuori dodici tortini con gli stampini da muffin tradizionali italiani.
La ricetta completa prevedeva di versarci sopra una ganache al cioccolato. Io non ho neanche in casa la panna per fare la ganache e tanto non mi pareva il caso di aggiungere ulteriori calorie a questi dolcetti che già mi paiono ben provvisti anche così. E poi sono buoni lo stesso.